Schermi Riflessi di Armando Lostaglio:


I laghi ghiacciati di Monticchio Fra disagio e poesia 

E’ un po’ proibitiva la strada per arrivarci, ma appena l’occhio si posa fra l’abbazia di San Michele e il lago, lo spettacolo è ineguagliabile.

I due laghi di Monticchio sono ghiacciati, ma soprattutto quello Grande: uno spettacolo rarissimo che a memoria d’uomo sarà difficile riscontrare. Non sembra di essere in quel luogo che in primavera (appena iniziata con la neve) e, specie in autunno, emana colori che esplodono agli occhi. L’odore di questi giorni invece avvolge in un afflato quasi artico; è scenario scandinavo, o comunque nordico, o ancora da laghi dell’est. L’occhio della reporter scruta e sa ben guardare oltre quello scenario immacolato che quasi intimorisce. “ Quanto non abbiamo mai visto o non conosciamo può anche spaventare - ci confida Adriano alla vista di quelle immagini - Un segno dei tempi, del cambiamento che stiamo vivendo!” Il lago ghiacciato riporta ad immagini inconsuete. Di certo non è il lago ghiacciato polacco dove si consuma la tragedia nel “Decalogo” del cineasta Kieslowski. Sono i nostri Laghi, quelli di Monticchio, che mille volte abbiamo ammirato in ogni stagione, e che la neve indugia a confermare in uno stato di grazia e di bellezza. Se riuscissimo ad impadronirci di un “alfabeto temporale” sapremmo meglio guardare al passato e prevedere forse il futuro. Certo, il grande freddo ci ha presi un po’ s guarniti, anche nelle modalità di come “liberarsi” dei cumuli montuosi di neve come nelle Dolomiti. “Ma voi non conoscete i rigori dell’inverno? Questo lucano è solo un breve assaggio di quello ben più lungo che si vive in Ucraina...” Lo sussurra con nostalgia Ludmilla, da diversi anni in queste comunità per badare agli anziani, con un nome e le sembianze di una canzone di Paolo Conte. Il “generale inverno” si è sentito eccome, con sussulti fino in primavera, e si sentirà anche per i costi ai contribuenti: trecentomila euro, o saranno cinquecentomila per sgomberare la neve dalle strade, per liberarci dall’ingombro dei cumuli ormai sporchi e fangosi. Costa la neve, costa. “Sotto la neve c’è il pane” è solo un retaggio da nenia popolare. E quel poetico “Cercheremo di non disturbare la neve con le nostre impronte” (di Sting) è durato solo lo spazio di un mattino, o di una notte. Per il resto è stato disagio, non lavoro, non scuola, non altro. La neve sui Laghi si sta sciogliendo, e sulla collina di Ciaulina (tanto cara a Beniamino Placido) è sempre l’ultima a sparire. 


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