L'Opinione di Marco Lombardi: Vorrei la pelle bianca


Firenze. Un sessantacinquenne disoccupato scende in strada con l’intenzione di suicidarsi però, mancandogliene il coraggio, spara e uccide un ambulante senegalese di passaggio. Il fatto è stato presto derubricato come il gesto di un folle e il frutto del caso, ma su questo secondo aspetto ci sarebbe da ridire, visto che la prima vittima scelta e graziata poiché in compagnia di una bimba, aveva anch’ella la pelle nera.

Non si voglia paragonare l’episodio a quello di Macerata, eppure un legame ci può essere. L’associare al colore della pelle una causa originaria dei nostri mali, contro cui poter sfogare una rabbia così non del tutto incompresa. E’ un sentimento più diffuso di quanto si creda, benché per fortuna concretato con una violenza meno estrema. Associando ad un tono cromatico del multiculturalismo il male, si torna indietro di trent’anni, ad uno stigma che sembrava superato da una immigrazione che ha visto nazionalità ed etnie ben diverse distinguersi come minaccia. Dal giallo della concorrenza sleale cinese, al ghiaccio della violenza est europea, fino all’olivastra tinta islamica. Oggi che i fari sono puntati sui profughi nordafricani, è di nuovo il nero a far paura. Inutile negarlo, la xenofobia è stata un tema portante della campagna elettorale appena trascorsa, benché travestita da solidarietà verso gli italiani e questo ha un costo culturale i cui rigurgiti violenti segneranno sempre più la cronaca di questi tempi complicati.
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