TRACCE di Rocco Brancati: GIUSEPPE GALASSO


(Napoli 19 novembre 1929 - Pozzuoli 12 febbraio 2018) 

Nella storia della storiografia italiana è stato lo studioso al quale viene riconosciuta stima e credito notevole per l'autorevolezza delle sue analisi. Lo storico italiano di maggiore prestigio di questi ultimi sessant'anni. Un personaggio che gli storici di professione hanno sempre considerato un maestro.

Molto legato alla Basilicata era ancora componente della Deputazione di Storia Patria della Lucania alla quale aveva aderito fin dalla istituzione nel 1966. Per diversi anni è stato anche componente della giuria di saggistica storica del Premio Letterario Basilicata. Nato a Napoli il 19 novembre del 1929 si laureò alla "Federico II" con una tesi in Storia medievale. Fin dalle prime ricerche focalizzò la sua attenzione sulla intercultura, non solo la storia ma anche la sociologia, la geologia (alla cultura di un popolo mancherebbe la notizia più importante se mancasse quella del territorio), la statistica, l'economia ecc. ma soprattutto quella che definiva "l'alta cultura politica". 


Obiettivi che saranno poi definiti e perseguiti nella rivista bimestrale "L'Acropoli" che ha diretto in questi ultimi anni. il suo invito a cogliere il nesso della storiografia con la vita reale di tutti i giorni in fondo richiamava la celebre tesi di Benedetto Croce secondo il quale "ogni storia è storia contemporanea". La sua sterminata bibliografia ebbe inizio nel 1958 con un saggio su "La riforma agraria in Calabria". Borsista dell'Istituto Italiano studi storici fondato da Benedetto Croce, nel suo ruolo di segretario negli anni 1956-58 ebbe modo di conoscere intellettuali italiani e stranieri di primo livello con i quali ebbe un proficuo rapporto di collaborazione. Da questi contatti cominciò a formarsi un suo personale giudizio critico e a modellarsi la sua personalità scientifica. A soli 34 anni, nel 1963, ebbe il primo incarico di "libero" docente in Storia moderna e cominciò ad insegnare negli atenei di Salerno, Cagliari e Napoli. Dal 1966 fu ordinario di Storia medievale e moderna all'Università di Napoli. Le sue lezioni erano un vero e proprio evento culturale. Affascinava il suo modo di insegnare: lucido, essenziale, di grande onestà intellettuale. La storia intensa non semplicemente come memoria del passato ma cronaca contemporanea, eventi sociali ed economici in continuo raffronto con il presente. Il suo libro sulla Calabria del cinquecento (che fu pubblicato la prima volta nel 1967) "un classico, ormai, che era stato profondamente innovativo nella storiografia italiana, realizzando una sorta di felice innesto della storia regionale, economica e sociale "alla francese", nella storia politica di ispirazione crociana". (Anna Maria Rao, presentazione a Luca Covino, Governare il feudo, FrancoAngeli, Milano 2013). Una grande capacità dello storico napoletano a ricostruire i quadri di riferimento a tutto campo per spaziare su territori poco indagati che non fossero quelli tradizionali del giudizio storiografico. Un approccio all'indagine capace di coinvolgere gli esperti ma anche coloro che si consideravano dei semplici "amanti della storia". Lo dimostrò l'ultima uscita "pubblica" del Maestro al teatro Bellini di Napoli nel novembre del 2017, poco più di tre mesi dalla sua scomparsa. Centinaia di persone si misero in fila davanti al teatro per entrare ad ascoltare la sua lezione sulla rivoluzione napoletana del 1799. C'erano tanti suoi ex studenti. Alla "Federico II" Galasso fu anche preside della facoltà di Lettere e Filosofia dal 1972 al 1979. Contemporaneamente all'attività di studioso è stato impegnato in politica prima come consigliere comunale di Napoli dal 1970 al 1993, assessore alla Pubblica Istruzione nel triennio 1970-73. Nel '75 fu anche incaricato di formare una giunta, naufragata quasi subito per cui rinunziò a diventare sindaco di Napoli. Tra i tanti incarichi in quegli anni c'è anche quello di presidente della Biennale di Venezia dal 1978 al 1983 e di presidente della della Società Europea di Cultura dal 1982 al 1988. Deputato nelle liste del PRI insieme a Spadolini dal 1983 al 1994. In questo periodo fu sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali. Nota è la "legge Galasso" per la protezione del paesaggio. Dal 1988 al 1991 è stato anche sottosegretario al Ministero per l'Intervento Straordinario nel Mezzogiorno. Galasso è stato soprattutto un "meridionalista". La centralità della questione meridionale nell'ambito della politica nazionale è stata alla base delle sue riflessioni. Punto centrale anche una questione urbana di Napoli. Era infatti convinto che non bisogna soffermarsi nella contrapposizione sterile tra aree più sviluppate e regioni più povere, quanto in una visione globale la questione italiana va intesa come problema d'integrazione fra Settentrione e Mezzogiorno d'Italia, nel quadro delle più moderne esigenze di integrazione fra l'Europa occidentale continentale ed Europa meridionale mediterranea. Componente di varie istituzioni culturali Galasso è stato per trent'anni presidente della Società Napoletana di Storia Patria (1980-2010); dal 1977 socio dell'Accademia dei Lincei, della Real Accademia de Historia di Madrid, l'Accademia delle Scienze di Torino ecc. Molto intensa la sua attività giornalistica. Cominciò a collaborare con "Il Mondo" di Pannunzio ma poi ha collaborato con i maggiori quotidiani e periodici italiani: da "Il Mattino" di Napoli, a "La Stampa" di Torino, il "Corriere della Sera" e il "Sole 24 ore" di Milano, ecc. Numerosi i premi e le onorificenze: il premio Sila, il premio Napoli, il Premio Italaia Contemporanea, il premio Basilicata, il premio speciale della cultura della presidenza del Consiglio dei Ministri per la sezione Storia. Il 20 ottobre del 2011 gli è stato conferito il "doctoral d'honneur" dell'Università della Provence (Aix-Marseille) e cinque anni fa il "Sigillo d'oro" dell'Università di Bari (8 ottobre 2012). Tra le opere monumentali legate alla sua attività di studioso vanno citati la "Storia del Mezzogiorno d'Italia" in 15 volumi (con Rosario Romeo), la riedizione delle opre di Croce (per l'Adelphi) finora in 15 volumi, ha progettato e diretto la "Storia d'Italia" della casa editrice UTET in oltre 30 volumi ecc. ecc.


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