L'Opinione di Marco Lombardi: L'ITALIA CHE PREOCCUPA L'EUROPA


"Superare l’austerity come religione e i conti come fine è il primo passo per costruire una Europa politica che sappia scegliere e non solo amministrare. Cambiare l’Europa è una sfida che possiamo vincere.

Per farlo, però, abbiamo bisogno anzitutto di cambiare verso all’Italia. Solo cambiando, l’Italia può acquistare la forza e la credibilità necessarie per chiedere all’Europa di cambiare le sue regole e perfino i suoi paletti. A partire dal parametro del 3% nel rapporto deficit/pil; un parametro anacronistico. Siamo noi che dobbiamo chiedere all’Europa di cambiare, ma prima di farlo, iniziamo a realizzare in casa le riforme che rinviamo da troppo tempo". Queste parole non le hanno dette Salvini o Di Maio, ma Renzi, scrivendole nel documento ufficiale presentato al congresso del PD, poche settimane prima la sua ascesa a Palazzo Chigi. La retorica euroscettica fu un cavallo di battaglia della sua campagna politica, eppure alla nomina a Presidente del Consiglio dei Ministri non si ricordano levate di scudi da parte di Bruxelles o di organismi finanziari. Lo stesso Napolitano non contestò la nomina di ministri dal curriculum discutibile per le competenze del dicastero diretto, eppure in quel governo ce ne furono, a partire da quello dello stesso Renzi, un laureato in giurisprudenza con una breve carriera nel marketing e due mandati alla guida di enti locali. Certo il PD non era definibile anti-sistema, ma anche la Lega ha avuto negli ultimi trent'anni diverse esperienze di gestione della cosa pubblica, senza mostrare pulsioni sovversive e lo stesso dicasi per le amministrazioni locali a guida Cinque Stelle. Perciò è auspicabile un abbassamento dei toni, troppo allarmistici, a partire dal chiedere a Mattarella un ruolo attivo che la sua carica non prevede. Non scordiamo poi che una bocciatura troppo discrezionale da parte del Colle, non farebbe che soffiare sul fuoco del populismo che cova in seno al popolo italiano. Ci sarà da stare attenti contro toni sicuramente più aspri, a partire dalla convivenza interculturale e da un concetto di sicurezza pericoloso, benché non troppo distante da quello maturato negli ultimi anni e comunque non più preoccupante di quello che avremmo con una coalizione di centro-destra al potere, visto che questa è oggi la sola altrernativa possibile. Perchè con un PD ormai sfasciato, conviene rammentarci il vecchio adagio per cui al peggio non c'è mai fine.


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