TRACCE di Rocco Brancati: CESARE RIVELLI


(Potenza 1 gennaio 1906 – Roma 14 gennaio 1983) 
E' stato direttore generale dell'EIAR, l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (poi RAI) durante la RSI, la Repubblica Sociale Italiana. Cesare Rivelli laureato in giurisprudenza, fu redattore di politica estera de "Il Giornale d'Italia" di Buenos Aires, del "Fanfulla" di San Paolo, della "Nuova Italia" di Porto Alegre e, in Italia, fu collaboratore di testate come la "Gazzetta del Popolo", "Il Messaggero" e "La Nazione".

Espulso dal Brasile perché sospettato di spionaggio a favore dell'Italia, lavorò in Spagna, in Finlandia e in Germania come giornalista ma sicuramente con compiti di "intelligence" dei servizi segreti. Iscrittosi al Partito Nazionale Fascista nel 1931, fu tra i più accesi propagandisti del regime. 


Aderì successivamente alla Repubblica Sociale Italiana e fu il deus ex machina, insieme a Felice Bellotti dell'emittente italiana in Germania. Il 18 settembre del '43 proprio da "Radio Monaco" Mussolini pronunciò il suo discorso sulla nascita della Repubblica Sociale Italiana dopo essere fuggito dal Gran Sasso grazie all'intervento di paracadutisti tedeschi. 


Da "Radio Monaco" Cesare Rivelli, irriducibile, continuò a trasmettere "proclami" anche nei momenti più difficili del regime fascista. 


Rispetto alla stessa "Radio Tevere" l'emittente si caratterizzò per i toni violenti e minacciosi. Corrispondente dell'EIAR da Berlino, nonchè dell'Agenzia Stefani (le famose "veline", un foglio d'ordine dattiloscritto contenente le disposizioni che il regime fascista impartiva alla stampa quotidiana e periodica) e del quotidiano "Gazzetta del Popolo" Rivelli apriva le trasmissioni con un blasfemo "Credo in..." che accentuava il noto slogan "credere, obbedire, combattere". 


Con, in sottofondo, le note di "Giovinezza" Rivelli accostava il duce a Dio. Grazie alla sua "perseveranza" si fece il suo nome quando, nel dicembre del 1943 si arrivò a riorganizzare l'EIAR ormai allo sbando. Fu quindi nominato direttore generale e Ezio Maria Gray (1885-1969) presidente.


 Del resto Rivelli poteva considerarsi un "uomo di fiducia" di Mussolini atteso che durante il suo soggiorno in Germania il duce ebbe con il giornalista lucano colloqui quotidiani, e con il quale discusse addirittura il "palinsesto", le trasmissioni giornaliere. Contemporaneamente assunse anche la direzione del settimanale "Segnale Radio" dopo la soppressione del "Radiocorriere". 


Per essere la "voce" del regime fu "condannato a morte" dai partigiani. A MIlano uno dei manifesti affissi clandestinamente evidenziava: "Avvertiamo la popolazione milanese che l'annunciatore italiano di Radio Monaco, il diffamatore dell'Italia, il denunziatore di Buozzi, di Roveda, di Alvaro ecc., è lo pseudo-giornalista Cesare Rivelli, corrispondente della "Gazzetta del Popolo", noto agente dei tedeschi, al soldo del "Propaganda Ministerium" di Berlino. 


A farne le spese fu il fratello, Vincenzo Rivelli (1920-1945) che scambiato per Cesare fu fucilato a Milano, il 13 maggio del '45. Ucciso dai partigiani a Torino, il 31 marzo, anche Ather Capelli (1902-1944) direttore della "Gazzetta del popolo" definito "una delle più ignobili figure della propaganda fascista". Appena tre giorni prima, il 28 marzo del 1944 Cesare Rivelli si era unito in matrimonio con Maria Carla Sacco. 


Alla cerimonia partecipò anche il presidente dell'EIAR Ezio Maria Gray che sarebbe stato condannato a 20 anni di reclusione e che beneficiò dell'amnistia. In seguito sarebbe stato tra i fondatori dell'MSI. 


Dopo la caduta della RSI, Rivelli fu arrestato per collaborazionismo il 5 maggio 1945. Il 10 luglio del 1946 dalla Sezione Istruttoria della Corte di Appello di Milano fu assolto per insufficienza di prove e rilasciato. 


Con lui fu rilasciato anche (tra i tanti) Antonio Piscopia nato a Potenza nel 1919 che a Dronero (Cuneo) si rese responsabile di rastrellamenti ed arresto di partigiani dei quali 4 furono fucilati. 


Entrambi beneficiarono dell'Amnistia Togliatti. Un "atto di clemenza" che fu aspramente contestato come scrive Mimmo Franzinelli nel suo libro "L'Amnistia Togliatti", Mondadori, Milano 2006 (ottenne il Premio Letterario Basilicata per la saggistica storica). 


Dopo la guerra Rivelli riprese l'attività giornalistica presso "Il Secolo XIX", svolse un'intensa attività di traduttore e realizzò la sceneggiatura di alcuni film come “Io sono il Capatazz” (1950) con Renato Rascel, “Cani e gatti” (1952), “Martin Toccaferro” (1953), “Piovuto dal cielo” (sempre 1953), e il documentario “Continenti in fiamme” (1956). 


Negli anni settanta riprese l'attività giornalistica, come corrispondente di politica estera per "L'Osservatore politico letterario" di Giuseppe Longo. Morì a Roma il 14 gennaio del 1983.










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