L'Opinione di Marco Lombardi: Spiriti selvaggi nell'Europa delle regole


L'Italia è il terzo maggior contribuente al bilancio dell'Unione Europea, come ci viene spesso ricordato da chi ci vorrebbe più slegati dalle politiche di Bruxelles. Nella campagna elettorale delle prossime politiche ciò verra spesso ricordato agli elettori, omettendo però il rovescio della medaglia e cioè che il nostro paese è al contempo il secondo maggior destinatario dei fondi strutturali europei per politiche di sviluppo agricolo, regionale e di coesione sociale.

Destinatario ma non beneficiario, visto che solo un terzo dei suddetti finanziamenti risulta assegnato ad una qualche politica pubblica e appena il tre per cento già speso. La media europea di utilizzo dei suddetti fondi non è molto più alta, ma comunque noi risultiamo fra i meno virtuosi (ventriteesimi su venticinque Stati membri) nel saper mettere a frutto questo tesoro di risorse disponibili e così finiamo per perderle in larga parte. I perché di questa incapacità sono tanti e in parte imputabili all'eccesso di burocrazia richiesto da Bruxelles. Ma molto dipende dall'incapacità della nostra pubblica amministrazione e della nostra classe politica, nel saper utilizzare contributi pubblici che per essere spesi richiedono doti di programmazione, progettazione, raggiungimento degli obiettivi nei tempi previsti e soprattutto gestione trasparente, fino all'ultimo scontrino rendicontato. L'Italia delle spese allegre, che hanno fatto lievitare il debito pubblico alle attuali insostenibili dimensioni, è infatti allergica a questi criteri di buon senso prima ancora che di efficacia. Si preferisce così non spendere, piuttosto che legarsi al controllo di autorità indipendenti, alle responsabilità di vedersi addebitare il prezzo di decisioni sbagliate, disorganizzazione, opacità nel come e a favore di chi si spende. Ci fa così molto più comodo sbraitare che i soldi nostri ce li teniamo noi e che ce li spendiamo come ci pare e piace, il che però, per quanto funzionale alle logiche di gestione del consenso in un paese molto, molto complicato, spesso si dimostra in aperto contrasto con l'interesse generale e il progresso della nostra società.
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