L'Opinione di Marco Lombardi: Il meno di niente


Certo che da “anche i ricchi piangono” a i “ricchi paghino meno tasse”, il salto è grosso e che questo sia accaduto con l’affermazione di forze politiche di stampo anti liberista è paradossale.

Anzi è paradigmatico di una società in cui sono saltati molti schemi, spesso a causa di chi era chiamato ad applicarli con onestà, perizia e buon senso. Ma tra il pianto di bertinottiana memoria e il riso promesso da Salvini al ricco settentrione, c'è una via di mezzo e cioè che i ricchi si limitino a pagare il giusto contributo alle funzioni e servizi offerti dallo Stato, gaudenti o in lacrime sarà poi affar loro. Perché è noto che in Italia le classi economiche più agiate siano polarizzare tra una ristretta minoranza che paga tasse molto alte e la stragrande maggioranza che le tasse non le paga per niente e il meno di niente resta niente. Per cui, siccome tra il dire e il fare c’è di mezzo il governare, l’auspicio è che i proclami del salvimaio, alla prova delle leggi essenziali del fare di conto (altro che fiscal compact), si traducano in misure sagge che uniscano l’effettiva ritarazione delle aliquote più alte ad una seria politica di contrasto dell’evasione. Magari il concetto di pace fiscale sta tutto qui, non nella pace eterna dei condoni tombali, non in quella armata tra esattore e malandrino, bensì nella pace interiore di un paese roso dal proprio conflitto tra buoni propositi ed un irrefrenabile impulso all’illegalità.
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