TRACCE di ROCCO BRANCATI: PASQUALE FESTA CAMPANILE


(Melfi 28 luglio 1927 - Roma 25 febbraio 1986) A Melfi, la città delle "Costitutiones" di Federico II di Svevia (1231) Pasquale Festa-Campanile nacque il 28 luglio del 1927 da Raffaele e Olga Pappadà. Della sua infanzia nella città federiciana conserverà brutti ricordi tant'è che scriverà sull'' "inferno della fanciullezza".

Quando aveva appena tre anni ci fu il luttuoso e devastante terremoto del 1930. I sopravvissuti trascorsero anni nelle tendopoli e furono poi alloggiati nelle casette "asismiche" dove abitò anche zia Carmelina. La nonna Isabella, dispotica e severa, rimase nel centro storico in una vecchia casa dalle grandi stanze e bui corridoi. Nel 1936, l'anno della proclamazione dell'Impero, con tutta la famiglia si trasferì a Roma. A contatto con l'ambiente culturale romano, cominciò a coltivare la passione per la letteratura anche se il padre lo costrinse ad iscriversi e a laurearsi in giurisprudenza. Nell'immediato dopoguerra, ancora studente, collaborò con alcuni giornali culturali e, a partire dal 1947, con "La fiera letteraria" diretta da Giovan Battista Angioletti, insieme a Corrado Alvaro, Giuseppe Ungaretti, Emilio Cecchi e Gianfranco Contini. Nel 1948 poco più che ventenne il primo lusinghiero successo: la rivista romana "La Caravella" diretta da Gaetano Carancini, pubblicò i cinque racconti vincitori ex equo dell'omonimo concorso annuale. Su 400 partecipanti da tutta Italia vinse un premio di mille lire. Seguirà, nel 1951, la prima edizione del premio Marzotto per il giornalismo. Nel frattempo cominciò a collaborare anche con la radio e con il cinema. 


Il suo lavoro d'esordio fu, nel 1949, la cosceneggiatura (con Massimo Franciosa) del film "Faddija (la legge della vendetta) regia di Roberto Bianchi Montero. Seguì nel 1955, sempre con Franciosa con il quale stabilì un prolifico sodalizio artistico-letterario, la sceneggiatura del film "Gli innamorati" con la regia di Mauro Bolognini insignito del Nastro d'Argento a Venezia. 


Quello stesso anno vinse il secondo premio "Val d'Aosta" dal titolo "Re degli amici" per il romanzo inedito (sarà pubblicato due anni dopo) "La nonna Isabella". Il primo grande successo cinematografico venne nel 1956-57 quando Festa Campanile e Massimo Franciosa (ormai consolidati come una coppia di sceneggiatori del bel cinema italiano) firmeranno "Poveri ma belli" di Dino Risi. 


A trent'anni Pasquale Festa Campanile ottenne un grande successo con il suo romanzo d'esordio, "La nonna Sabella" (postfazione di Michele Prisco) pubblicato con l'editore Bompiani (1957) e un ancor maggiore successo con la versione cinematografica di Dino Risi (Gino Latilla cantò "Si me vuo' bbene). "..Quando la zia Carmela morì era una caldissima estate, l'uva era acerba a Melfi, e i fichi ancora pieni di latte. Era il 1944, un luglio denso di vita e di illimitati entusiasmi. Roma era stata liberata da poco e ancora la gente faceva ala per le strade ai soldati americani: fu l'anno in cui io rividi il mio paese in Lucania per l'ultima volta" (incipit del romanzo "La nonna Sabella). 
Seguirono autentici capolavori cinematografici come i film "Rocco e i suoi fratelli" nel 1960 e "Il gattopardo" (1963), entrambi di Luchino Visconti, "Le quattro giornate di Napoli" di Nanni Loy (1962) ma anche altri film meno fortunati come "L'assassino" di Elio Preti o "L'ape regina" di Marco Ferreri (1963). Nel 1962 firma con Garinei, Giovannini e Franciosa la sceneggiatura della commedia musicale in dialetto romanesco "Rugantino" messo in scena al teatro Sistina con Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Lea Massari, Bice Valori. Nel 1963 l'esordio come regista (insieme sempre a Franciosa) del film "Un tentativo sentimentale" e l'anno dopo "Le voci bianche" sul teatro lirico settecentesco (i noti cantori evirati). Dopo "La costanza della ragione" (1965) tratto dall'omonimo romanzo di Vasco Pratolini Festa Campanile si "specializzò" in film della "commedia all'italiana": da "La Matriarca" (1968) con Caterine Spaak al "Merlo maschio" (1971) con Laura Antonelli e Lando Buzzanca. 


 L'uomo che amava le donne nella finzione cinematografica è il protagonista dell'omonimo film di Francois Truffault, nel mondo reale somigliava molto a Pasquale Festa Campanile. Il regista lucano incarnava la figura disincantata ma insieme tenera e malinconica di chi era letteralmente affascinato dalle belle donne (fu legato a Catherine Spaak, Maria Grazia Spina, Lilli Carati). Tre matrimoni ma una lunga schiera, vera o presunta, di relazioni di simpatia o di amoreggiamento temporanei o avventurosi, in linea con il cliché che lui stesso aveva alimentato con i suoi films. Fu Festa Campanile il principale esponente del filone della commedia soft-sexy italiana. Nel 1973 realizzò la versione cinematografica del "Rugantino" con Adriano Celentano che ebbe un successo strepitoso proseguito, sempre con Celentano, con i film "Qua la mano" (1980) e "Bingo bongo" (1982). Vent'anni dopo "Nonna Sabella" pubblicò il romanzo "Conviene far bene l'amore" (1975), "Il ladrone" (1977), "Per amore, solo per amore" (1984) vincitore del premio Campiello, "La strega innamorata" (1985) e postumo "Buon Natale buon Anno" (1986). Sempre frenetica l'attività cinematografica. Divennero film "Conviene far bene l'amore" (1975) e "Il ladrone" (1979) entrambi interpretati da Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Seguirono "Soldato di Ventura" con Bud Spencer sulla figura di Ettore Fieramosca e la famosa Disfida di Barletta, il thriller "Autostop rosso sangue" (1977) "Come perdere una moglie...e trovare un'amante" (1978) con Johnny Dorelli e Barbara Bouchet. Negli anni Ottanta vanno ricordati "Culo e camicia" (1981), "Nessuno è perfetto" (sempre nel 1981) "Più bello di così si muore" (1982) una trilogia sui temi dell'omosessualità, della transessualità e del travestito. Infine Pasquale Festa Campanile firmò la regia di "Porca vacca" (1982) sugli eventi drammatici della prima guerra mondiale, "La ragazza di Trieste" (1982) con Ornella Muti e "Uno scandalo per bene" (1984) sul famoso episodio di cronaca dello smemorato di Collegno. Pasquale Festa Campanile fece parte del 1977 al 1985 della giuria di narrativa del "Premio Letterario Basilicata" presieduto da Carlo Bo. Grazie al suo intervento nel 1982 si svolse a Maratea un'edizione memorabile del "Premo Internazionale Maratea" con l'intervento delle grandi personalità del mondo del cinema, dello spettacolo e della cultura: da Sordi a Gassman, da Melano a Monicelli a Guttuso a De Sio con la conduzione del mitico Lello Bersani. Pasquale Festa Campanile che Lina Wertmuller chiamava "Pasqualino Din-Don-Dan" morì nel 1986 a soli 59 anni per una neoplasia lasciando la moglie Rosalba Mazzamuto e il figlio, avuto da un precedente matrimonio, Raffaele. Scrisse, a proposito della sua instancabile attività: "Buona parte della notte la passo a scrivere romanzi o copioni, sostenendomi a grappa e caffè, fumando cento sigarette al giorno...Sono fatto in modo tale che non posso mettere le marce batte, se non metto la quinta non mi diverto".


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