L'Opinione di Marco Lombardi: I rampolli somarelli che da noi son geni contesi


Il Dipartimento di Giustizia americano ha disposto l’arresto di decine di personaggi famosi, noti uomini d’affari e star hollywoodiane, coinvolti in un’inchiesta federale sul pagamento di tangenti per l’ammissione di blasonati “figli di” in prestigiose e selettive università, tra cui Yale e Stanford. Bastava allungare una bustarella, dai cinquantamila dollari in su, per far iscrivere il rampollo somarello, magari facendolo passare per un campione sportivo, sostituendo il suo test d’ingresso o facendolo direttamente compilare da uno studente più capace. Si tratta di un giro di milioni di dollari, elargiti sotto forma di donazioni alle fondazioni onlus delle università medesime e destinati a corrompere funzionari e professori accademici. Trattandosi di procedure d’accesso ad università private e dunque non di selezioni pubbliche, ai nostri occhi, abituati a ben altro, la cosa non dovrebbe risultare poi così grave, se non fosse per il fatto che per gli americani tutto ciò mina un principio di fondo della loro democrazia e cioè che il merito prevale sul blasone. Sappiamo bene che non è così, neppure oltreoceano, tuttavia inchieste del genere sono un balsamo per il la costruzione dell’identità di una nazione e dello spirito di iniziativa individuali. Non è un caso, dunque, che in Italia sono le università a pagare i VIP affinché diventino loro studenti testimonial e se la cosa non è proprio possibile, una bella laurea ad honorem non la si nega a nessuno dei suddetti. 

Marco Lombardi

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