Tracce di Rocco Brancati: Maria Padula


1987, 10 dicembre. A Napoli, esattamente trent'anni fa, concluse la sua vita terrena la pittrice montemurrese Maria Padula. "...esistono, parallelamente al nostro mondo, dimensioni sconosciute che, a volte, ci catturano in maniera assai inspiegabile trasportandoci da un mondo all'altro attraverso il tempo, a volte verso il futuro ed a volte verso il passato..." scriveva in un suo racconto.


Figlia adottiva di Rosina e Nicolino Padula, ricchi proprietari terrieri (era nata a Montemurro il 12 gennaio del 1915), fin dall'infanzia venne educata ad una cultura raffinata. A Napoli frequentò il liceo artistico e l'Accademia delle Belle Arti. Di carattere irrequieto e indipendente per contrasti con il suo maestro Pietro Gaudenzi, fautore dell'arte antiretorica, lasciò Napoli e si iscrisse all'Accademia di Firenze dove insegnava Felice Carena uno dei maestri del realismo italiano. Conobbe l'artista irpino Giuseppe Antonello Leone che diverrà suo compagno di vita. In quel periodo approfondì i temi legati alla realtà meridionale attraverso una pittura narrativa. Nella sua casa a Montemurro ospitò personalità come Sinisgalli, Scotellaro, Manlio Rossi Doria. 



Agli inizi degli anni Cinquanta i coniugi Padula-Leone fecero parte di un movimento culturale che si proponeva il riscatto del Mezzogiorno sia da un punto di vista economico che culturale. Giuseppe Antonello Leone fondò a Potenza l'Istituto d'Arte e a partire dal 1966 e fino al 1973 Maria Padula insegnò "disegno dal vero" impegnandosi comunque in attività politiche e in eventi "quasi insurrezionali". Posizione questa che venne contrastata dai notabili democristiani i quali emarginarono Antonello Leone esautorandolo dal suo incarico di preside dell'Istituto d'Arte. Una ferita mai sanata. 



L'attività di Maria Padula si intensificò a Napoli: nonostante mamma di 4 figli insegnò, dipinse, scrisse romanzi, saggi e articoli, partecipò a numerose mostre collettive. Il suo romanzo "Il paese è paese d'inverno" vinse nel 1973 il primo premio al concorso indetto dal circolo "La Torre" di Atella diretto da Lorenzo Lupo (padre dello scrittore Giuseppe Lupo). 



La commissione era presieduta da Carlo Alianello. Seguirà "Il traguardo" nel 1976, "L'uovo del cuculo" nel 1986, "Il vento portava le voci. Storia di una ragazza lucana" sempre nel 1986. L'impegno di Maria Padula si manifestò soprattutto nel campo sociale e politico sulla "questione femminile" a difesa dei diritti delle donne. La storica e critica d'arte Mariadelaide Cuozzo nella sua voce per l'Enciclopedia Treccani sottolineò che Maria Padula "durante le estati trascorse a Montemurro, a contatto con l'intensa luce meridionale e con luoghi e persone che le appartenevano profondamente, si immergeva completamente nel lavoro, realizzando tele raffiguranti paesaggi lucani e contadini e raggiungendo progressivamente un proprio linguaggio, fondato tanto su rapporti tonali fra colori luminosi, limpidi e trasparenti...".
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