TRACCE di Rocco Brancati: FRANCESCO PAOLO GIUSEPPE TORRACA

Un profilo biografico e un profilo critico-letterario: vita e poesia dantesca in Francesco Torraca. Anima turbata, spesso commossa e a tratti balenante e melanconica come quella dei sensitivi e a volte irrequieta come quella dei pellegrini. Nacque a Pietrapertosa sul tetto della Basilicata il 18 febbraio del 1853 (il fratello maggiore, Michele 1840-1906, fu un famoso giornalista e politico italiano) dal notaio Luigi e Anna Maria Zottarelli.
Fu battezzato nella parrocchia collegiata di San Giacomo Maggiore Apostolo (dove solo in anni recenti sarebbero stati scoperti affreschi del '500 sul giudizio universale attribuiti a Giovanni Luce da Eboli e che il parroco don Oreste Ettorre datava invece al XIII secolo e diceva di Bonagiunta Pisano). Nessuno avrebbe potuto mai immaginare che proprio a PIetrapertosa dove nella Chiesa Matrice c'era una rappresentazione dell'Inferno sarebbe nato uno dei maggiori dantisti dell'Ottocento. I primi insegnamenti li ebbe dallo zio paterno, il sacerdote Antonio Torraca. 


"La famiglia Torraca, antiborbonica e liberale, era stata fin dal tramonto del Settecento, bersagliata e oggetto di atroci vendette. Una prima volta, nel 1799, i sanfedisti del cardinale Ruffo le assaltarono la casa: ma riuscì a salvarla affrontando con coraggio virile gli assalitori la nonna paterna del Torraca, la contessa Faldella di Tramutola. 


Una seconda volta nel 1806, avvenne un fatto assai più grave: i briganti diedero alle fiamme il palazzo intero. Sicchè Francesco e i suoi 11 fratelli, tra maschi e femmine, nacquero in una povera casa sorta alla meglio sulle rovine del palazzo..."(Ettore Guerriero in "Studi lucani e meridionali" a cura di PIetro Borraro, Congedo editore, Galatina Lecce 1978). In paese Francesco rimase fino a 16 anni. Lo scrisse lui stesso "...ad aprile del 1869 giovinetto a sedici anni...venuto a Napoli da pochi giorni...". Nella ex capitale fu allievo di Luigi Settembrini "...andai subito all'Università desideroso di vedere quest'uomo [il Settembrini] la cui fama era giunta fino a me, in un paesello della Basilicata". Cinque anni prima era morto il padre Luigi e fu il fratello maggiore a chiamarlo a Napoli. 


All'Università studiò lettere e fu letteralmente affascinato dalla figura carismatica di Francesco De Sanctis (1817-1883). Dopo la laurea, conseguita nel 1876 Francesco Torraca insegnò fino al 1888 quando fu nominato provveditore agli studi di Forlì da dove passò a Roma con l'incarico di direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1901 il neo ministro Nasi lo congedò e Torraca tornò ad insegnare letterature comparate e poi letteratura italiana nell'Ateneo napoletano fino al 1928 quando fu collocato a riposo. 


Senatore del Regno d'Italia fin dal 1920 perché membro della Reale Accademia delle Scienze. Il 28 gennaio del 1928 l'Università di Napoli preparò le "onoranze a F. Torraca per l'ultimo suo anno di insegnamento". Del comitato d'onore fecero parte Croce e Gentile, Giustino Fortunato ed altre illustri personalità. "L'attività critica del Torraca dura ormai ininterrotta da oltre un cinquantennio e, pur tra il variare degl'indirizzi, ha conservato un carattere di freschezza e di vitalità, che merita di essere studiato. 


Uscito da quella, che è stata chiamata la seconda Scuola di Francesco De Sanctis, di cui fu "discepolo valoroso e carissimo", egli si trovò subito di fronte a un metodo, a un indirizzo, che si affermava in opposizione a quello del suo grande maestro, e come la quintessenza, la forma più alta e perfetta della critica: il metodo storico e positivo...La sua prosa non ha svolazzi oratori, non è ricca d'immagini, ma è diritta e sincera come il suo carattere, venata d'una grazia che occhieggia, ma non s'effonde, illegiadrita da una "verve" spontanea e garbata. Quando la passione l'infiamma, diventa alta e commossa, ma la commozione è contenuta come è nei caratteri forti e severi, che amano accennarla e farla sentire con sobria efficacia, anzichè vanitosamente diluirla". (Michele Manfredi, Italiani dell'Ultimo secolo: Francesco Torraca, in "Leonardo" del 20 gennaio 1928). Nella commemorazione in Senato il presidente Luigi Federzoni il 16 dicembre 1938, il giorno dopo la scomparsa, volle sottolineare "Un nuovo doloroso lutto colpisce, insieme, il Senato e la cultura nazionale, con la scomparsa di Francesco Torraca. Da alcuni anni la grave età, la salute mal ferma e, sopra tutto, la depressione morale lasciatagli dalla perdita dell'amatissimo figliuolo lo avevano allontanato per sempre dalle nostre riunioni, alle quali aveva per tanto tempo assiduamente partecipato con fervore e diligenza costanti, conferendo ai lavori dell'Assemblea e delle più importanti commissioni il prezioso contributo della sua sapienza."


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