L'Opinione di Marco Lombardi: Sentirsi estremisti, oggi


Si parla molto di un ritorno agli anni di piombo, ma il contesto italiano è assi diverso da quello degli anni ‘70. E’ cambiata la società, all’epoca spaccata tra una minoranza capace di comprendere il complicato messaggio dell’ideologia estremista e dunque o di sposarlo in segreto, o di prenderne le distanze e una maggioranza dal basso livello di scolarizzazione le cui preoccupazioni erano quelle di lavorare e campare la famiglia.

Una maggioranza non coinvolta, che vedeva solo il sangue della violenza di piazza, senza afferrarne il senso, ma che partecipava alla vita politica del paese con un forte senso di appartenenza verso i corpi intermedi della democrazia. Non è un caso che il vero contrasto tra Brigate rosse e classe operaia, che avevano grossomodo convissuto nella reciproca indifferenza, secondo molti si ebbe con l’omicidio del sindacalista Guido Rossa. Oggi, al contrario, abbiamo una maggioranza di italiani con più strumenti culturali di lettura della realtà, ma che partecipa poco e punto e quando lo fa si muove slegata da organizzazioni politiche e sindacali. In questa lacunosa intermediazione democratica si colloca un rinato estremismo che non si esprime più con ostiche costruzioni teoriche, ma utilizza slogan e temi che vanno diretti alla pancia del pubblico e soprattutto sono perfetti per essere veicolati nei nuovi mass media. Al contrario la minoranza più prossima agli ambienti del potere difficilmente potrà subire la fascinazione di una violenza poggiata su basi ideologiche così fragili. Dove possa portare questo mutato quadro non è facile a prevedersi, perché se da un lato gli estremismi di oggi non godranno di una parentela prossima con ambienti istituzionali, politici ed economici, che offrano loro protezione e sostegno diretto e indiretto, materiale e simbolico, le loro azioni potrebbero godere di una legittimazione popolare che quarant’anni fa sarebbe stata insperata. Un estremismo che trova il suo fisiologico sfogo a destra, anzi, in un populismo che ha nell’estrema destra di allora il legame dinastico naturale. Il fascismo come contenitore politico non tornerà, perché questa maggioranza di italiani lo scarterebbe come un qualunque prodotto politico. Può tornare però il fascismo come contenuto, uno squadrismo ripulito da finalità sociali che se non sia un pericolo per le istituzioni democratiche, rappresenti comunque una temibile minaccia per la pacifica convivenza civile.
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