TRACCE di Rocco Brancati: GUIDO SPERA


(Tito 11 febbraio 1886 - Bari 5 febbraio 1956) 

La Basilicata alla mostra agricola di Roma nel 1932 ebbe un successo clamoroso. Scrisse l'agronomo Gioacchino Viggiani: "Diciamo subito che tutta la parte artistica e folcloristica è stata ideata, e attuata dal valorosissimo e geniale artista, nostro amico carissimo e appassionato comprovinciale Guido Spera.

E' lui che ci ha fatto fare una mostra veramente originale; è lui che ha dato anima e vita al folklore più squisitamente rurale; è lui che ha dipinto e plasmato nella terra cotta gli antichi vasi lucani, e le erme delle antiche navi romane; è lui, infine, che ha modellato e diretto le magnifiche e viventi bambole vestite dei costumi più caratteristici della nostra regione". (dalla rivista "Terra lucana" anno X, n.8-10 del settembre-ottobre 1932).


Guido Spera firmò le opere grafiche con "Giesse" ed espose in mostre d'arte insieme ad altri affermati pittori lucani (a Potenza nel 1927 nelle salette del Caffè Giuliano, nel teatro comunale). Ma oltre che grafico è stato soprattutto un agronomo. Come scrisse la rivista "La Basilicata nel mondo" alla quale collaborò per le illustrazioni: "E' cominciato un ciclo di conferenze agrarie alla truppa del presidio, completate da esperimenti sul terreno. 


Le conferenza sono tenute a cura della Cattedra ambulante di agricoltura: gli oratori, che si avvicendano settimanalmente, sono il comm. dott. Gaetano Baudin, direttore della cattedra ambulante, ed i dott. Gino Buoncristiano e Guido Spera, funzionari della stessa". ("La Basilicata nel mondo", Anno IV, n.1 gennaio 1927). Numerosi i suoi testi e le sue illustrazioni che, con regolarità, apparvero su "Agricoltura materana" tra la fine degli Anni Venti e l'inizio degli anni Trenta. 


Nato a Tito nel 1885 in una famiglia di possidenti terrieri Guido Spera frequentò il liceo classico "Q. Orazio Flacco" a Potenza e si laureò nel 1914 alla scuola superiore di agricoltura a Portici. Fu assistente alla cattedra di patologia vegetale di Portici ma anche sceneggiatore al Teatro San Carlo di Napoli e reggente delle cattedre ambulanti di Stigliano e Matera. "L'olivicoltura si dibatte in una grave crisi, perché il costo di produzione dell'olio ha superato quello di vendita, come dimostrò il prof. Iovino, due anni fa...


Troppo lungo sarebbe parlare dei rimedi che si suggeriscono per alleviare questa crisi e mi fermo, pel momento, a richiamare l'attenzione sopra un lato solo del problema, quello della migliore utilizzazione della sanza delle olive, anche per le interferenze, che l'argomento ha coll'attuale penuria foraggiera, causata dalle avversità stagionali..." (da "Agricoltura materana" Anno IV n. 3 del marzo 1931). Guido Spera fu impegnato, nel corso della sua vita, nelle innovazioni legate alla coltivazione della terra utilizzando tecniche più moderne e adeguate. 


Andò in pensione nel 1949. Oltre che numerosi articoli scrisse: l'opuscolo "La chiacchiere di Carminuzzo Valente" per spiegare in un linguaggio semplice ai contadini che cosa dovevano fare per produrre di più e meglio, "Uva da tavola" (1931), "Decalogo delle concimazioni" (1934), "Popolaresca lucana" (1936) ecc. Le sue opere più interessanti furono "Storia ed evoluzione di un'azienda agricola" e "Aziende di Basilicata: Calle di Tricarico" nelle quali racconta l'evoluzione di un'azienda-modello, quella dei Turati a Tricarico. "Il rag.. Turati, torinese, aveva ereditato l'azienda di Calle dal suocero; trasferitosi a Tricarico, cercò di trasformare quei grandi appezzamenti di terra, da incolti ed aridi, i terre fertili. Prima della realizzazione dell'azienda di Calle, persisteva un disordine fondiario che, unito al microlatifondo, ebbe l'effetto di favorire manovre speculative che portarono all'arricchimento di pochi e all'impoverimento delle popolazioni agricole. Grazie agli approcci dei sociologi americani Peck e Friedmann che approfondirono gli studi sulle condizioni di vita della Basilicata, un mondo a sè rispetto a tutto il resto dell'Occidente, finalmente questo universo chiuso e sconosciuto venne alla ribalta. L'azienda di Calle, dopo alcune sperimentazioni sbagliate, grazie alla consulenza di uomini come Azimonti, Indrio e dello stesso Spera, rappresentò una anomalia positiva nel panorama agricolo e sociale della Basilicata. Il territorio, molto vasto, fu diviso in poderi e quote e attraverso contratti di mezzadria fu assegnato ai contadini. L'azienda era un microcosmo autonomo con le case per le famiglie dei lavoratori, la scuola, l'assistenza medica, l'ufficio postale, il campo di calcio. Fu costruita la strada che sostituiva le scomode mulattiere, fu portata l'acqua per l'irrigazione della terra, da sempre poco fertile proprio a causa dell'endemica mancanza di acqua". Negli ultimi anni grazie alla ripubblicazione del suo saggio sull'azienda Turati (2007 per l'editore Congedo di Galatina in provincia di Lecce) e l'allestimento di una mostra a lui dedicata nell'ambito di un seminario regionale sull'agricoltura è stato riscoperto questo personaggio che, al pari per esempio, di un Rocco Buccico a Monticchio o di un Eugenio Azimonti a Pedali-Villa d'Agri fu fortemente impegnato nello sviluppo e nella modernizzazione dell'agricoltura in Basilicata. A lui Filippo Radogna, Irene e Carmelo Settembrini, Giuseppina Giusy Laurino dedicarono una interessante monografia dal titolo "Guido Spera. L'arte illustrata e il divulgatore agricolo". Nipote di Guido è l’antropologo Enzo Spera. 


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