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Tracce di Rocco Brancati: Michele Giacomino - scultore


1938, 19 dicembre. In Messico, a Monterrey muore lo scultore potentino Michele Giacomino. E' nella bottega del padre, scalpellino, che nacque la sua passione per la scultura. Solo a vent'anni nel 1882 (essendo nato il 30 marzo del 1862) si iscrisse alla scuola Regia d'Arti e Mestieri istituita a Potenza il 22 gennaio del 1880 (con R.D. n.5265) intitolata ad Antonio Busciolano.

Qui frequentò i corsi serali di scalpellino e di decoratore segnalandosi per il suo talento, premiato con medaglia d'oro della Camera di Commercio. Grazie alla donazione di un anonimo filantropo e ad una borsa di studio della Deputazione provinciale della Basilicata continuò gli studi a Napoli nel Regio Istituto delle Belle Arti, allievo tra gli altri dei corregionali Giuseppe Pisanti, architetto originario di Ruoti (tra i progettisti del Teatro Stabile a Potenza), e del pittore Vincenzo Marinelli di San Martino d'Agri. Nella città di Domenico Morelli, Filippo Palizzi e del venosino Giacomo Di Chirico i primi successi di Michele Giacomino premiato con medaglie ed encomi. 


Fu proprio Palizzi, presidente di una commissione che premiò il giovane scultore a segnalarlo ad una delegazione cilena in visita nel Regio Istituto delle Belle Arti. A Santiago nel 1891 i primi due anni lo videro impegnato nella realizzazione di sculture mortuarie nelle cappelle gentilizie fino a quando, nel 1893 gli fu affidata la direzione dell'Esposizione Internazionale d'Arte. 


Di particolare interesse, in questo ruolo, furono le sculture che realizzò per cinque carri allegorici dedicati ad altrettanti grandi musicisti italiani: Guido d'Arezzo, Palestrina, Monteverdi, Rossini e Verdi. "Giacomino presentò alla Esposizione stessa un "leone" simbolo di vittoria eseguito in soli 15 giorni per una gara avuta con un altro scultore il quale per sei mesi continui aveva febbrilmente lavorato. Giacomino vinse la gara, il suo leone venne comprato dal governo cileno ed egli ottenne la nomina a professore della locale Accademia delle Belle Arti" (si legge sul numero 2, anno I, settembre-ottobre 1924 di "La Basilicata nel mondo"). 


Richiamato in Italia a Potenza dal padre in fin di vita nel 1899 Giacomino continuò a realizzare pregevoli sculture come i busti di Umberto I, di Felice Cavallotti, del giureconsulto Antonio Rinaldi e di un bambino potentino morto prematuramente, Eduardo Mancinelli. Tornò come professore di plastica ornamentale e figura decorativa nella sua vecchia scuola d'Arti e Mestieri di Potenza dove rimase per il biennio. Nel 1901 ripartì per le Americhe e a New York fu conteso dai grandi antiquari nella realizzazione di decorazioni classiche italiane del Cinquecento. Di lì passò a L'Avana a Cuba e poi in Messico. A Merida di Yucatan fondò, su incarico del governo, l'Accademia notturna d'arti e mestieri. Infine in America latina fu impegnato nella realizzazione di importanti lavori: nel teatro Péon Contreraj, l'arco trionfale dei cubani dedicato al presidente della repubblica generale Porfirio Diaz, il teatro dell'Indipendenza. Fu anche chiamato a realizzare altri lavori negli Stati Uniti a San Antonio nel Texas. Considerato un italiano di "chiara fama" su proposta del Ministro Sonnino ottenne con decreto la nomina a cavaliere della Corona d'Italia nel 1916. Su "La Basilicata nel mondo" (numero 1, anno 1 - luglio-agosto 1924) venne pubblicato un primo articolo dedicato al famoso scultore in occasione del suo ritorno in italia. "Trovasi da alcuni giorni, a Potenza, sua città natale, il celebre scultore cav. don Michele Giacomino che nelle lontane americhe, con la potenza suggestiva della sua arte meravigliosa, è riuscito ad affermarsi oramai in maniera sicura e non dubbia nel vasto e difficile campo dell'arte americana, dove, come si sa, la scultura specialmente, facendo passi prodigiosi, occupa oggi nel mondo, uno dei posti di vera preminenza..." Michele Giacomino tornò un'ultima volta a Potenza nel 1935. Tre anni dopo morì all'età di 76 anni a Monterrey in Messico.

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