Tracce di Rocco Brancati: MATTEO CRISTIANO


(Castelgrande 13 febbraio (?) 1616 - Napoli 23 agosto 1653) 

Dopo la rivolta napoletana (7-16 luglio 1647) di Masaniello (Tommaso Aniello d'Amalfi 1620-1647) contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo, la storia ricorda la Reale Repubblica Napoletana e la figura di Matteo Cristiano da Castelgrande.

"Il punto più alto, militare e politico, fu raggiunto da Matteo Cristiano, che operò al confine tra la Basilicata e la Puglia, attestandosi nelle città di Altamura e di Gravina e disponendosi a muovere alla conquista della piazzaforte di Taranto. Proveniva da una famiglia originaria di Pavia, che si era trasferita nel regno nel secolo XV. Era legista e aveva 31 anni nel 1647. La sua azione, inizialmente congiunta con quella di ippolito da Pastena, riuscì a porre quasi completamente sotto il governo popolare l'intera provincia di Basilicata". (Rosario Villari, Un sogno di libertà. 


Napoli nel declino di un impero 1585-1648, Mondadori, Milano 2012). Matteo Cristiano fu infatti uno dei protagonisti della rivoluzione antispagnola del 1647-48 che portò alla breve esperienza della "Repubblica Napoletana" (un secolo e mezzo prima del 1799 di Francesco Mario Pagano). A Napoli Matteo Cristiano aveva avuto, per così' dire, una "legittimazione". Fu infatti nominato luogotenente (preside della Lucania) da Enrico II Duca di Guisa (1614-1664) che coltivava il desiderio di salire sul trono del Regno di Napoli quale discendente degli Angiò di casa Lorena. 


Il Duca dopo la rivolta di Masaniello era arrivato a Napoli su suggerimento del cardinale Mazzarino. "Matteo Cristiano era un dottore in legge della terra di Castelgrande in Basilicata, un gentiluomo ricco di beni di fortuna e di coraggio e di alti e generosi ideali, il quale, avendo ricevuto dal popolo di Napoli la patente di sopraintendente della armi in Puglia, aveva subito messo in campo, coadiuvato da suo cugino Andrea Marotta, un esercito di oltre tremila uomini, tra fanti, cavalli ed artiglieri" (Archivio Storico Pugliese, Anno II, fasc. III-IV, ottobre 1895). 


Matteo Cristiano si dimostrò un abile stratega perché a capo di contadini e popolani riuscì non solo a conquistare tutta la Basilicata ma nel dicembre del 1647, dopo dieci giorni di assedio, annesse alla Repubblica la città di Salerno. Fu allora nominato "governatore delle armi" della Real Repubblica Napoletana e a capo di 1500 uomini proseguì le sue vittorie: a Ferrandina insieme alle truppe di Francesco Salazar riuscì a battere le truppe regolari del Duca di Martina. 


Scrisse Francesco Capocelatro nel 1854: "Matteo Cristiano e dal Conte del Vaglio (era questi di nazione Spagnuola figliuolo del già segretario del Regno Salazar, che sciancato di una gamba e più travolto di anmo e di fede con le sue laide opere fattosi capo dei popolari, macchiava biasimevolmente sè e la sua nobile schiatta) avendo non solo presa Ferrandina, ma anco saccheggiato crudelmente Pisticci che osò fargli resistenza". (Diario di Francesco Capocelatro contenente la storia delle cose avvenute nel reame di Napoli negli anni 1647-1650, Stabilimento tipografico Nobile, Napoli 1854). 


Si spostò quindi a Matera dove venne accolto come un liberatore. Il 5 febbraio del 1648 a Gravina e poi ad Altamura respinse gli attacchi del conte di Conversano e del Duca di Martina. "Afflitto da calamità naturali,, dissesti economici e rivolte contro i Vicerè, che avranno eco in Altamura negli episodi del 1648, dominati dalle vicende di Matteo Cristiano e degli scontri con le truppe del Conte di Conversano, anche se i movimenti generali del Vicereame qui da noi avranno ben poco di sommossa popolare e saranno consegnati agli umori locali, favorevoli all'una e all'altra corrente". (Altamura, rivista storica, n. 27-28 anno 1985-86). 


Dopo la caduta di Napoli accettò la resa chiedendo in cambio un governo più giusto e la carica di governatore e capitano. Le promesse non furono mantenute (come sarebbe accaduto anche nel 1799) per cui fuggì a Torricella Sicura in Abruzzo dove venne catturato e condotto a Napoli. Il 22 agosto del 1653 venne decapitato in piazza Mercato. "Agli occhi della folla strabocchevole il Cristiano apparve alto, "d'aspetto civile", ricciuto e rosso di capelli. Ottenne - era il 23 ag. 1653 - per grazia speciale del viceré di morire decapitato, anziché sulla forca". Matteo Cristiano era nato a Castelgrande nel 1616 (forse il 13 febbraio) da Fabrizio, dottore in legge e da Beatrice Polino di Muro Lucano. 


Le prime fonti biografiche si devono ad uno storico dell'ottocento, il barone Nicola Cianci di Sanseverino (1835-1908). "La famiglia Cristiano era antica, e come nota il Martuscelli nel libro Numistrone e Murolucano sin dal 1508 un Jacobello Cristiano ebbe il patronato della chiesetta di S. Giovanni Battista in Muro. Nel secolo seguente in Castelgrande vi erano due cospicue famiglie di questo cognome. Nel 1616 in questa casa nasceva Matteo Crtiano, primogenito di Fabrizio dottore in leggi e di Beatrice Polino della città di Muro. La data della sua nascita ci è porta dal registro dei fuochi o famiglie, esistente nel Grande Archivio di Stato, anzichè dai registri parrocchiali di Castelgrande, che incominciano dal 1657, dopo le distruzioni e gl'incendi di quell'epoca. In tale umile, ma altissimo nido d'aquila, posto in una regione prediletta dai Normanni..." (Ruggiero Cianci di Sanseverino, Matteo Cristiano Governatore generale delle armi della Serenissima Repubblica di Napoli (1647-48) e difensore della libertà del Regno fino al 1653, Editore Giuseppe De Alteris, Napoli 1914). Una lapide venne apposta sulla facciata principale della casa dove nacque: "In questa casa nacque Matteo di Fabrizio Cristiano legista e guerriero animoso che nella secolare lotta contro il dominio straniero duce supremo degli insorti più volte sconfisse l'armi spagnuole all'assedio di Altamura il contemporaneo Oliviero Cromwell emulò colpito dall'avverso fato ai generosi implacabile il XXIII d'agosto MDCLIII dopo cinque anni di avvicendate pugne suggellò con la vita l'accesa speranza della grandezza d'Italia a perpetua memoria oggi XIII d'agosto MCMXIII il Municipio di Castelgrande pone".


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