TRACCE di Rocco Brancati: CAMILLO D'ERRICO


(Palazzo San Gervasio 13 febbraio 1821 . Palazzo San Gervasio 30 ottobre 1897) 

"Bisogna promuovere la cultura perché la mancanza di essa genera vizi e miseria". L'avvocato Camillo d'Errico coerente con questo dettame, manifestato dal padre Agostino d'Errico nel maggio del 1853 (due mesi prima di morire), espresse il desiderio di trasformare la pinacoteca e la biblioteca, ricche di opere che aveva raccolto lungo tutta la vita, in un Ente Morale che avrebbe portato per sempre il suo nome.

Camillo Basilio d'Errico nato il 16 febbraio del 1821 da Agostino e da Marianna Vigilante studiò, come tutti i rampolli della borghesia lucana, a Napoli dove si laureò in giurisprudenza. Frequentò in quegli anni i più importanti centri culturali della capitale e si appassionò alle "belle lettere" piuttosto che al "diritto". Del resto la sua casa a Palazzo San Gervasio era frequentata assiduamente da uomini di cultura come Cesare Malpica o Theodor Mommsen. Rappresentante del Romanticismo letterario partenopeo Malpica scrisse a proposito di Camillo d'Errico "un caro giovane, tutto cuore, tutto ingegno, tutto sveltezza e la cui dolce compagnia mi ha fatto più lieta la mia dimora". (La Basilicata. Impressioni di Cesare Malpica, dai tipi di Andrea Festa, Napoli 1847). A 27 anni Camillo fu coinvolto nei fatti del 1848 e accusato di cospirazione ed attentato alla sicurezza interna dello Stato. 


Con lui furono processati nel '49, alla Gran Corte Criminale di Potenza, il padre Agostino con zii e altri parenti. Camillo in quella circostanza usufruì di sovrana indulgenza. Gli atti a suo carico furono archiviati con provvedimento del 2 maggio 1849. Quattro anni dopo, alla morte del padre (23 luglio 1853) Camillo ereditò un ingente patrimonio con più di tremila ettari coltivati, case, masserie e pascoli. Nel 1854 per onorare la memoria del padre in occasione del primo anniversario dalla morte dispose che due ragazze povere del paese avessero la dote completa per contrarre matrimonio. Generosamente inoltre aveva spesso prestato assistenza ai poveri provvedendo alla distribuzione di medicine e generi alimentari. Il primo nucleo di quella che sarà la Pinacoteca d'Errico, quel patrimonio di pitture in gran parte del Seicento e Settecento napoletano fu l'eredità proveniente a Camillo da 123 tele della collezione del padre Agostino e della principessa di Fondi e marchesa Costanza De Sangro custoditi nel vecchio castello federiciano. 


Si racconta che Camillo partiva per Napoli con carri pieni di grano e ritornava a Palazzo San Gervasio con carri pieni di dipinti. Alla fine la sua Quadreria arriverà a 318 opere di "scuola napoletana". Contemporaneamente acquistò numerosi libri rari e stampe preziose. Dopo l'Unità d'Italia venne eletto sindaco di Palazzo e vi rimase per ben 37 anni. Durante la sua gestione il paese conobbe un progresso mai registrato prima: venne utilizzata l'energia idro-elettrica (prima della Pescopagano di Girolamo Orlando), le strade in terra battuta vennero pavimentate, realizzate aree destinate a giardini pubblici, fu istituita una banda musicale, fondata una Società di Mutuo Soccorso e potenziata la biblioteca popolare. Camillo d'Errico morì il 31 ottobre del 1897. "Il 2 novembre del 1897, due giorni dopo la sua morte, Camillo d'Errico lasciava alla comunità di Palazzo San Gervasio a Potenza la più grande raccolta d'arte privata del Meridione". (Elisa Acanfora e Marta Ragozzino, Camillo d'Errico: la passioni di un collezionista, De Luca Editori, Roma 2015).
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