TRACCE di Rocco Brancati: VINCENZO MASSILLA

(Atella, 22 ottobre 1499 – Bari, 1º febbraio 1580) "Il giureconsulto cinquecentesco Vincenzo Massilla, nei suoi notissimi Commentarij super consuetudinibus preclarae civitatis Bari - composti nella città di Cracovia, mentre era al seguito della regina Bona Sforza, e stampati a Padova nel 1550 - riferisce...(che la Basilica di San Nicola di Bari) superava di gran lunga l'episcopio,
sia il censo che per il numero dei clerici, fra i quali figuravano uomini nobili, dotti e di altissima reputazione....[Vito A. Melchiorre, Bari & S. Nicola, Edipuglia, Bari 1986].
Vincenzo Massilla scrisse diverse opere purtroppo quasi tutte andate perdute ad eccezione di due: i "Commentarij" e una "Cronaca sulle famiglie nobili di Bari" ripubblicata nel 1881 dello studioso napoletano Francesco Bonazzi. Nel feudo della famiglia Caracciolo di Melfi nacque ad Atella il 22 ottobre del 1499 Vincenzo Massilla, da Guglielmo dottore in medicina e da Berardina de Simeone di Venosa. Lasciò Atella e la Basilicata per Napoli quando aveva solo 12 anni. Cominciò gli studi sotto la guida di importanti maestri del contesto culturale napoletano come Scipione Capece (1480-1551), e completò la sua formazione a Salerno dove ebbe come maestro il venosino Roberto Maranta (1476-1535). 
Le sopraggiunte difficoltà familiari, per l'improvvisa morte del padre, lo costrinsero a tornare ben presto a Napoli dove però riuscì a laurearsi in utroque iure.Sempre a Napoli cominciò ad esercitare la professione di avvocato fino a quando fu nominato giudice regio a Trani. Di lì si trasferì a Bari dove il 23 aprile del 1527 sposò Terenzia Filippucci, figlia di un facoltoso notaio. Ottenuta la cittadinanza barese nel 1529 fu iscritto tra la nobiltà come risulta dal catasto dei nobili del 1536 e tra gli incarichi più prestigiosi ebbe quello di governatore di Conversano e, successivamente di Rossano. Rimasto vedovo della prima moglie con la quale ebbe due figli sposò nel 1534 Antonia Ventura. 
Le notizie biografiche le scrisse lui stesso nelle sue Cronache sulle famiglie nobili di Bari. "Nell'anno 1527 a dì 23 aprile io Vincenzo Massilla U.J.D. benchè indegno d'Atella di Basilicata, o Puglia venni in la Città di Bari, e contrassi matrimonio con una gentil donna di casa Filippuccio, nomine Terenzia; procreai da quella duoi figlioli, uno masculo quale fu morto, et una femina nomine Giulia, la quale prima si maritò con lo quondam Magnifico Cola di Charis, secondo lugo si maritò in Città di Giovinazzo con lo Magnifico Giacomo Lupi. Morta detta Terenzia nell'anno 1534 stetti celibe alcuni anni, finalmente nell'anno del Signore 1539 allì 9 del mese di Marzo contrassi matrimonio con la Magnifica Antonia Ventura, figlia delli Magnifici Alfonso Ventura, et Catherina Zurla con la quale ho procreato più e più figlioli, e figliole delli quali alcuno n'è morto, et alcuni sono vivi sì mascoli come femine. Delle femine due ne sono Monache in lo Monastero di S. Giacomo, et una maritata con lo Magnificio Fabritio Tresca, et una nomine Dorotea oggi è d'età di sette in otto anni. Li mascoli vivi per gratia di DioOttimo Massimo ha uno nome Giovan Battista, nacque nell'anno 1553 a dì 6 del mese di Dicembre ad hore 12 un terzo, altro nomine Oratio nacque a ì 25 maggio 1557 ad hore 23, altro nomine Manilio nacque a dì 16 di Giugno ad hore 12 nell'anno 1530 in presentia del quondam Eccellente Signore Ludovico Alifio, all'hora Locotenente Generale delli Serenissimi Re, et Reina di Polonia in questo Stato produssi alcuni gentil'homini forastieri prattici in Atella, et in corte del quondam Troiano Caracciolo Principe di Melfi, quali deponendo io essere per grazia del Signore nato nobile ex utroque parente in detta Terra di Atella, come più largamente ne miei Commentarij sopra le Consuetudini di Bari in lo titolo de Jure immunitatis Civis, alla Consuetudine quale incomincia quicumque, ho scritto, e così in laude del Signore Nostro Giesù Christo, e per sua Santa gratia, et per gratia di tutti i nobili della Città diBari fui aggregato al numero delli nobili, e dall'hora in qua per più e più anni sono stato uno delli Decurioni, et eletto in Conseglio delli nobili, et più anni Avvocato del publico, come è cosa notoria. L'arma della mia casa sono sempre state e sono queste: Spaccato di argento e di nero al leone uscente di oro movente dalla partizione". Non si spostò da Bari che in due occasioni: quando fu nominato uditore generale per gli Stati feudali a Cracovia (dal 1545 al 1549) e quando si recò a Padova nel 1550 per preparare l'edizione dei suoi "Commentarii". Vincenzo Massilla morì a Bari l'1 febbraio del 1580. Tra le sue opere perdute un "Alberto di tutti i re di Napoli" e un "Albero dei duchi di Milano", la raccolta di proverbi "Golosse civili e canoniche" oltre alle due opere note, a cominciare dai "Commentarii" (Napoli 1784) “nelle quali dottamente egli s'interna nel vero senso delle suddette leggi municipali della città di Bari, con isvilupparne i loro rapporti, e nel tempo stesso fa spargere de' lumi sopra moltissime altre costumanze, e leggi del Regno. Di quest'opera se ne diede un vantaggioso giudizio nel Giornale enciclopedico di Napoli (aprile 1785) e con ragione, non potendosi non dire esser l'autore di buone cognizioni fornito di giurisprudenza e di storia, e per quanto lo fa vedere un suo amico filatgete nella lettera che trovasi impressa sul principio del libro" [Lorenzo Giustiniani, Memorie storiche degli scrittori legali del Regno di Napoli, Stamperia Simoniana, Napoli 1788]. L'opera del giurista Massilla resta la principale se non unica fonte di informazione sulle consuetudini della città di Bari anche se il commento del Massilla è stato oggetto a più riprese di talora pesanti critiche fino alla definizione lapidaria da parte di Pietro Giannone (1676-1748) nella sua "Istoria civile del Regno di Napoli" che lo accusa di essere "ignaro delle leggi longobarde". L'altra opera conosciuta è la Cronaca sulle famiglie nobili di BAri scritta nel 1567 e ripubblicata. come si è già detto, con note e documenti a cura di Francesco Bonazzi.


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