L'Opinione di Marco Lombardi: Accattonaggio molesto


Tra le misure del decreto Salvini, c’è anche l’introduzione del reato di accattonaggio molesto. Secondo tale norma la molestia si realizza in due modi. Il primo è l’utilizzo di modalità vessatorie e su questo non si può che essere d’accordo. Molto più controverso è invece il secondo, vale a dire la simulazione di deformità o malattie o il ricorso a mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà. Da un punto di vista pratico diventa difficile immaginare come si accerti tale truffa, soprattutto senza incorrere a spicci quanto spiacevoli metodi. Da un punto di vista teorico, anzi filosofico, è altresì evidente che l’accattonaggio si basi sull’enfatizzazione di aspetti che muovano la pietà altrui. Fa parte dell’arte dell’arrangiarsi, che è poi il motore dell’economia dei consumi, fondata anch’essa su bisogni spesso indotti e perciò fasulli. Sarebbe allora da punire assai più severamente chi ci spilla quattrini facendoci sentire più infelici, inadeguati, deboli, attraverso la grande sceneggiata del merchandising. Non invece chi ci strappa dalla tasca qualche spicciolo recitando la parte, facendo di fatto un teatro di strada cui spesso è obbligato dalla vita. Torna alla mente quel gran piccolo film che è Caffé Express, con uno straordinario Nino Manfredi che riesce a vendere abusivamente il proprio caffè sul treno inventando storie straordinarie sulla propria reale disabilità. Anch’egli agisce in modo fraudolento, perché, si giustifica quando colto in fallo, la miseria e il dolore fanno impressione alla gente e così lui le rende importanti raccontandoci storie sopra, perché in fondo la sola verità che esiste è quella che si vede e che gli permette di tirare a campare. Si tratta in fondo della recita della vita, un’estremizzazione e neppure più di tanto, delle maschere che siamo costretti ad indossare, su cui nessun tutore dell’ordine può essere chiamato ad intervenire. In fondo, poi, lasciate ai generosi la libertà di decidere da soli, in coscienza e sì, anche di far la figura dei fessi e creduloni, ma con la leggerezza di spirito che il donare senza se e senza ma ci lascia dentro.

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