Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cinepanettoni, si chiude il cerchio?


Già l’espressione è nauseabonda in sé: unire in un neologismo il cinema e il panettone che si mangia a Natale appare una sorta di ossimoro, a partire dalla idea del consumo. Eppure la tradizione da decenni voleva che il periodo festivo per eccellenza portasse sempre più persone nelle sale, per momenti di svago, con commedie piene di risate e, per i più piccoli, storie commoventi e cartoni animati.
Ed ora, dopo trentacinque stagioni dal primo “Vacanze di Natale” diretto da Carlo Vanzina (figlio del mitico Steno), con un incasso allora record di quasi tre miliardi di lire, il cerchio pare che si chiuda sull’ennesimo film del genere, in sala in queste festività, dal titolo “Super vacanze di Natale”. Il regista è Paolo Ruffini e la produzione è ancora di De Laurentiis: un insieme delle sequenze più comiche della pluridecennale serie che vede in Boldi e De Sica, in Calà ed Abatantuono (e via discorrendo, con bellissime ragazze a fare da contorno, dalla Interlenghi alla Ferilli) un unicum di tic nazionali, di volgarità a buon mercato, machismo e talvolta presa in giro della “diversità”. Una italietta al microscopio fatta di luoghi comuni ed ammiccamenti, di allusioni e compromessi, adulteri veniali e corruttele, un po’ come sono considerati nel piccolo gli italiani. Per fortuna una parte di essi. Eppure questi film sono stati la buona sorte di quei produttori attori e registi (Neri Parenti su tutti) che portavano eserciti di amanti del cinema natalizio, e che poi lo disertavano per l’intero anno. Attori e caratteristi che la televisione fin dagli anni ’80 sdoganava e ancora continua a fare: il clamoroso successo di Checco Zalone, del resto, si inquadra proprio in questo assioma. Si è dunque alla chiusura del cerchio? Crediamo proprio di no, nel senso che comunque commediole di scarso peso continueranno ad arrivare in questo periodo (ce ne sono ben tre in sala per quel neologismo) e probabilmente continueranno ad incassare. Ma le vacanze di Natale nel senso classico non ha più rilevanza, vive di crepuscolari nostalgie se è vero che ricorre al suo passato; non avendo forse più idee. O è forse la crisi dei valori, persino di quelli scurrili di un tempo a far ripiegare su se stessi anche questo cinema? A non dare più argomenti? E’ probabile. Gli esponenti politici - spesso oggetto delle pantomime sullo schermo - sono più comici di chi lo fa per mestiere. E allora, gli epigoni minori (molto minori) dei maestri storici della grande Commedia come Risi e Monicelli, Germi, Scola, Sordi e Festa Campanile potranno pure farsene una ragione. Quanto a noi, abitanti di questa italietta , porteremo sempre nelle orecchie l’invettiva benevola di Nanni Moretti: “Ve lo meritate Alberto Sordi!!!” 

Armando Lostaglio


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