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Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Un’altra estate nel Vulture, aspettando Godot


Un’altra estate si consuma ai piedi del Vulture, nel verde rigoglioso e lussureggiante: caldo e piogge si alternano come in un gioco di specchi. La montagna osserva dall’alto le sue creature che si agitano fra inquietudini ed immobilismo, sedentario quanto basta per via del caldo. Già, è l’estate più torrida di sempre, ci dicono in Tv. Converrà attendere il fresco. Ma cosa? Che si rinnovino le premesse di vivibilità. Anche a Rionero, a Barile come ad Atella, per restare nella visuale frontale del Vulture quando si apre ad “avvoltoio”. La strada statale che collega, ai piedi della montagna, queste ridenti cittadine, è anche per questa estate (come in passato e in futuro) attraversata, o meglio, martoriata dalle centinaia di mezzi pesantissimi, autoarticolati a rimorchio più meno enormi, che sono per lo più diretti verso le sorgenti delle acque minerali, nei cui stabilimenti vengono imbottigliate; appena fuori l’abitato di Rionero e poco prima di Atella. E’ la risorsa fiore all’occhiello del Vulture (con l’olio e l’aglianico), che fra Rionero e Monticchio porta economia diretta ed indotta. Imprese produttive quasi secolari che hanno saputo rinnovarsi e da decenni competere sui mercati anche internazionali. Orgoglio locale, un vanto per la regione e un territorio con vocazione a confronti importanti. Eppure, per la gran parte degli abitanti del perimetro urbano a ridosso della Statale, questa pur gloriosa economia ha un rovescio di medaglia piuttosto disagevole. Sono centinaia (dicevamo) i mezzi pesanti che attraverso la città con un ritmo quotidiano pressoché incessante soprattutto nei mesi estivi. I quartieri adiacenti la Statale ne risentono in termini di vivibilità ma pure di vibrazioni ed eventuale staticità degli immobili. Nei decenni non c’è mai stata soluzione a questo disagio collettivo, che pure qualche Amministrazione comunale aveva timidamente tentato di inserire nei propri programmi, o quantomeno nelle insolute campagne elettorali. Le associazioni ambientaliste (è un lontano ricordo) si erano battute affinché le preziose “royalty” dei concessionari delle attività estrattive avrebbero potuto e dovuto versare alle comunità locali, proprio per migliorarne la vivibilità ed il decoro urbano. Invece niente, vengono versate somme irrisorie nel pozzo indefinibile chiamato Regione. E intanto decenni di ritardi, promesse mai mantenute con economie pubbliche al collasso, senza una programmazione che avrebbe da decenni potuto recuperare almeno quella bretella stradale che conduce dalla superstrada dell’Aglianico agli stabilimenti delle acque, in agro di Atella, evitando l’attraversamento dei centri urbani. Niente: immobilismo ed inquietudine dicevamo, oltre alla impotenza collettiva. Mentre Fiuggi, grazie alle sue acque, è un giardino, non è una città: ha persino l’assessorato alla quiete pubblica. In regione, le royalty del petrolio qualche effetto lo avranno pure prodotto. Invece sulle acque minerali il nulla. Quando ne parlammo con l’allora assessore Santarsiero sembrava che cadesse dalle nuvole, ne ignorava quasi le peculiarità, promettendoci (si avvicinava la campagna elettorale) che avrebbe dato una occhiata in assessorato e magari qualche risposta alle comunità. Il Nulla. Ancora aspettiamo. E così attendiamo imperterriti (e disillusi) un’altra estate, con finestre e balconi spalancati anche di notte, cullati dai rumorosi tir e dall’abbaiare dei cani che, randagi, soffrono il caldo e la fame. Il caldo e la fame si contendono le trepidazioni di quanti attendono che qualcosa cambi. Come in Gulliver, come Godot, o nelle città invisibili. E’ lì che Marco Polo scrive che a nche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

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