TRACCE di Rocco Brancati: GIAN CARLO TRAMONTANO


(Sant'Anastasia, 20 ottobre 1450 – Matera, 29 dicembre 1514) Era il 29 dicembre del 1514, un venerdì, come oggi. Le prime informazioni sulla morte del conte Gian Carlo Tramontano risalgono a Giuliano Passero che ne scrisse a Napoli nel 1785; informazioni citate da F. P. Volpe nel 1818 nelle sue "Memorie storiche profane e religiose su la città di Matera", da Cesare Malpica nel 1847, da G. Gattini nel 1882 nelle "Note storiche sulla città di Matera" e successivamente da G. Racioppi e da G. Fortunato.


Ecco cosa accadde, quel venerdì a Matera. "...Lo giovedì avanti lo detto conte fece un parlamento de' cittadini di Matera per dire che voleva ducati 24 mila, per causa che esso devo dare ad un catalano nominato Paolo Tolosa; et li detti citatini di questo stavano malcontenti: pure non possendone fare a meno dissero, che volevano fare tutto quello che era piacere di sua signorìa; ma di poi ordinaro di lo fare ammazzare; et così fu facto che era andato a messa. Et come enzìo dalla ecclesia, cioè dallo Piscopato, uno Schiavone li donai una ronca in testa et l'ammazzai; et dopo lo spogliaro in camisa...". 



L'Università (il comune) di Matera per non aver rivelato i nomi degli assassini, si assunse le proprie responsabilità e il processo giudiziario si concluse con l'obbligo di versare alla Regia Curia un'ammenda di 10 mila ducati. Reintegrata al Regio demanio, la città fu prima concessa in feudo allo spagnolo de la Layci de Ascrata e poi alla casa Orsini di Gravina fino al 1577, quando versò 48 mila ducati di riscatto. Gian Carlo Tramontano era nato a Sant'Anastasia, un paesino dell'hinterland di Napoli intorno al 1465. 
Il padre Ottaviano era un banchiere con buone relazioni con la corte. Il giovane con una personalità (pare) audace, prepotente, ambizioso, dopo un'esperienza a L'Aquila fu nominato Maestro delle Zecche di Napoli e potè siglare sulle monete d'oro e d'argento le iniziali del suo nome. La sua "scalata" al potere ebbe un'impennata quando fu creato "Eletto del popolo". Ancora oggi a Matera il Palazzo del Sedile è dove ha sede il Conservatorio Duni. 



Il Palazzo fu costruito nel 1540 e destinato alla funzione di sede delle adunanze municipali. Anche a Potenza piazza Matteotti dove ha sede il Municipio, è detta "piazza sedile" in ricordo degli antichi seggi o sedili o tocchi che erano i parlamenti delle "università". 



I rappresentanti dei "Seggi" erano chiamati "Eletti". Accanto ai seggi dei nobili (in epoca Aragonese a Napoli ve n'erano cinque) fu istituito il seggio del popolo. Il primo "Eletto" fu - come si è detto - Gian Carlo Tramontano l'8 giugno del 1495. Quando Federico d'Aragona salì sul trono, egli volle essere tra i primi a rendere omaggio al nuovo Re e alla regina Isabella Del Balzo. 
Per i suoi "servigi" alla corona ma soprattutto per rimpinguare le casse del re, pagando 60 mila ducati, chiese ed ottenne l'investitura a "conte" e nel 1497 la contea di Matera che era rimasta vacante. L'Università si oppose perché la contea di Matera faceva parte del demanio del Re e risultava agevolata nel pagamento delle tasse. 



Il Tramontano riuscì a corrompere alcuni nobili della città e il 4 giugno del 1498 partì da Napoli per raggiungere la sua Contea.Tralasciamo tutta la storia legata alla guerra tra francesi e spagnoli e delle vicende del conte per ricordare che egli cominciò a vessare i materani per i debiti che accumulava. 



"Cominciò a fare il castello ad modo del Castel Novo di Napoli, anzi più superbo, et ni fee edificare solo una facciata con un torrione grande in mezzo et uno per ciascuno lato più piccoli, a tempo che si pagava la giornata del homo sey grana et altrettanto del cavallo, et si ce spese con danno del populo ducati 25 mia, como oggi si può videre nelle scedde di notar Roberto Agato, il quale tenne conto di detta fabbrica". L'Università di Matera pagò i 25 mila ducati ma Gian Carlo Tramontano continuò a vessarli. 



Alcuni nobili e popolani si riunirono nei pressi dell'antica chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista nel Sasso Barisano in luogo detto "u pizzon du mmal consigghio" e decisero di uccidere il tiranno. La mattina del 29 il conte si recò a messa in Cattedrale seguito dai suoi soldati che lasciarono le alabarde appoggiate agli stipiti della Porta Maggiore. 



I congiurati se ne impossessarono e uno Schiavone, cioè un serbo-croato giunto in città come conciatore di pelli, lo colpì all'uscita dalla chiesa nel vicolo attualmente detto "del Riscatto" con una pesante alabarda. Il suo cadavere non fu mai trovato e secondo il Volpe fu ridotto in piccoli pezzi e dispersi.










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