Contro-Video: 300 morti per amianto nelle ex officine delle Ferrovie dello Stato a Bologna: "Una strage di Stato"


Negli anni si sono susseguiti migliaia di lavoratori nelle ex officine Grandi Riparazione di Bologna, impianto chiuso nel 2018 che continua a mietere vittime. La causa principale della morte degli ex operai sono state le polveri d’amianto che hanno respirato, mentre lavoravano. Operai che dovevano effettuare ogni giorno la manutenzione e la riparazione dei treni delle Ferrovie dello Stato. Sono più di 300 le vittime in questi anni, l’ultimo in ordine di tempo è stato Giovanni Malagodi, detto Luciano, ex operaio dello stabilimento bolognese che è morto il 26 gennaio 2019. Dal 1970 gli operai dell’OGR di Bologna hanno sempre tentato con vertenze e scioperi di imporre a Ferrovie dello Stato un sistema di massima sicurezza per l’amianto. “Eravamo in 1.072 e nel capannone, di 18.000 metri quadri, non c’era neanche un muro di separazione: eravamo tutti esposti alla stessa maniera tanto è vero che molti lavoratori che non avrebbero dovuto essere esposti, sono morti di tumore”, dice Antonio Matteo, in officina dal 1976 al 2002. Dal 1992 l’amianto è stato bandito dallo Stato, ma lo stabilimento bolognese, come altri, è ancora in piedi. “Eravamo come una grande famiglia. Tutti sapevano del rischio che si correva lì dentro. Lì si finiva col prendere la morte. E lo sapevano sia lo Stato che le Ferrovie, ma nessuno ha fatto niente” a parlare è Salvatore Fais, ex operaio che vorrebbe al posto dell'officina incriminata un museo dedicato alla strage silenziosa dell'amianto.

Commenti