L'Opinione di Marco Lombardi: Confusi e infelici


Ad addentrarsi nella selva dei provvedimenti a favore della famiglia si perde il capo. C’è il bonus bebé, erogato dall’INPS. L’assegno per il familiare separato con figli, versato dal Tribunale.

Il fondo per la non autosufficienza e i progetti per la vita indipendente sono invece di competenza dei Comuni, da non confondere con i contributi per i caregiver familiari professionisti stanziati dall’INPS, a loro volta distinti da quelli per i caregiver non professionisti, coniugi e conviventi, che dovrebbero rientrare nella futura legge di bilancio. E' tutto? Neanche per sogno. Scorrendo l’elenco troviamo ancora: il fondo per l’accesso al credito a sostegno della natalità (Presidenza del consiglio dei ministri); la mai decollata ma ancora vigente Carta per la famiglia (Comuni); il reddito per l’inclusione sociale, il premio alla nascita altresì detto bonus mamma, il buono nido e il voucher per l’asilo (INPS). La lista è incompleta, ma basta a saggiare lo stato confusionale in cui verte il sistema di welfare italiano. Un tempo tutte le misure a sostegno della famiglia e dei soggetti più deboli, che non rientrassero nelle voci della busta paga o negli assegni previdenziali, erano intestate ad un unico ente, il Comune, nonché finanziate con il solo Fondo per le politiche sociali. Negli ultimi anni si è invece assistito allo spezzettamento sia della competenza tra enti diversi, sia del fondo unico e certo di parte corrente in una moltitudine di micro finanziamenti straordinari e limitati nel tempo, che altra logica pare non avere se non quella di offrire al governo di turno l’opportunità di spot propagandistici. Il quadro si complica introducendo il ruolo delle associazioni private caritatevoli, cui lo Stato appalta di fatto servizi di assistenza, quali ad esempio i centri di ascolto o i punti di raccolta e distribuzione di generi di prima necessità, secondo criteri che non di rado racchiudono in sé il meno nobile fine della clientela politica. Un tempo chi aveva bisogno dell’aiuto dello Stato si recava nell’ufficio politiche sociali del proprio Comune di residenza e otteneva le, seppur parziali, risposte necessarie, oggi non gli resta che aspettare la prossima manovra finanziaria e sperare di rientrare nella mance di fine anno, ferma restando l’adozione dei relativi regolamenti attuativi e qui però la pazienza, che è la virtù dei forti, lo è assai meno degli affamati. 

 Marco Lombardi
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