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TRACCE DI Rocco Brancati: ASCANIO PERSIO


(Matera 9 marzo 1554 - Bologna 1 febbraio 1610) 

"Ave frater bene memorande..." l'inizio dell'epitaffio dedicato dal fratello Antonio ad Ascanio Persio, a corredo di un monumento funebre, consistente in un busto e un'iscrizione ormai scomparsi. Secondo le fonti (ne scrisse anche il Gattini) il monumento (la sua tomba non il cenotafio), doveva trovarsi nella chiesa di Sant'Agostino delle Monache però non a Matera (dove ha sede la Sovrintendenza) ma a Bologna, in una chiesa che non esiste più, come si rileva da Giuseppe Cappelletti in "Le chiese d'Italia, dalla loro origine sino ai nostri giorni, stampato a Venezia da Giuseppe Antonelli nel 1845: "Sant'Agostino delle monache agostiniane, eretta nel 1576 da Angelo Peruccio vescovo di Cesarea, coadjutore del vescovo di Bologna.."

Piuttosto frammentarie le notizie biografiche che si riferiscono ad Ascanio Persio.
Figlio dello scultore Altobello (1507-1593) e di Beatrice Goffredo, ultimo di 5 fratelli (Giulio, Domizio, Antonio e Giovanni Battista) personaggi di rilievo in varie discipline. Si sa che iniziò gli studi a Matera sotto la guida di uno zio materno, Leonardo Goffredo. Seguì poi il fratello Antonio (1542-1612), filosofo, teologo e giurista a Napoli. "Antonio Persio, altro uomo dottissimo, fu fratello di Ascanio. Io ho voluto dir questo per non veder fatta menzione alcuna di sì chiari fratelli nelle Biblioteche Napoletane del Toppi e del Nicodemi". 


(Della eloquenza italiana di monsignor Giusto Fontanini, arcivescovo d'Ancira appresso Cristoforo Zane, 1737) Ascanio (quando il fratello Antonio nel 1572 a Venezia fu chiamato da Giorgio Correr come precettore del figlio Andrea e dove rimarrà fino al 1590) studiò lettere greche all'Università di Padova e seguì i corsi di filosofia di Jacopo Zabarella (1533-1589) autore di "Opera logica" sulla filosofia naturale stampata a Venezia nel 1578. 


Del 1574 è il suo poemetto che scrisse in occasione dell'arrivo a Venezia del re di Francia Enrico III, seguirono le opere di logica nel triennio 1585-87 con le quali prese posizione a favore del suo maestro Zabarella nei confronti di Bernardino Petrella (1529-1595) sulla distinzione fra il soggetto dell'arte ovvero i concetti che esprimono la realtà e il soggetto dell'artefice ovvero i puri termini. Nel 1586 (26 settembre) ottenne la cattedra di lingua greca all'Università di Bologna dove rimase ad insegnare per tutta la vita e dove ottenne anche la cittadinanza onoraria della città. "...Ascanio Persio di Matera dottissimo autore del XVI secolo...Egli nel 1592 fe imprimere in Venezia il suo "Discorso intorno alla conformità della lingua italiana con le più nobili antiche lingue, e principalmente con la greca", il quale uscì pure nel medesimo anno in Bologna. 
"Incomparabil tesoro per la lingua comune d'Italia" (dice il dotto Apostolo Zeno) sarebbe stato il "Vocabolario italiano" che Ascanio Persio andava compilando con lodevole industria e fatica,,, (Pietro Napoli Signorelli, Vicende della coltura nelle due Sicilie o sia Storia Ragionata..., Vincenzo Flauto, Napoli 1786). Scrisse Tristano Bolelli su "La Stampa" (8 gennaio 1987): "La posizione di Persio fu sempre interpretata male. Tratti in errore al titolo molti studiosi anche insigni dissero che Persio faceva venire l'italiano dal greco, mentre egli sostiene chiaramente che viene dal latino. Ciò che non viene dal latino è in buona parte d'origine greca ma non secondo le errate supposizioni degli studiosi francesi contemporanei contro i quali egli polemizza. 
Persio si cimenta in etimologie, spesso esattissime: il suo capolavoro è l'etimologia di "incignare", mettere in uso rinnovare, di cui è vista l'origine nel greco νέος nuovo, proposta che precede di due secoli quella comunemente data dai vecchi vocabolari etimologici." Del resto nel "Discorso di Ascanio Persio intorno alla conformità della lingua..." del 1542 si legge: "Si come chiara cosa è, che la nostra lingua italiana per la più parte trahe l'origine sua dalla Latina...La quale dovrebbe a noi servire per acutissimo stimolo d'affaticarci più assai, che non facciamo per l'honore, e riputatione della nostra favella...". Nell'edizione di fine Ottocento Francesco Fiorentino lettore di filosofia nel Regio Liceo di Spoleto scrisse nella prefazione: "Dello stile di Ascanio Persio non dico nulla; chè tu e i lettori potrete giudicarne da voi. A me sembra, che alla purezza propria di quel secolo accoppi na disinvoltura, ed una facilità quale si suole riscontrare di rado, e solo nei migliori". Nel 1592 Ascanio conobbe il filosofo, poeta e frate domenicano Tommaso Campanella (1568-1639) amico del fratello Antonio che tentò di salvarlo dall'inquisizione e che aveva conosciuto a Roma in casa di D. Lelio Orsini. Fu amico di Aldo Manuzio il giovane (1547-1597) erudito più che tipografo come il nonno, dell'umanista Ercole Ciofano, di Antonio Quarenghi e del latinista tedesco Valtin Havekenthal. "Uno de' cari amici 'Ulisse Aldrovandi fu quello Ascanio Persio, il quale, oltre l'esser curioso delle cose naturali, fu buon poeta greco, siccome osservar si può dar suoi Epigrammii in varij Libri stampati" (Istoria de poeti greci ...scritta da Lorenzo Crasso, barone di pianura, Napoli 1768). Tra le sue opere maggiori vanno ricordate il pioneristico lessico omerico del primo libro dell'Iliade, un "Discorso geografico intorno alla città di Savona" e alcuni componimenti in prosa e in versi, inclusi in una miscellanea trilingue (greco, latino e italiano) sul ritratto della Madonna attribuito, secondo la tradizione, a San Luca Evangelista e conservato nella omonima basilicata bolognese. Scrisse il Volpe: "Ascanio fiorì nel secolo decimosesto; tenne la cattedra di Filosofia nel rinomato studio di Bologna, ove tolse moglie, e fu ammesso in quella nobiltà. Avendo l'animo informato delle migliori scienze, coltivò con successo la lingua Latina, Greca, e Volgare. Il disegno d'illustrar quest'ultima lo tenne occupato tutto il suo vivere...Molti scrittori parlano con lode del nostro Persio, tra' quali Scipione Barsagli nel suo "Turamino". (Memorie storiche profane e religiose su la città di Matera del reverendo D. Francesco Paolo Volpe, canonico di quella cattedrale e dottore in legge, stamperia simoniana, Napoli 1818). ---- Ad Ascanio Persio, uno tra i cinque fratelli (oltre al padre Altobello) è dedicata una strada a Matera. Di lui si parlerà in un ciclo di incontri dal titolo "Dove ha detto che abiti? Le nostre strade...la nostra storia" dedicato ai materani illustri il prossimo 2 febbraio, alle 18 e 30 nella sala Levi di Palazzo Lanfranchi, per iniziativa del circolo "La Scaletta".

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