Appuntamenti in Primo Piano: VENERDI’ A PIETRAGALLA DI CAPUA PRESENTA “IL TEMPO DI UN SOFFIO”

Il nuovo romanzo è in tutte le librerie d’Italia 

Sarà Pietragalla (Potenza) ad ospitare la presentazione del nuovo romanzo dello scrittore lucano Donato di Capua, “Il tempo di un soffio”. Venerdì 10 maggio, a partire dalle ore 18 e 30, nel salone parrocchiale del Palazzo Ducale, l’autore svelerà i retroscena del suo lavoro letterario. All’iniziativa prenderanno parte Aurelio Pace, presidente del Centro studi Mediterraneo, Eva Bonitatibus, giornalista e presidente del circolo culturale Gocce d’Autore, Giuliano Vincenzo, garante dell’infanzia e dell’adolescenza di Basilicata e Paolo Pesacane, presidente di Arci Basilicata comitato regionale. Nel corso della presentazione, che vedrà i saluti istituzionali del sindaco di Pietragalla, Nicola Sabina e del parroco, Don mimmo Beneventi, non mancheranno gli intermezzi musicali a cura del maestro Toni De Giorgi. L’attrice Monica Palese darà voce alle pagine scritte da Di Capua. Nel salone verrà allestita anche un'estemporanea di pittura del maestro Pasquale Palese. Per lo scrittore di origini pietragallesi si tratta del quinto lavoro letterario dato alle stampe. Il libro, edito dalla nuova casa editrice Les Flaneurs Edizioni, racconta di Khalil, direttore d’orchestra amato e rispettato, che governa musicisti e strumenti in una sinfonia in grado di commuovere e incantare. La vita di Khalil non è stata quella di un privilegiato: nato in Egitto, dal villaggio di Abu Minqar è partito con i suoi genitori alla volta dell’Italia affrontando un tumultuoso “viaggio della speranza” restando in mare da solo per giorni dopo una tempesta prima di essere accolto in una nuova famiglia. “Il tempo di un soffio” è il romanzo di formazione di Khalil, una storia di fiducia riconquistata, di affetto ritrovato e dell’amicizia con Giusy e Marco un sentimento profondo e in grado di superare ogni barriera. Tanti i temi affrontati nel nuovo romanzo di Di Capua. "Sono troppi i vincoli nei quali ci rintaniamo per timore, per paranoia, per adattamento al presunto “normale” – racconta lo scrittore - eppure non c’è cosa più normale dell’abbattimento dei limiti per costruire ponti che leghino la vita ad un’altra vita e poi, a catena, a tante altre, proprio come accade a Khalil”.

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