Segnalazioni in Primo Piano: Fabio Canessa e Gordiano Lupi presentano CATTIVE STORIE DI PROVINCIA


 
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LA CITTADELLA DEL CINEMA - venerdì 23 agosto ore 21
Piazza della Cittadella - PIOMBINO
Ore 21 - PRESENTAZIONE di SOGNI e ALTIFORNI - Piombino Trani senza ritorno di Gordiano Lupi e Cristina De Vita, presentato al Premio Strega 2019, sequel del fortunato Calcio e acciaio - Dimenticare Piombino, un romanzo d'amore che racconta la provincia e la nostalgia per il tempo perduto. A seguire (21 e 30) il film Cattive storie di provincia, due diversi modi per raccontare il quotidiano, tra sentimentale e noir.
Stefano Tamburini ha scritto su Sogni e altiforni: "Sfogliando questo libro sembra quasi di sentirlo il profumo del tempo passato, l’odore della nostalgia, di quella sana, dolce nostalgia che fa bene al cuore. Quella che libera le menti verso i tempi andati e costruisce un gigantesco dribbling fra tanti amori perduti che in fondo non lo sono mai del tutto. Sono l’amore per una donna e quello per il calcio. Il protagonista è lo stesso di un altro fortunato libro di Gordiano Lupi, Calcio e acciaio, che aveva, continua ad avere un sottotitolo volutamente forviante: Dimenticare Piombino. Perché in realtà non viene affatto dimenticata Piombino, una cittadina della costa toscana davanti all’Isola d’Elba alle prese come tante altre con la decadenza di un’epoca industriale andata smarrita, affievolita quasi come gli amori del protagonista. Anzi, è lo sfondo, parte dello sfondo di una grande storia che si chiama vita, di un passato che ritorna senza in realtà mai essersene andato.  C’era tanto amore in quel primo romanzo e ce n’è tanto anche in questo che Gordiano Lupi ha scritto a quattro mani con Cristina de Vita, regalandoci anche l’altra faccia di una medaglia ricca di passione e di nostalgia, l’altra faccia dell’amore".
Dichiarazione di Gordiano Lupi - Cattive storie di provincia è un mio libro del 2009, credo che sia la mia ventottesima pubblicazione, ha dieci anni esatti e se li porta abbastanza bene, anche se è lontano anni luce dalle cose che scrivo oggi, al punto che - se rileggo quelle storie - mi sembrano scritte da un altro.  Ringrazio Stefano Simone che ha riesumato la mia prosciugata vena noir, sepolta sotto tonnellate di ricordi e di madeleines, dispensate a piena mani tra Calcio e acciaio, Miracolo a Piombino e Sogni e altiforni. Cattive storie di provincia è il mio lato oscuro, si compone di tredici racconti neri venati di crudo realismo per dimostrare che non esistono isole felici. Piombino è lo scenario dove sono ambientati oscuri fatti di cronaca, storie di vite che si concatenano e danno vita a finali sorprendenti, omicidi atroci, delitti in famiglia, esplosioni di violenza incomprensibili. Rileggo una mia dichiarazione del tempo: “Tutto questo è la provincia italiana, il luogo geografico dove sono localizzati la maggior parte degli omicidi efferati. La Toscana fa da paradigma della globale situazione italiana”. (Gordiano Lupi). I titoli delle storie: Il palazzo, Un ragazzo di nome Simone (novelization del triste caso Cantaridi), La villa dei lamenti, La casa scomparsa nel bosco, La chiesa maledetta, La ragazza dal vestito rosso, La scala dei ricordi, Oltre ogni limite, Pellicole di terrore, Per sempre insieme, Il supermercato, La spiaggia e Notte di sangue.

Dichiarazione del regista Stefano Simone - CATTIVE STORIE DI PROVINCIA è un film “nato per gioco”; dopo che vari progetti (alcuni dei quali anche annunciati) non si sono potuti realizzare per diversi motivi, ho deciso di rispolverare questa storia che tenevo custodita nel cassetto da circa dieci anni. Un plot semplicissimo ma allo stesso tempo particolare che trae liberamente ispirazione da quattro racconti dell’amico scrittore Gordiano Lupi contenuti nell’antologia “Cattive storie di provincia” ed edita da Acar Edizioni di Milano. Così, dopo anni, son tornato a scrivere personalmente una sceneggiatura e, dopo aver partorito un copione completo nel giro di poche settimane, ho assemblato velocemente un cast di interpreti perfetti e professionali. Il film è un noir estremamente contemporaneo che si diverte a giocare con gli stereotipi del genere, rielaborandoli in chiave del tutto personale. Facendo chiaramente le debite proporzioni, lo ritengo una sorta di rivisitazione moderna del cult La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock: una storia raccontata in toto dal punto di vista del protagonista, dove vediamo – ed interpretiamo - tutto attraverso i sui occhi; insomma, l’apoteosi della dialettica oggettiva/soggettiva, in cui il racconto si snoda attraverso la continua alternanza tra oggetto guardante e soggetto guardato. Una tecnica semplicissima che ho trovato adeguata per raccontare l’ipocrisia e il lato oscuro che si celano dietro l’apparente tranquillità della vita di provincia, dove ognuno nasconde segreti reconditi e dove niente è davvero ciò che sembra. Un film di puro intrattenimento che, pur toccando tematiche attuali, si stacca dai lavori di stampo sociale che ho realizzato negli ultimi anni. Un film in cui, abbandonando gli stilemi documentaristici, mi sono divertito ad esplorare nuove tecniche registiche e visive: a tal proposito, direi che è stato essenziale conoscere Jonas Akerlund, affermato regista svedese di videoclip che ha realizzato interessanti film come gli ultimi due Polar e Lords of Chaos, due visioni (specie il primo) che ai fini della realizzazione di Cattive storie di provincia si sono rivelate determinanti. Studiando lo stile visivo molto kitsch e grottesco e abbinato ad una regia semplice e apparentemente lineare dell’ex batterista dei Bathory, ho conferito al look del mio nuovo film un che di inedito e nuovo nella mia filmografia, un look anche un po’ in controtendenza con gli standard fotografici del cinema e più vicino all’estetica video, un look caratterizzato da colori forti e saturi, proprio per sottolineare la contrapposizione tra l’apparente bellezza della provincia ed il lato oscuro di chi ci abita.
Gli interpreti sono come sempre tutti di Manfredonia: Luigi Armiento, Rosa Fariello, Filippo Totaro, Rita Ciociola, Luciano Falcone, Martina Olivieri, Vincenzo Totaro, Francesco Leone, Gianluca Di Trani, Sabrina Ciuffreda, Tonino Potito, Marika D’Errico, Peppe Sfera ed altri.
Questo lavoro segna anche il consolidamento della collaborazione con “Bee Creative” di Antonio e Annarita Calvano, due splendidi ragazzi che ho avuto il piacere di conoscere sul set de L’accordo e che si occuperanno della parte grafica/pubblicitaria, oltre che delle foto di backstage da allegare al press-book. Le musiche saranno affidate come sempre al fido Luca Auriemma.
Il film è stato girato in 4K UHD, attualmente è in fase di post-produzione e appena sarà pronto si valuterà la miglior strategia di distribuzione.
 
NOTA DI CRITICA DEL LIBRO “SOGNI E ALTIFORNI” DI G. LUPI D C. DE VITA Un’opera letteraria, realizzata in tandem da Gordiano Lupi e Cristina De Vita, che è stata presentata al “Premio Strega 2019”. Un itinerario narrativo sapientemente strutturato, dal marcato sapore nostalgico, accompagna il lettore fino all’ultima pagina; la storia è ambientata tra Piombino, cittadina marinara della provincia di Livorno e noto polo industriale siderurgico, volano della forte immigrazione nell’area geografica fino a qualche decina di anni fa e Trani, altra località di mare dal paesaggio singolare e suggestivo posta sul versante opposto, quello del basso Adriatico. Nel suo procedere, una lettura estremamente avvolgente ed avvincente, attraverso la quale filtrano le immagini dei rossi tramonti sul mare, che restituiscono al protagonista flash di un vissuto sempre vivo nella sua memoria, come le esalazioni pungenti della polvere di carbone, proveniente dalla fabbrica che, disperdendosi nell’aria, si confondono con gli effluvi marini e rimandano puntuali al pensiero del sudore degli operai della fabbrica, chiara manifestazione della fatica fisica alla quale erano sottoposti. Tale contaminazione sensoriale evoca antiche memorie, sollecitando sentimenti autentici e puri in Giovanni, un ex calciatore, che a priori penalizza la sfera sentimentale, scegliendo di cavalcare l’onda del successo fuori dalla sua Terra d’origine, diventando bomber dell’Inter. Dopo tanti anni tornerà a Piombino e non potrà far a meno di notare i cambiamenti intervenuti nel tessuto sociale, nella quotidianità, come anche a livello ambientale. Tutto ciò non può far altro che accrescere la sensazione di nostalgia che pervade i suoi pensieri; è giunto il momento dei bilanci esistenziali, una prova difficile, in cui prepotente prenderà il sopravvento il rimpianto che l’uomo, probabilmente, fino a quel momento aveva percepito solo a livello inconscio. Un’autoconfessione ex post in cui la constatazione della sua incapacità di amare come avrebbe desiderato ha un effetto dirompente. Il fatto di non aver costruito una famiglia ha creato dentro di sè un vuoto incolmabile. Forse, è proprio tale tratto di infinita umanità che appassiona maggiormente a questa storia dolce-amara, contrassegnata dal disincanto. Ma, nella storia entra e prende voce la protagonista femminile Debora; antesignana di un femminismo ancora messo in ombra dagli arroccamenti culturali di una provincia del sud Italia, che ama il mare con tutto ciò che rappresenta e non ha mai lasciato la sua Terra. Lei è forte, tenace e riuscirà a rimettersi in gioco, nonostante le ferite inferte dalla delusione d’amore e non perde mai la positività. La bella Trani diviene anche lei protagonista; con i suoi luoghi incantati e ricchi di arte romanica assurge al ruolo dell’antagonista di Piombino. La donna, attraverso un efficace percorso introspettivo, elabora con una certa linearità e razionalità le emozioni legate alla sua storia sentimentale: un amore giovanile, fresco, forse acerbo e si intuisce una sottile comparazione al sentimento di solitudine esternato da Giovanni. I due si incontreranno di nuovo, strano scherzo del destino, che rivela la sua incontrovertibile ineluttabilità. Gli autori propongono, con pudico distacco, un catartico tuffo nel passato dei nostri protagonisti, per rivivere sensazioni, emozioni che hanno colorato un percorso di vita, regalando al lettore momenti di forte vigore emotivo e, non seconda per importanza, l’opportunità di riflettere sul valore delle scelte

Daniela Cecchini

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