TRACCE di Rocco Brancati: GIUSEPPE BRANCALE


(Sant'Arcangelo 8 gennaio 1925 - Firenze 15 maggio 1979) L'approccio revisionista al Risorgimento che fu già di Carlo Alianello con "L'Alfiere" del 1942,"Soldati del re" del 1952 ma soprattutto con "L'Eredità della Priora" del 1963 trova una conferma in Giuseppe Brancale. Anche lo scrittore di Sant'Arcangelo con il suo saggio-romanzo "Il Rinnegato" (recuperato e stampato postumo nel 2007) racconta una storia di ribellione.

L'arrivo dei piemontesi che si sostituirono ai Borbone non cambiò nulla anzi accentuò la miseria contadina. Tradti gli obiettivi di Garibaldi e tradite le speranze di riscatto delle popolazioni meridionali. Premetto, personalmente sono un meridionalista non un sudista. Storiograficamente valuto il brigantaggio post-unitario una pagina negativa della nostra storia e non sono d'accordo con quanti considerano un eroe Carmine Crocco detto "Donatelli". 



Ciò non toglie però il valore letterario dell'opera di Brancale che, con la trasposizione cinematografica del film "Terre rosse" (regia del figlio dello scrittore Giovanni e la sceneggiatura di Gaetano Russo) riacquista significato nella Basilicata di oggi dove, nonostante i progressi si continua ad andare via perché questa terra è, forse, "senza speranza". Come fu per Alianello si ipotizza una trilogia attraverso il trittico narrativo di Brancale che scrisse il romanzo "Echi nella valle" nel 1974 (la copertina fu realizzata su bozzetto di Carlo Levi) che ottenne il premio di cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, seguito da "Lettere a Michele" nel 1977 e "Fantasmi che tornano" postumo nel 2010. 


Giuseppe Brancale, finora un autore poco conosciuto se non ignorato, ha vissuto i momenti culturali come un'avventura. Nacque l'8 gennaio del 1925 a Sant'Arcangelo. Nel 1940 si arruolò nella Marina Militare a Napoli (aveva solo 15 anni) con il forte desiderio di completare gli studi. Imparerà solo la radiotelegrafia. Dopo i drammatici e luttuosi eventi della Seconda Guerra Mondiale potè diplomarsi a Firenze all'Istituto Magistrale. Maestro elementare iniziò a scrivere poesie ma nel 1945 dopo aver letto il "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi cominciò ad appassionarsi di narrativa. Ritornò in Basilicata e partecipò ai movimenti dei contadini per l'occupazione delle terre incolte e alle battaglie di rinnovamento civile della regione, sia pure saltuariamente con i suoi impegni di insegnamento, lungo tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Amò la letteratura storiografica ma con un obiettivo civile e a questo indirizzo-impegno resterà fedele per tutta la vita. I suoi primi scritti vennero posti al giudizio di Levi e di altri autorevoli intellettuali conosciuti in quegli anni. Nel 1973 si trasferì definitivamente a Firenze e coltivò una solida amicizia con PIer Angelo Soldini. Il giornalista, scrittore e critico letterario lo sollecitò a completare il suo romanzo "Avanti Cristo" che sulla scia della narrazione leviana doveva storicamente raccontare l'epopea del brigantaggio (oltre trent'anni dopo sarà pubblicato con il titolo "Il Rinnegato"). La prematura scomparsa di Soldini nel 1974 innestò una tormentata vicenda editoriale tra Brancale e la casa editrice Palazzi che si trascinò per anni. Giuseppe Brancale nella Firenze degli anni Settanta riuscì comunque a pubblicare i suoi primi due romanzi. Nel 1978 si ammalò gravemente e morì il 15 maggio del 1979. La sua "eredità" letteraria ha ritrovato oggi, grazie al film "Terre rosse", un certo interesse e una valutazione più che positiva. Condivido il giudizio di Claudia Graziani "“Il rinnegato” di Giuseppe Brancale (Polistampa, 2007) è un romanzo che ci offre un dagherrotipo fedele e affascinante della situazione della Basilicata dal tempo delle imprese garibaldine alle prime conquiste coloniali italiane. Un dagherrotipo e non una foto, poiché lo stile di Giuseppe Brancale - colto e accurato, ma mai inaccessibile, corredato di citazioni da cronista storico, alternate a passi più propriamente narrativi - riesce a immergere nell’epoca descritta, con mezzi che sembrano volersi conformare alle immagini ottocentesche giunte fino a noi, dando alla vicenda un sapore antico, ma reale."


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