Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Tripudio al Verdi di Salerno per “Il barbiere di Siviglia”


L’ottocentesco Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno saluta con lunghi applausi “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini, nel 150 anniversario della sua scomparsa (avvenuta nei pressi di Parigi). Ad interpretarla una giovane compagnia, straordinaria e di grande impatto ilare ed artistico: dal tenore Pietro Adaini nelle vesti del Conte d’Almaviva, a Figaro interpretato dal baritono Massimo Cavalletti, alla bella Rosina la mezzosoprano Cecilia Molinari al Don Bartolo interpretato dal basso Giovanni Romeo. Ma anche gli altri componenti di canto della superba scena - allestita da Ermeneziano Lambiase - hanno elevato l’opera rossiniana scaturendo un tripudio finale con lancio di fiori. La direzione della eccellente orchestra affidata al maestro Antonello Allemandi, il quale ha diretto (per 150 minuti) con eleganza ed efficienza le decine di musicisti al servizio dell’opera rossiniana. Molte le presenze lucane dal Vulture di appassionati di Rossini. Il barbiere è un’ opera buffa - in due atti su libretto di Cesare Sterbini - ispirato alla omonima commedia francese di Pierre Beaumarchais del 1775; la prima dell'opera rossiniana andò in scena al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816 con il titolo Almaviva, o sia l'inutile precauzione (sottotitolo attuale, in ossequio al Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello del 1782) ma non scaturì immediati consensi. Ma l'opera di Rossini eclissò ben presto quella di Paisiello, divenendo una delle più rappresentate e probabilmente la più famosa del compositore. E’ probabilmente l’opera che rappresenterà maggiormente nei secoli il maestro pesarese (vi era nato il 1792), che compose in soli venti giorni nonostante la robustezza del testo. L’opera, molto apprezzata da Hegel, permeava di modernità e pur nella ironia tipica della commedia alludeva agli sconvolgimenti politici che caratterizzavano l’Europa nei primi decenni dell’Ottocento. La vetusta nobiltà incipriata lasciava spazio ad una borghesia che scalpitava, e con toni sarcastici il Barbiere factotum imprimerà la forza del rampantismo che vede nel soldo la sua emancipazione. Il suo spirito mette in discussione il mondo circostante, e laddove sorge un ingombro o un ostacolo, sa trovare sempre una soluzione. Giochi di equivoci e travestimenti che nei secoli a venire hanno caratterizzato anche la commedia in letteratura ma anche nel cinema.

Commenti