TRACCE di Rocco Brancati: GUGLIELMO GASPARRINI



(Castelgrande 13 gennaio 1803 – Napoli, 28 giugno 1866) "L'ingegno non viene, no dalla nobiltà: è la nobiltà che viene dallo ingegno, ed ingegno si ebbe il Gasparrini". Sommo botanico e veterinario fu direttore dell'Orto botanico di Boccadifalco vicino Palermo (1828). Nel 1857 venne nominato professore di Botanica superiore a Pavia dove, accanto della cattedra istituita per la prima volta in Italia fondò il laboratorio di anatomia e fisiologia vegetale.

Una dei primi profili biografici fu scritto da un giovane Giuseppe Pitrè che sarà poi antropologo e letterato, nel 1868. "Guglielmo Gasparrini parve fatto per le scienze naturali, imperciochè così vi si sentisse trasportato, e con tale ardore vi attendesse che, molto prima di toccare il quarto lustro di sua età, conseguì laurea di medicina veterinaria (1823) non senza aver sofferto, causa la partecipazione a rivolgimento del 1820, le molestie della polizia borbonica, cessate poi che l'amico e maestro di lui Michele Tenore, il cui nome solo è un elogio, l'ebbe ospitato presso di sè nel R. Orto Botanico di Napoli". 


Antonio Ranieri, collega dell'Università di Napoli lo commemorò con queste parole (la relazione fu poi pubblicata nel 1879): "Guglielmo Gasparrini non è più. Quotidie morimur. Ogni dì, ogni ora, ogni grand'uomo che muore, muore una parte della nostra patria e di noi stessi. Ma la patria si rinfranca di altri grandi uomini, massime se in un momento di palingenesia, com'ora l'Italia. 
E la parte che muore di noi stessi, muore per sempre...". Guglielmo Angelo Maria Gasparrini nacque a Castelgrande da Angelo Maria e Isabella Federici. Il padre era un artigiano che esercitava l'arte della mascalcia, ossia del pareggio e ferratura del cavallo ma soprattutto degli asini e dei muli. La sua bottega di maniscalco era un punto di riferimento per tutta la zona per le sue competenze "veterinarie". 
Nel 1818 a quindici anni Guglielmo grazie ad un sussidio della Provincia di Basilicata venne mandato a Napoli a frequentare il collegio veterinario dove, l'anziano professore Nicola Covelli (1790-1829) lo prende sotto la sua protezione (al suo maestro dedicherà più tardi un genere di piante da lui scoperto: la "Covellia". Tre anni dopo si laurea. 
All'Orto Botanico conobbe e frequentò altri due maestri e scienziati che avranno una profonda influenza sulla sua formazione: Michele Tenore e Giovanni Gussone, insigni botanici che alimentarono la sua passione per la natura vegetale. Nei moti del 1820-1821 fu coinvolto nei tentativi insurrezionali contro i regimi assolutisti e per sottrarlo al fascino della cospirazione anti-borbonica Giovanni Gussone nominato direttore dell'Orto botanico di Boccadifalco vicino Palermo lo convince ad accompagnarlo per studiare le piante esotiche. 
Gasparrini ritorna a Napoli nel 1826 per insegnare botanica nella Scuola veterinaria dove rimarrà fino al 1844 quando, per concorso, ebbe la cattedra di professore aggiunto di botanica nell'Università napoletana. Nel 1848 a Napoli scoppiarono moti rivoluzionari contro l'oppressione della monarchia borbonica e per maggiori libertà; tutto finì in un bagno di sangue nelle strade e nelle case di Napoli dovuto ai mercenari svizzeri. 
Gasparrini lasciato l'insegnamento era stato assunto a capo dipartimento nel Ministero dell'Agricoltura ma dopo il 15 maggio rimase senza lavoro. Fu chiamato, per alti meriti scientifici, dal prof. Viviani dell'Università di Pavia dove lavora per realizzare un prezioso erbarium. Solo dopo l'Unità potè tornare a Napoli chiamato dal governo provvisorio nel 1860 a dirigere l'Orto botanico e a succedere al suo maestro Michele Tenore eletto senatore. Il 14 luglio 1861 Gasparrini sostituì Tenore anche nella Regia Università. Scrisse "La Basilicata nel Mondo"_ "Le sue lezioni erano inni alla bellezza della natura vegetale. 
Poeta del mistero e artista dell'inafferrabile egli si rivelò pienamente e magnificamente. E la sua dottrina, abbellita dalla poesia dell'eloquio e del sentimento, attirava e fascinava le moltitudini degli studenti. In ben sessantatrè lavori originali, come appare dall'elenco pubblicato dal prof. Cesati nell'opera "Alla memoria di sei illustri naturalisti napoletani" Guglielmo Gasparrini spezzò al mondo il pane della sua scienza. Ma le sue più importanti lezioni giacquero inedite per la grande modestia dell'uomo, che appariva come distratto da ricerche più elevate e dimenticava il lavoro assiduo di tutti i giorni. Solo dopo la sua morte, i parenti rinvennero per caso una cassetta con oltre duecento scritti, arricchiti di disegni, dovuti allo stesso solerte autore...
Con questa immane congerie di materia scientifica, accumulata in lunghi anni di ricerche febbrili e di meditazione profonda, Guglielmo Gasparrini ha aperto orizzonti sconfinati ai botanici dell'avvenire, inaugurando egli stesso in botanica il nuovo metodo, preconizzato dal Tenore: non più classificazioni di specie secondo i loro caratteri esteriori ma studio dell'anatomia e della fisiologia vegetale". Guglelmo Gasparrini si spense il 28 giugno del 1866. 
Il suo monumento funebre eretto a spese della Reale Accademia di scienze fisiche e matematiche nel cimitero di Napoli è stato spostato nel 2010 nel piccolo cimitero di Castelgrande.


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