Passa ai contenuti principali

TRACCE di Rocco Brancati: ROCCO BRISCESE


(Venosa 18 gennaio 1872 - Venosa 15 dicembre 1955) 

"Don Rocco Briscese ha creato un vero museo preistorico, una ricchissima collezione di monete ed una raccolta di iscrizioni romane ed ebraiche di grande interesse storico ed archeologico". Nel 1938 così evidenziavano gli Atti del Congresso nazionale studi romani.

Quarant'anni dopo, nel 1978, quel congresso fu citato da Pietro Borraro nel volume "Studi lucani e meridionali" che seguirono ad almeno tre importanti convegni di storiografia lucana dedicati a Giacomo Racioppi, Giustino Fortunato, e Francesco Lomonaco i cui "Atti" vennero pubblicati dall'editore Congedo di Galatina (LE). Il ruolo avuto da Rocco Briscese è stato di fondamentale importanza negli studi e nel recupero del patrimonio storico, archeologico e letterario venosino. I suoi contatti a livello internazionale permisero di richiamare l'attenzione del mondo scientifico sulle scoperte che via via fece nel corso degli anni. 


Tra i tanti basterebbe ricordare il grande studioso tedesco Theodor Mommsen (1817–1903). "...Mommsen si rivolge alla persona cui la lettera è diretta con un "carissimo Signore", il che denota una cordialità di rapporti tra i due. Probabilmente destinatario della lettera è il dotto erudito locale Rocco Briscese, appassionato di ricerche antiquarie e raccoglitore di reperti archeologici e di monete, tra cui le rarissime della zecca venosina...". Anni prima la Reale Accademia delle scienze fisiche e matematiche di Napoli citò il dotto prete a proposito del piccolo museo di Venosa. "Il dottor Domenico Topa in un suo lavoro elenca tale materiale e parla di alcun resti da lui riferiti all'Hippopotamus major. 


Nessun avanzo dell'industria umana è stato rinvenuto finora in queste grotte" (il femore umano di un homo erectus fu ritrovato molti anni dopo da ricercatori dell'Istituto Pigorini di Roma). A Rocco Briscese, storico, archeologo, collezionista, sacerdote fece riferimento Tommaso Pedio nella sua "Storia della storiografia lucana" ricordando che Briscese nel 1939 pubblicò un fondo di pergamene esistenti nella cattedrale di Venosa provenienti dal monastero basiliano di San Nicola di Morbano e dalla badia di Venosa. Iscritto, fin dall'età di 7 anni, al seminario di Venosa Rocco Briscese proseguì i suoi studi a Capua e, successivamente, nella Regia Università di Napoli. Nel 1894 fu ordinato sacerdote. 


Insegnò materie letterarie presso il locale seminario, lingue classiche (greco e latino) nella Badia di Montecassino e fu rettore del convitto-ginnasio venosino "San Felice". Sotto la guida di Luca Araneo cominciò ad appassionarsi di ricerche storico-archeologiche. In pochi anni divenne un profondo cultore di Storia Patria, versato nelle ricerche archeologiche (condusse, a proprie spese, numerosi scavi nella antica Venusia raccogliendone il materiale nel Museo Preistorico Briscese da lui fondato e che fu oggetto di una particolare relazione al IV Congresso Internazionale per lo studio del Quaternario). Nel 1904 la rivista "Nuova antologia" scrisse: "con i meschini mezzi che l'autore poteva avere a sua disposizione in un paese di provincia lontano dalla vita intellettuale, ha saputo pubblicare un lavoro veramente commendevole, il libellus de Paolino et Polla" pseudo-commedia del XIII secolo di Riccardo da Venosa ritrovato in un manoscritto all'Ambrosiana di Milano. 
Tre anni dopo, nel 1907 pubblicò invece un libretto su "Eustachio di Matera (o di Venosa)" di A.N. Veselovski tradotto da F. Vermnois recensito dalla Rassegna critica della letteratura italiana. Il suo nome è legato anche alle Catacombe ebraiche. Il congresso internazionale dell'Associazione italiana per lo studio del giudaismo rilevò che "tra le schede del canonico Rocco Briscese, studioso venosino, si conserva l'appunto di una lapide bilingue ebraico-latina. La sparizione della pietra non permise al Briscese di ricopiare il testo ebraico...". Riuscì tuttavia a raccogliere oltre 600 epigrafi recuperandole nelle demolizioni, nei rifacimenti della pavimentazione stradale, negli scavi di fondazione di nuove costruzioni. Nel 1927 fece parte della commissione dei monumenti. degli scavi e oggetti di antichità del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1936 fu tra i promotori delle celebrazioni oraziane, fece parte della Regia deputazione di storia patria per la Calabria e la Lucania, fu nominato "prelato domestico" di papa Pio XI e infine fu designato membro dell'Istituto Italiano di paleontologia umana. Monsignor Rocco Briscese morì nel 1955. La sua biblioteca costituisce oggi il fondo principale della biblioteca comunale, riconosciuta biblioteca UNESCO, che porta il nome di questo illustre figlio dell'antica città di Venosa.

Post popolari in questo blog

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Breve dialogo intorno al Presepe di Don Rocco

Rionero in Vulture. - A primo impatto appare come un’opera avveniristica, un’attesa che da primordiale riappare futurista. “Sì, perché le lampade richiamano l'Oriente ... l'assenza di statue ed immagini richiama l'Islam ... Forse un simbolo che Gesù è venuto al mondo per tutta l'umanità anche per i musulmani. Forse un messaggio di rinascita universale...” E’ quanto asserisce Lucia. “Prestando attenzione si sente la cascata della buona novella” ribatte Giovanna. “Da dove si capisce che è un presepe e non una installazione di quelle che vediamo a Venezia nella Biennale di Arte...?” Rammenta Donato. Certo, va visto dal vivo quel presepe che ha realizzato Don Rocco Di Pierro, nella Chiesa Mater Misericordia; eppure, sapendo che è in chiesa si intuisce che si tratta di un presepe... “E se fosse stato allestito in un museo cosa significherebbe? e se fosse stato in chiesa a Pasqua?” Ribatte ancora Donato. Tuttavia, offre una sensazione di quiete, luminosa, aurea per

Il lucano Francesco Di Silvio, produttore del film in concorso a Venezia "Rabin, the last day" di Amos Gitai

Lido di Venezia. E' lucano di Palazzo San Gervasio Francesco Di Silvio, il produttore del film "Rabin, The Last Day" di Amos Gitai, fra i più acclamati e possibile vincitore di un Premio importante alla 72. Mostra del Cinema di Venezia. Lunedì 7 settembre, alla prima del film in Sala Grande, era alle spalle del regista e dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha scelto di venire alla Mostra solo per questo straordinario film; un opera necessaria per capire più a fondo le problematiche del conflitto israelo-palestinese, a partire dall'assassinio del premier Rabin avvenuto venti anni or sono.

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cristìnia di Cristina di Lagopesole – Edizioni dell’Eremo

“L’arte dello scrivere è l’arte dello scoprire ciò in cui credi”. Lo scriveva Gustave Flaubert due secoli fa, e alquanto si addice alla maniera (tormentata e gioiosa) di scrivere di Cristina di Lagopesole, poetessa sacra ed innografa lucana, che ha appena dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Cristìnia”. Un’opera poetica dall’elegante veste grafica (come del resto lo sono anche le precedenti pubblicazioni), edita dalle Edizioni dell’Eremo – La Grafica Di Lucchio, Rionero in Vulture – 120 pagine ben illustrate e corredate di immagini sacre, che guidano il lettore nella storia e nella preghiera di Santi, Beati, Venerabili che portano il nome Cristina, declinato anche in altre lingue ed epoche storiche.    Incontriamo la poetessa – originaria di Rionero in Vulture – in procinto di recarsi nell’Eremo carmelitano da lei edificato, fra il castello federiciano di Lagopesole e il santuario del Carmine di Avigliano. È un testo molto importante su Santi e