Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: La compassione mancata


“È di solidarietà e di compassione che c'è bisogno, amico mio ”: è il verso di una dolcissima ballata, “ Sympathy ” (dei Rire Bird), erano gli anni ’70. Quel verso è quanto mai attuale, in un momento fra i più drammatici che queste generazioni abbiano mai attraversato. Siamo stati per decenni nelle mani di speculatori, e siamo ostaggi del malaffare con la perversa declinazione di una gestione comune del bene.

La ottusa visione di un uomo che negli ultimi vent’anni, facendo solo i suoi affari, ha predicato di preservarci dai comunisti (e chi erano: D’Alema-Fassino-Veltroni- Prodi...?), inducendoci in una ossessione che ha imbavagliato il senso dello Stato. Quel che è peggio è che ci ha resi succubi di un mondo edulcorato che la televisione (non solo la sua) ha interpretato e perpetrato come un vangelo apocrifo della ricchezza. Oggi e solo oggi ci riscopriamo più poveri, con uomini nuovi che nuovi non sono stati, grazie a quel malaffare diffuso sedato dalla politica di presunti buonisti. I prosatori della distrazione di massa hanno compiuto la deleteria opera del nostro asservimento interiore. Proclamare “la stupidità dei manager sarebbe stato il primo atto di future rivolte”; lo scriveva quasi un secolo fa un libero pensatore britannico. Poi vennero i “tecnici” chiamati a soppiantare la deficienza e l’incapacità di quanti si son fatti eleggere per fare il bene comune. Falliti, o come chiamarli altrimenti? Ci hanno traditi tutti, con la loro inettitudine. Il “giovanilismo” del politico asservito o alleato alle banche. E poi si è messa anche una parte della Chiesa, a dispetto di quelle migliaia di sacerdoti che svolgono coscientemente la propria missione: il vecchio truffatore don Luigi Verzé e i suoi epigoni asserviti ci hanno derubato di beni e di ideali, tradendo lo spirito di Don Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. Altro che “ cum-patire ”, altro che solidarietà umana. Li dovranno avere sulla coscienza quei giovani, sempre più disperati. Intanto il teatrino riapre, con l’occupazione costante della televisione di stato e di tutti i canali commerciali che ambiranno quindi a saltare sul carro del vincitore: la campagna per il nuovo governo (improbabile, vista la nuova legge elettorale) si è aperta. In quanti andranno a dare il loro consenso? Sempre meno, si prevede. Altro che cum-patire . Oggi più che mai “di compassione c’è bisogno, amico mio...” Ma quale coscienza toccherà? 
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