TRACCE di Rocco Brancati: Rocco Scotellaro


1953, 15 dicembre. Quel giorno un infarto stroncò la vita, a soli trent'anni, del poeta Rocco Scotellaro. Si trovava a Portici dove era stato chiamato da Manlio Rossi Doria (si erano conosciuti nel 1946) per svolgere, in seno all'Osservatorio di Agraria, un'inchiesta di sociologia rurale. Sette mesi dopo la morte fu pubblicato "Contadini del Sud" con prefazione dello stesso Rossi Doria che ne fece dono all'allora Ministro della Pubblica Istruzione Antonio Segni il quale scrisse una recensione su "Il Corriere dell'Isola" il 13 ottobre del 1954.

L'anno dopo Pietro Nenni in un editoriale sulla prima pagina dell'"Avanti" commentò: "L'attribuzione del Premio Viareggio a Rocco Scotellaro è stata un'affermazione culturale e politica di grande valore che ha posto per la prima volta di fronte all'opinione pubblica il mondo contadino come protagonista di storia e di cultura. 



La giuria ha premiato il poeta di "E' fatto giorno" ma non ha potuto prescindere dall'altro libro di Rocco Scotellaro, "Contadini del Sud" che col primo fa corpo." Nato a Tricarico il 19 aprile del 1923 Scotellaro studiò in convitto a Sicignano, frequentò il liceo classico a Potenza, poi a Trento ospite di una sorella. Nel '43 fondò a Tricarico, a casa sua, la sezione del partito socialista. Il primo maggio del 1944 promosse la prima festa del lavoro. Conobbe Rocco Mazzarone, Tommaso Pedio, Tommaso Fiore e si appassionò ai temi del meridionalismo. Poeta-contadino? 



Nella sua breve vita - come disse Italo Calvino - non è stato semplicemente un meridionalista indignato in cerca di classi subalterne da redimere. Non ha perseguito il "culto del piagnisteo". Sia pure consacrato poeta della storia contadina da Levi e da Montale Rocco Scotellaro è stato un uomo colto che amava i classici greci e latini. Grazie a Manlio Rossi Doria concepì un'ambiziosa ricerca antropologica che doveva contribuire allo sviluppo di un mondo ancora governato dai padroni che reclutavano nelle piazze braccianti in attesa di misere giornate di lavoro. Rocco Scotellaro è stato per i contadini meridionali - scrisse Carlo Levi - quello che Piero Gobetti lo era stato, nel primo dopoguerra, per il mondo operaio e intellettuale del Nord. 



Importanti per la sua formazione i rapporti di amicizia con tanti intellettuali (compreso Gerardo Guerrieri) e i contatti epistolari frequenti con i suoi amici di scuola Gian Domenico Giagni e Giovanni Russo. Il suo fu un impegno nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini del Mezzogiorno: a cominciare dagli anni della passione sindacale e politica con i socialisti e fino alla sua elezione a sindaco di Tricarico, a soli 23 anni, nel 1946. I notabili agrari lo fecero arrestare per presunte irregolarità nell'amministrazione dei fondi UNRRA. 



Accusato di concussione rimase in carcere dall'8 febbraio al 25 marzo del 1950. Dopo 45 giorni fu prosciolto in istruttoria ed ebbe accoglienze trionfali quando tornò a Tricarico dove venne rieletto sindaco. Lasciò Tricarico per l'Osservatorio di economia agraria a Portici. Nel 1953 Rocco Scotellaro aveva ricevuto dall'editore Laterza l'incarico di scrivere un libro sui contadini, da condurre con rigoroso metodo scientifico. La morte all'improvviso interruppe per sempre quel suo lavoro, "Contadini del Sud" pubblicato incompleto postumo. Meno di un decennio dopo la sua morte quel mondo contadino scomparve per sempre. 



All'inizio i contadini si trasformarono in "metallagri", agricoltori metallurgici nelle industrie petrolchimiche nate all'indomani della scoperta del metano in Val Basento. Poi furono protagonisti del primo grande esodo "ma nei sentieri non si torna indietro - scrisse in una poesia - Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova, perché lungo il perire dei tempi l'alba è nuova, è nuova".


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