TRACCE di Rocco Brancati: ANTONIO BUSCIOLANO


(Potenza, 15 gennaio 1823 – Napoli, 10 agosto 1871) 

"Quando vidi per la prima volta il monumento della sua Immacolata promisi a me stesso che avrei presto e pubblicamente significata la mia ammirazione pel tuo stupendo lavoro. Assolvo ora la promessa, e le mie povere ispirazioni..." Lo scrisse il poeta Nicola Sole ad Antonio Busciolano dopo aver ammirato il gruppo scultoreo che l'artista potentino aveva realizzato per l'altare maggiore della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, nel 1857.

"Accetta dunque, caro e valoroso Busciolani, questo Idillio, come dono di amico, e come cosa che interamente ti appartiene". La poesia "La fanciulla e l'artista" sarà inserita in "Canti" pubblicata fin dalla prima edizione, nel 1858, edita dalla tipografia Nobile di Napoli. (Dopo la prematura scomparsa di Nicola Sole nel 1859 sarà poi ritrovata e inserita nella raccolta dei "Canti" pubblicata grazie ad una sottoscrizione suggerita da Giovanni Paladino su "La Rivista Lucana" di Decio Albini nel febbraio del 1894). 
Antonio Busciolano o Busciolani nacque a Potenza, il 15 gennaio del 1823, figlio del contadino Nicola Felice e di Anna Brienza. Da bambino era spesso in competizione con il fratello minore Michele nella realizzazione, per gioco, di statuine in creta dei Santi. Dopo la prematura morte del padre a 12 anni, grazie ad un sussidio concesso da D. Mauro Amati fu inviato a Napoli a studiare, seguito di lì a poco dalla madre e dal fratello. 


Don Mauro nel 1834 aveva introdotto la bietola da zucchero per l'ingrasso dei suini tra le coltivazioni dei terreni che teneva in fitto nei dintorni del capoluogo lucano (per ducati quattrocentottanta lordi annui) e di proprietà del Monastero di S. Francesco degli _Scaroni in Napoli. (cfr. Collezione delle leggi e de' decreti reali nel Regno delle Due Sicilie, anno 1836). Per interessamento dello stesso D. Mauro il Busciolano fu ammesso nel Reale Istituto di Belle Arti, presso la scuola di scultura. 


Qui seguì con profitto le lezioni di Tito Angelini che ben presto riconobbe il grande talento del giovane potentino. Tra le prime opere di Busciolano una medaglia con "San Giovannino dormiente" che presentò all'Esposizione napoletana del 1843 e donata al suo protettore il quale intervenne anche perché il re Ferdinando II concedesse un sussidio di 15 ducati mensili per il suo sostentamento presso l'Accademia a Roma. Tornato a Napoli nel 1850 sposò Luisa di Leone, figlia di un oste dalla quale ebbe quattro figli. 


Collezionista di archeologia enotria e magnogreca D.Mauro Amati ebbe una forte influenza nella formazione del Busciolano. Scrisse padre Vincenzo Federico Pogwisch, minore conventuale con la passione per l'archeologia in un rapporto al filologo ed epigrafista tedesco Wilhelm Henzen nel 1853. 


"Passando nell'agosto scorso per Potenza, capitale della Basilicata, ebbi occasione di ammirare una vasta collezione di antichità, principalmente di vasi dipinti, raccolta in quella provincia per le cure di D.Mauro Amati" (in Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica per l'anno 1853, pei tipi di Gaetano A. Bertinelli, Roma). 
Negli anni seguenti Busciolano modellerà due rilievi in gesso "Liberazione di San Pietro" e "Gesù e i fanciulli" presentati all'Esposizione napoletana del 1851. Su quei modelli più tardi realizzerà due statue in marmo donate alla famiglia Amati per il sepolcro del suo protettore a Potenza. 


Negli anni a cavallo tra Regno delle Due Sicilie e Regno d'Italia realizzerà la sua produzione più importante e più nota, a cominciare dal Gesù Nuovo di Napoli dove si trova la tomba (cenotafio) del principe di Venosa, il madrigalista Carlo Gesualdo, sotto la grande cappella di Sant'Ignazio di Loyola con le statue di Davide e del profeta Geremia opere di Cosimo Fanzago. 


L'artista potentino dopo le opere nella Chiesa del Gesù Nuovo (sue sono anche un San Giovanni Evangelista e un'Addolorata) realizzò una nuova statua dell'Immacolata Concezione nella cappella del Palazzo Nuziante (una commissione avuta grazie a Domenico Morelli), il "Pier delle Vigne" nel chiostro detto "delle Statue" (poiché custodisce numerose statue dedicate a personaggi illustri legati alla città di Napoli) scolpite intorno al 1865 e collaborò alla esecuzione del Monumento di piazza dei Martiri (in particolare suo è uno dei leoni, il "leone morente" scolpiti e dedicato ai caduti delle rivoluzioni dal 1799 al 1860 anche se, in epoca borbonica, Ferdinando II all'origine pensò di intitolarlo "Madonna della pace"). 

Controversa l'attribuzione al Busciolano del monumento funebre a Rocco Beneventani di Sasso di Castalda mentre è certamente suo quello dedicato a Carlo Troya nel Cappellone dell'Altare maggiore della chiesa di San Severino e, soprattutto, il monumento a Mario Pagano. 


Al giurista e martire del 1799 Antonio Busciolano realizzò un busto in marmo grazie alla sottoscrizione pubblica per omaggiare una "gloria della Lucania per virtù, scienza e martirio" inaugurato il 14 marzo 1863 (oggi si trova nel nuova Palazzo di Giustizia di Potenza). 


Secondo alcuni critici il busto sarebbe però opera del fratello di Antonio, Michele Busciolano al quale è attribuito il Monumento funerario al cardinale Carafa e quello della famiglia d'Errico a Palazzo San Gervasio. Il Busciolano morì a Napoli il 10 agosto del 1871 e venne sepolto in una fossa comune nel cimitero di Poggioreale. 


Il fratello Michele (che era nato il 28 febbraio del 1825) frequentò anche lui la Regia scuola delle Belle Arti a Napoli dove rimase per alcuni anni. Tornò poi a Potenza dove rimase fino alla morte (l'8 aprile del 1894).




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