TRACCE di Rocco Brancati: VINCENZO D'ERRICO


(Palazzo S. Gervasio 4 gennaio 1798 - Torino 1 ottobre 1855) "Morì il nobile proscritto con invitta serenità, perdonando le offese, raccomandando la sua memoria agli amici e compagni di sventura. 
Fu giureconsulto dotto e studioso e quel che val meglio un gran galantuomo: era nato con le virtù dell'uomo libero, visse e morì soffrendo ciò che soffre l'uomo libero nato in un paese, dove è schiavitù, dove l'ignoranza e il delitto sono principio ed istrumento di governo..." ("Il cimento" rivista di scienze, lettere ed arti).

Vincenzo d'Errico (raffigurato in un ritratto di Raffaele Barbieri del 1898 nella Collezione d'Errico a Palazzo San Gervasio), figlio di Giuseppe e di Maria Rachele Conversano fu un patriota, avvocato e studioso di temi economici (presidente della Società economica di Basilicata nel 1843). 


Nel 1846 dopo la visita (il 26 settembre) di Ferdinando II a Potenza si fece promotore di un'iniziativa per la raccolta di fondi necessari alla realizzazione di una statua del sovrano nel capoluogo di Provincia della Basilicata. ["Giunta in Potenza nel 31 gennaio 1848 la nuova della concessa Costituzione, molti individui la festeggiarono con entusiasmo, e taluni di essi, che intendevano procedere alla totale democrazia, cominciarono a sollevare lo spirito pubblico mercé scritti sediziosi. E per primi nello stesso dì 31 gennaio D. Vincenzo d'Errico pubblicò un discorso intitolato La Costituzione in Lucania...]". 


Eletto deputato del Parlamento napoletano per il distretto di Potenza nel 1848, rimase deluso dal ritiro della Costituzione e fondò il Circolo Costituzionale lucano. A Potenza dove esercitava la sua attività di avvocato Vincenzo d'Errico fece parte del gruppo moderato (rispetto al sacerdote Emilio Maffei, promotore del Movimento antiborbonico ed unitario della Basilicata). La sua associazione carbonara fu denominata "Giovine Italia" ma non aveva nulla a che vedere con quella mazziniana. Nell'Atto di accusa del Procuratore Generale del Re Francesco Echaniz nella causa per reità di Stato consumate in Potenza nel corso dell'anno 1848 venne sottolineato che [D. Vincenzo d'Errico a capo, e poscia tanti altri promossero l'apertura di un'associazione, a cui diedero il nome di Circolo Costituzionale Lucano, nella galleria del Palazzo Scalea. 


La prima riunione ebbe luogo la sera de' 29 aprile, ed a Presidente fu eletto D. Vincenzo d'Errico...Non contento delle stampe velenose D. Vincenzo d'Errico, a meglio riuscire nella cospirazione contro il Governo, si facea contemporaneamente a diramar lettere private contenenti gli stessi sovversivi principi..."Nelle condizioni nelle quali trovansi le cose del nostro Regno potrebbe essere che venga il momento in cui una forza nazionale debba svilupparsi"]. Accusato di cospirazione per le iniziative dei liberali lucani dopo il 15 maggio del 1849, scelse di andare in esilio volontario recandosi prima a Marsiglia (dove rimase 4 mesi) e poi a Torino. Liberale moderato neoguelfo sostenne l'idea di un'Italia unita in una Confederazione di stati sotto la presidenza del Papa. Vincenzo d'Errico morì in esilio a Torino il primo ottobre del 1855. Nella relazione di commiato il giurista Paolo Emilio Imbriani ebbe a dire_ "E tu manchi, o diserto amico nostro, quando forse dopo sì acerbo infierir di casi noi potevamo schiudere il cuore ad un men greve avvenire; quando gli animi nostri sono desti ed accesi prossimi eventi, ed i generosi han diritto di credere che la bieca fortuna della terra nostra si appresti a riparare almanco in parte le recenti e vecchi offese, cambiando non un dinastica con un'altra, ignobile e futile travaglio, comunque talor necessario, ma una cosa immane e funesta con una benefica e feconda, il servaggio con la libertà". Sulla sua tomba venne posta un'iscrizione dettata dall'Imbriani "A Vincenzo d'Errico napolitano rappresentante di popolo nel 1848 che prepose alle dolcezze degli agi, della patria, della famiglia il culto onesto ed operoso della libertà e dell'indipendenza d'Italia".


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