TRACCE di Rocco Brancati: MICHELE TEDESCO

(Moliterno 24 agosto 1834 - Napoli 3 febbraio 1917) "Michele Tedesco di Moliterno è tra i pochi eccellenti pittori defunti della nostra terra. Nato nell'agosto del 1834 nel paese che diede i natali al Racioppi ed al Petruccelli della Gattina, trascorse la sua infanzia e l'adolescenza nella vicina Spinoso, presso un fratello della mamma che a lui lo affidò quando
il padre, dopo aver venduto quel poco che la famiglia possedeva, aveva abbandonato la moglie e il figliuolo in età tenerissima e nella miseria, senza dare più notizie di sè".
Un primo profilo biografico di Michele Tedesco fu tracciato da Sergio de Pilato ("Giornale di Basilicata" Anno XI, n. 39 del 17-18 settembre 1921). In effetti Michele Giuseppe Vincenzo Tedesco nacque il 24 agosto del 1834 da Francesco, di professione barbiere ed Anna Racioppi, sorella del padre di Giacomo Racioppi (1827-1908). I due cugini Giacomo di 7 anni più grande e Michele frequentarono a Spinoso la scuola "romantica" dello zio abate Antonio Racioppi figura di intellettuale giobertiano ed entrambi lo seguirono a Napoli dove si trasferì nel 1842. 


Di questi primi anni della vita di Michele Tedesco scrisse oltre al De Pilato anche Niccolò Ramagli nel 1926 su "La Basilicata nel mondo". Ma già in (Giulia Hoffmann Tedesco, Alfieri e Lacroix, Milano 1915), Michele Tedesco testimoniò la sua difficile infanzia in un testo affidato alla prefazione di Salvatore Di Giacomo ma presumibilmente scritto da lui stesso. "...il bambino fu accompagnato, in tenerissima età, al vicino villaggio di Spinoso e lì, dalla madre, affidato ad un fratello di costei...tutta la sua infanzia, tutta l'adolescenza sua, sognatrici ed osservatrici, si riempirono di quel verde e di que' disegni campestri, di quel colore e di quelle voci della natura che s'accordavano, pur nelle loro frequenti mutevolezze, con i colori, e con le linee, e co' fuggevoli aspetti del Raparo...". 
Nella capitale del Regno Michele Tedesco continuò a frequentare la scuola privata dello zio per altri 4 anni. Nel 1848 fu implicato negli eventi sfociati nelle barricate che causarono la morte, fra i tanti anche di Luigi La Vista di Venosa, al termine dei quali seguì le lezioni di Raffaele Bova. Nel 1850 a 16 anni si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti. Nel 1853 venne chiesto un sussidio mensile alla Provincia di Basilicata per proseguire gli studi, che gli fu concesso. Michele Tedesco "è tra i tanti giovani aspiranti pittori, iscritti all'Accademia napoletana, che nel praticare la pittura inseguono un sogno politico di rigenerazione e di rinascita delle loro terre: tra le botteghe e gli studi che s'affacciano sul vicolo San Mattia, ai Quartieri Spagnoli, nel girovagare e nel ritrovarsi a commentare, osservare, discutere sulle linee che dividono i giovani pittori napoletani che oscillano tra il naturalismo di Filippo Palizzi e lo "storicismo romantico" di Domenico Morelli" (Angelo Labella, Michele Tedesco tra Moliterno, Spinoso e Napoli 1834-1860 in "Michele Tedesco. Un pittore lucano nell'Italia Unita", Calice Editori, Rionero 2012 catalogo a cura di Isabella Valente). Nel 1860 sospeso il sussidio fece parte del battaglione di Guardia Nazionale "e pieno di sogni artistici e di ardori patriottici partì per Firenze". Tra i primi quadri del Tedesco "la giovinetta di Dante Alighieri" presentato, nel 1862, all'esposizione di Milano. Nella campagna toscana, nei pressi di Careggi continuò a studiare e a dipingere quadri di soggetto storico o classico. La sua "La morte di Anacreonte" (1870) fu una delle sue opere più ammirate. Scrisse sempre il De Pilato: "A Firenze il Tedesco aveva conosciuto e sposata una giovine scozzese, ma dopo appena qualche mese quel legame s'era rilevato insopportabile e per un vizio di forma che, malgrado il regime d'indissolubilità matrimoniale fu possibile far trionfare nel trapasso tra l'antica e la novella legislazione, si potette dal magistrato infrangerlo anche per la differenza di religione dei coniugi...Giungeva intanto a Firenze per continuarvi gli studi di pittura una fanciulla bavarese di Wurzburg, Giulia Hoffmann, figliuola di un dotto filosofo e scrittore la quale aveva avuto in Francia una fine educazione ed istruzione e la cui casa paterna era il ritrovo ospitale dei maggiori scienziati del tempo." A Firenze fece parte dei famosi "macchiaioli". Nel 1873 si celebrò il matrimonio Tedesco-Hoffmann. Dopo Firenze e un breve soggiorno a Roma i coniugi si trasferirono a Portici. "L'egregio artista Michele Tedesco altra volta sussidiato dalla Provincia nella carriera assai bene intrapresa, chiede ora un sussidio di lire quattromila annue per tre anni successivi, onde poter eseguire per conto della Provincia un quadro su tela lunga tre metri ed alta la metà in cui si riassumerebbe quel momento solenne, nel quale Mario Pagano, insieme ad altri insigni patrioti, fu per ordine di Nelson preso ed incatenato sul Vascello già pronto a partire in esecuzione della capitolazione giurata dal Cardinal Ruffo. Plaudendo alla patriottica e nobile idea...il consiglio lo approva ad unanimità". (Atti del Consiglio Provinciale di Basilicata per l'anno 1874, tipografia Favatà e compagno, Potenza 1875). Nel 1877 Michele Tedesco partecipò all'esposizione di Napoli e l'anno dopo a Parigi. Seguirono nell'80 Torino e nell'88 Londra. Sei anni dopo accettò l'incarico di docente all'Accademia delle Belle Arti di Napoli ma continuò la sua instancabile opera d'artista realizzando dipinti "di gran pregio" che definì anti-morelliani e che richiamarono l'attenzione della critica più esigente. "Michele Tedesco nega a dirittura il colore...in questa sua maniera di convenzione, ha un modo di disegnare onesto, convinto, personale; è pieno di sentimento; ed il suo quadro della madre spartana in atto di abbracciare gloriosa il figlio moribondo che le vien portato dal campo di battaglia sugli scudi, è uno dei quadri pregevoli dell'Esposizione di Torino, ed uno dei più rimarcati" (L'Illustrazione Italiana, Anno VII, n.36 del 5 settembre 1880). Nel 1903 realizzò un dipinto celebrativo sulla famosa visita (nel settembre del 1902) del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Zanardelli nel suo storico viaggio in Basilicata. Michele Tedesco morì a Napoli il 3 febbraio del 1917. Il "nostro artista, uno dei più grandi dell'ultimo cinquantenario, il prof. Tedesco, quest'uomo ha ricordato la sua terra natìa e il beneficio ricevuto, per cui morendo regalava alla Provincia due suoi preziosi quadri che, quanto prima, orneranno la nostra casa provinciale" (Atti del Consiglio Provinciale di Basilicata per gli anni 1917-1918, tipografia "La Perseveranza", Potenza 1920). Scrisse ancora il de Pilato "Multiforme quindi, varia, tutta piena di sentimento, rivelatrice di una personalità pensosa alacre geniale, l'opera pittorica di questo nostro squisito artista che visse la sua vita tra Firenze e Napoli e gl'incantevoli dintorni di quelle belle città, ma non obliò mai la sua povera terra natale, ad essa consacrando anche una delle ultime sue tele rimasta incompiuta quando a visitarla. quasi a scoprirla, venne a noi Giuseppe Zanardelli".


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