L'Opinione di Marco Lombardi: Un eroe fuori dal tempo?


In questi giorni il mondo della sinistra toscana, incluse importanti cariche politiche e istituzionali, sta tributando ampi onori ad un giovane fiorentino che, poco più che trentenne, aveva scelto di combattere nell’esercito kurdo contro le milizie dell’ISIS, rimanendo ucciso in uno scontro a fuoco. Un anarchico vero, lo ricorda orgoglioso il padre, che, incapace di accettarsi nella società in cui viveva, si era recato laddove poteva esprimere appieno i propri ideali, imbracciando un fucile per sventare una minaccia alla libertà. Fra chi ne tesse le lodi anche una parte del popolo pacifista che suole condannare gli eserciti regolari quando impegnati in missioni contro lo stesso nemico. E’ come se, a parità di azioni, la differenza tra bene e male stesse tutta nel fatto di indossare o meno una divisa e in fondo è così, quando l’uniforme diventa un simbolo che incarna specifici valori. Resta il dubbio di come leggere una tale figura, che evoca romantici paragoni nel nostro risorgimento e nella resistenza, in tempi attuali, in cui il concetto di civiltà dovrebbe aver assimilato quello di non violenza. Insomma, un volontario combattente ha lo stesso peso del cooperante che, anch’egli rischiando la vita, si reca all’estero per fornire assistenza a popolazioni altrettanto sofferenti? Onestamente è difficile rispondere per chi, nato e cresciuto in una terra di pace, sente molto lontana l’idea di sparare a qualcuno che non stia mettendo a repentaglio l’esistenza propria o dei propri cari, fermo restando che l’alternativa non è per forza l’ignavia e l’indolenza. Ma forse sta qui il nodo della questione e cioè che il comune concetto di carità e dunque di cari da proteggere, è ormai circoscritto alla piccola sfera familistica, avendo perso o forse non avendo mai posseduto quello spirito di fratellanza universale che dovrebbe altresì smuovere le nostre coscienze.

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