TRACCE di Rocco Brancati: VINCENZO FERRONI

(Tramutola, 17 febbraio 1858 - Milano, 10 gennaio 1934) 
Vincenzo Emidio Carmine Ferroni nacque a Tramutola il 17 febbraio del 1858, da Nicola, di professione sarto e Rosa Cosenza. La famiglia composta dai genitori e 8 figli, 4 maschi e 4 femmine abitava in contrada Vallone.
Ricevette i primi insegnamenti in paese. Insieme ad uno dei fratelli, Giovan Battista Domenico (nato il 3 giugno del 1862) frequentò i corsi di musica nella vicina Viggiano: Vincenzo quelli di flauto-corno e Domenico di violino.

Vincenzo fece anche parte della banda musicale di Tramutola.
Molti anni dopo il giornale satirico "Il Mefistofele" in occasione di una sua venuta a Napoli (di passaggio) scrisse:
"Il Ferroni, nativo di Tramutola (Basilicata) studiò in Napoli (sic) la musica e riuscì un valente flautista". ("Il Mefistofele" Anno I, n. 23, Foggia 1 ottobre 1896).



Nel 1870 la famiglia Ferroni emigrò in direzione delle Americhe, in particolare in Uruguay ma il giovane Vincenzo, appena dodicenne, fuggì dalla casa paterna e si imbarcò clandestino su una nave diretta in Francia a Le Havre. Come un "viggianese" (i famosi ragazzi di strada con le loro arpe portatili) per sopravvivere suonava dove capitava fino a quando non venne assunto in un'orchestrina a Parigi impegnata nell'eseguire operette nel "Jardin du Luxembourg".



"Finalmente a diciannove anni riesce ad essere ammesso presso il Conservatorio nazionale di Parigi sostenendo una non semplice prova di ingresso; il 23 febbraio 1877 entra a far parte del Conservatorio mentre il 1 febbraio è ammesso alla classe di armonia, solfeggio e accompagnamento pratico di Auguste Marie Gabriele Savard all'età di 19 anni e 7 mesi". (Marco Ranaldi, Vincenzo Ferroni, Edizioni Ermes, Potenza 1994).
Per la sua bravura l'anno dopo Savard (massimo esponente francese di didattica musicale ) gli permise di sostituirlo in sua assenza durante le lezioni al Conservatorio. Per questo ruolo di supplente venne regolarmente pagato e potè, su suggerimento del suo maestro, seguire il corso di composizione (a partire dal 20 novembre 1881) di Jules Messenet.
Nel 1883 si diplomò con onore sostenendo una prova di contrappunto e fuga su un soggetto di Charles-Louis Ambroise Thomas. Nella stessa sessione d'esami si diplomò anche il compagno di studi di Ferroni, Claude Debussy (1862-1918) che sarà uno dei massimi protagonisti del simbolismo musicale e tra i più importanti compositori francesi.
La sua prima affermazione come compositore giungerà nel 1885, con la vittoria – su oltre seicento partecipanti – al Concorso internazionale bandito dal quotidiano "Le Figaro" con "l'Hymne d'un pâtre lydien".
Tra le prime composizioni del Ferroni (tra il 1884 e il 1886) "Son nom?" per canto e pianoforte su testo di monsieur Nicolas Brument e "Ivesse" su testo di Victor Barrucand.
Nel 1888 tornò in Italia ed ottenne, per concorso, il posto di docente di composizione al Real Conservatorio di Milano sulla prestigiosa cattedra che fu di Amilcare Ponchielli.
Nel 1890 partecipò al concorso della casa editrice milanese Sonzogno con il quadro lirico "Rudello" su libretto di Modesto Zucchetti. Si classificò al terzo posto dopo "Cavalleria Rusticana" di Mascagni e "Labilia" di Spinelli.
Nel 1893 "L'Avvisatore Artistico" di Milano pubblicò una "squisita romantica intitolata "la viola del pensiero" parole di Nelia del Nebolo, musica del maestro Vincenzo Ferroni" notizia ripresa dal settimanale tarantino "La Nuova Sentinella" (22 aprile 1893).
L'Indipendente di Trieste (6 luglio 1894) scrisse: " L'editore Arturo De Marchi ha acquistato una nuova opera: "Al monte di Viggiano" del maestro Vincenzo Ferroni, professore d'alta composizione al Conservatorio di Milano. Il libretto è di Cesare Sabbatini a cui lo suggerì lo stesso Ferroni. L'opera verrà posta in scena al teatro Alhambra di Milano nel prossimo autunno".
Il giornale "Otello" di Parma (22 novembre 1894) diede notizia: " In carnovale, si dirà, al teatro Alhambra di Milano una nuova edizione lirica in 3 atti del prof. Vincenzo Ferroni dal titolo "Al monte di Viggiano".
Nei quarant’anni di insegnamento a Milano il Ferroni diplomò un gran numero di valenti compositori e cattedratici italiani ed esteri. Basterebbe citare: il boemo Riccardo Pick Mangiagalli, Italo Montemezzi, Ettore Pozzoli, Virgilio Ranzato, Felice Lattuada. Un suo allievo, Ezio Carabella, famoso per i commenti musicali per films dell’era mussoliniana, in “Critiche, Polemiche e Curiosità Musicali” del 1927-1928 così scrisse del suo maestro: "... seduto al bel pianoforte a coda il maestro per ore e ore, circondato dalla sua scolaresca era assorto a correggere fughe, quartetti, liriche, tempi di sinfonia e a teorizzare sapientemente sulle formule musicali liriche e sinfoniche tramandateci dai sommi maestri. Negli incontri avuti ai concerti che dirigeva, Giannandrea Gavazzeni mi confidava che egli medesimo ed altri allievi del M° Ildebrando Pizzetti, a volte, si recavano di soppiatto nella classe del Ferroni decorata di partiture, spartiti, strumenti musicali di ogni sorta, per ascoltare le sue lezioni profuse di illuminanti riferimenti storici e artistici. Poi commentava la validità dei lavori musicali del Ferroni splendenti di dottrina musicale e di godibile ascolto".
Scrisse la "Rivista nazionale di musica": "Di Vincenzo Ferroni la casa Edit Mauro V. Cardilli, New York, ha di recente dato alla luce il "Trio in re maggiore", per violino, violoncello e pianoforte. Pur essendo impostata quest'opera ad uno stile classico, severo e retto da una tecnica poderosa, l'autore vi si esprime e canta spesso soavemente (specie nell'adagio appassionato) spiegandovi libera e sana una ispirazione schietta ed oltremodo piacevole...Il Ferroni, che tiene unitamente all'Orefice con tanto onore la cattedra di alta composizione al R. Conservatorio Verdi di Milano, ha arricchito, col menzionato suo lavoro, di un'altra gemma il repertorio, in via di ricostituzione, della musica italiana da camera". (Rivista Nazionale di Musica, Anno II, n.55, Roma 9 dicembre 1921).
Ferroni realizzò ancora per il teatro "Ettore Fieramosca", dramma in tre atti, per il quale scrisse egli stesso il libretto e che fu eseguito al teatro Sociale di Como, per la prima volta il 25 gennaio 1896. Infine scrisse "Il carbonaro", dramma su libretto di R. Carugati, rappresentato per la prima volta al teatro Lirico internazionale di Milano il 19 febbraio 1900. Compose inoltre "Zingaresca oppure Chanson de bohémiens" su testo proprio, 1909 ed altre cose : sinfonie, musica da camera, musica per organo, liriche, musica sacra.
Nel 1929 venne collocato a riposo con il grado di professore emerito e al suo posto fu nominato l'allievo A. Pedrollo; per vari anni fu anche consigliere della casa di riposo per musicisti "G. Verdi".
Vincenzo Ferroni morì a Milano il 10 gennaio del 1934.












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