TRACCE di Rocco Brancati: Orazio Aurelio Gavioli - giornalista


1934, 3 dicembre. A Potenza nasce Orazio Aurelio Gavioli. "A fine anno Scalfari scrisse a tutte le redazioni e gli uffici di corrispondenza (circa 200 giornalisti e 80 impiegati) una lettera di encomio e di ringraziamento. Repubblica era cresciuta di altre 30.000 copie al giorno, all'incirca quante ne aveva perdute il Corriere della Sera..." (Franco Recantesi, La mattina andavamo in piazza Indipendenza: la nascita de la Repubblica", RCS, Milano 2016) Al successo del giornale aveva contribuito Orazio Gavioli che aveva inventato una diversa filosofia per le pagine di cultura e spettacoli.

Tra le tante "innovazioni": gli articoli sugli eventi erano di presentazione piuttosto che di commento. Il lettore andava indirizzato sugli spettacoli da vedere. Quasi tutti i redattori sapevano che per acquistare un album musicale o scegliere un film dovevano rivolgersi ad Orazio. Il suo grande talento si era manifestato molti anni prima, ai tempi del liceo a Potenza. Uno dei suoi compagni più cari, Luigi Luccioni ricordò di quella volta che Orazio fu chiamato a leggere un brano de "I promessi sposi" per commentarlo davanti la classe. 

Ebbene la sua "interpretazione" fu talmente coinvolgente che tutti i compagni rimasero ammutoliti. Alla fine la professoressa di lettere lo congedò senza fargli dire altro "Bravo! 9, puoi tornare al tuo posto". Orazio Gavioli l’intellettuale dalle mille culture “è stato – scriveva Beniamino Placido – un uomo colto, di grande esperienza, di un’assoluta onestà intellettuale, un personaggio al tempo stesso riservato ed austero”. Autore teatrale e cinematografico, conduttore e regista di programmi radiofonici e giornalista, si era trasferito a metà degli anni Cinquanta a Roma per frequentare la facoltà di medicina dove iniziò a scrivere per diverse testate giornalistiche come “La fiera del cinema”, “L’Espresso”, “Il Mondo” e “Nord e Sud”. Profondo conoscitore del medium radiofonico collaborò a lungo con la Rai curando tra gli anni ’70 e ’80 i testi e l’allestimento di fortunate trasmissioni radiofoniche come “Spettacolo off” (1969-70) insieme a Maurizio Costanzo, “Gratis” (1973-74), “Ma guarda che tipo” con Stefano Satta Flores (1974), “Dolcemente mostruoso” con Paolo Villaggio (1975), “Tutti insieme alla radio” (1976), Quello stesso anno condusse “Spazio Tre”, settimanale d’informazione radiofonico di Lettere, Arti e Spettacolo. All’uscita del quotidiano “la Repubblica”, sempre nel 1976, Eugenio Scalfari gli affidò le pagine degli Spettacoli che, grazie a lui, divennero in breve un punto di forza del giornale. Già dai tempi del liceo, nel 1952 in terza C, aveva manifestato un forte interesse per il teatro. 


Per desiderio del padre, Federico, noto ed apprezzato medico-chirurgo ma anche poeta e letterato, che aveva fondato a Potenza la clinica Gavioli, si era poi iscritto alla facoltà di medicina, ma continuò ad interessarsi di teatro dimostrando un grande talento. Nel gennaio del 1953 la stampa locale titolò: “Spettacolo filodrammatico del centro universitario”. “Ha avuto luogo nel teatro Stabile la preannunziata prima recita del complesso filodrammatico recentemente costituito in seno al Circolo Lucano Universitario…Orazio Gavioli, questo giovane pieno di talento e di doti interpretative tali da far dimenticare a chiunque che si tratta di un dilettante”. Nel 1947 venne rappresentato al teatro Stabile di Potenza “La guerra spiegata ai poveri”, prima commedia di Ennio Flaiano, con la regia di Giandomenico Giagni. 


Il giovane Orazio ne restò affascinato tanto da decidere di perseguire un unico obiettivo: diventare autore teatrale. Più tardi, studente di medicina suo malgrado, si immaginerà patologo ma anziché di quella branca di medicina che si occupa dello studio, della cura e della prevenzione delle malattie, penserà ad un teatro nuovo con Giuseppe Pedota, un artista di Genzano di Lucania suo coetaneo che in occasione delle prime libere elezioni dopo la guerra, aveva disegnato grandi murales in piazza Sedile a Potenza. Questo suo “sogno” da ragazzo si concretizzerà fin dal 1961, quando scriverà una nuova sceneggiatura del film “I due nemici” interpretato da Alberto Sordi con la sceneggiatura di Luciano Vincenzoni, famoso “Script doctor”.. Fu spesso uno scrittore fantasma, un ghost writer, uno scrittore in ombra per necessità. Dopo l’improvvisa morte del padre (la famiglia fu costretta a vendere anche la casa dove abitavano) diventò un autore professionista pagato per scrivere libri, articoli, storie e pubblicazioni. Riservato fin da giovane difficilmente si confidava con gli amici e tra questi il poeta Vito Riviello o il futuro medico chirurgo Luigi Luccioni. In seguito con l’amico Corrado Augias scriverà la monografia “Storia di un tiranno. radiografia analitica di uno dei più discussi protagonisti della cultura italiana di questi anni: il regista teatrale” dedicato a Giorgio Strehler. Con Maurizio Scaparro collaborerà a lungo per il teatro popolare e per il film su Rocco Scotellaro fino al 1991 quando insieme si occuparono della sceneggiatura ( a firma di Rafael Azcona alias Scaparro e Orazio Gavioli) del film provvisoriamente intitolato “Cadaques 1927” il ritratto di un’esplosione artistica di movimenti che passa attraverso i nomi di Garcia Lorca (interpretato da Antonio Banderas), Dalì e Bunuel, rimasto incompiuta. Il periodo più importante nella vita di Orazio Gavioli è legato ai 20 anni de quotidiano “La Repubblica” (1976-1996). Scrive Paolo d’Agostini nella prefazione ad un saggio monografico che pubblicherò quanto prima. “Ho lavorato sotto la direzione di Orazio Gavioli per circa vent’anni. L’ho conosciuto all’inizio del 1976, non ricordo esattamente se prima o dopo il 14 gennaio, giorno del primo numero di “la Repubblica” in edicola. Comunque lui aveva da pochissimo assunto l’incarico di capo della redazione Spettacoli. Orazio era un gran affabulatore, un capo premuroso, attento, capace di cogliere inclinazioni e talenti e valorizzarli o comunque adoperarsi a questo fine. Ma contemporaneamente anche un capo esigente e severo, anche molto severo. Orazio non ammetteva impreparazione e incompetenza. Modalità aristocratiche forse, che affondavano le loro radici intanto nella vasta cultura dell’uomo e poi anche in un’identità professionale dove gli specifici strumenti dell’informazione si confondevano con la profonda conoscenza, con l’immersione negli ambiti – il cinema, il teatro che per la sua formazione aveva contato moltissimo – sui quali l’informazione doveva esercitarsi. Le pagine Spettacoli di Repubblica, quelle create da Gavioli, si affermarono rapidamente come un modello da imitare, come un riferimento imprescindibile. Orazio ha contagiato tanti coleghi compresa una carissima collega che ci ha recentemente lasciati, Maria Pia Fusco, persona assai cara ad Orazio. Le cose oggi vanno avanti, cambiano, non sempre in meglio e la cosa giusta non è ritrarsi e disprezzare ma esserci e non rinunciare a dire la propria su qualcosa che comunque ti è appartenuto, ti appartiene e apparterrà sempre e nessuno potrà cancellarlo. Ecco, Orazio alla fine, aggravato dalle preoccupazioni di salute, credo che abbia rinunciato a rivendicare qualcosa che era assolutamente anche suo, da gran protagonista e che nessuno mai potrà sottrargli”.


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