Biennale di Venezia: dalla MOSTRA DI VENEZIA


Lido di Venezia. Questa 76 Mostra d'Arte cinematografica è partita anche stavolta con il piede giusto: il lavoro del direttore Barbera e del suo staff produce e riproduce segnali di grande interesse per la cultura, e per il divenire di una umanità alle prese con i conflitti e i disagi che si manifestano nei diversi continenti. In concorso, per l'apertura il film La verité del giapponese Kore-eda Horokazu con Catherine Deneuve (inossidabile) e Juliette Binoche (straordinaria) ci conduce nella Parigi anni 60 per raccontare quegli anni che hanno segnato una epoca in Europa; e i disagi sociali del mondo arabo che condanna da sempre la donna a quel ruolo marginale e di diffidenza: The perfecte candidate di Haifaa Al Monsour, la prima regista donna araba a venire in un Festival di tale importanza come Venezia, per raccontare la voglia di riscatto delle donne arabe, peraltro gia presente a Venezia con La bicicletta verde nel 2012.

Nella Settimana della Critica da segnalare in queste prime giornate dall'India l'elegante Bombay Rose di Gitanjali Rao; dagli USA in concorso Brad Pitt in Ad Astra, grande interpretazione (c'erano dubbi?) in un film che tuttavia lascia in bilico fra la fantascienza e il divenire: lui va alla ricerca del padre disperso nello spazio, una sorta di Kurtz nell'apocalisse di coppoliana memoria: Conrad ma pure Kubrick o Malick si evocherà. Seppure in atmosfere spaziali, vige un senso claustrofobico. Dagli Usa ancora Scarlett Johanson in una interpretazione da manuale affiancata da Adam Driver (eccellente) nel film di Noah Baumbach che in dialoghi strettissimi ed una regia avvolgente ripercorre inizialmente toni da Woody Allen e conclude drammaturgicamente come il Carnage di Polanski. Lo stesso che in concorso ha portato a Venezia (ma lui non può esserci a Venezia per ragioni diremmo legali) il capolavoro J'accuse tratto da Zola. In costume e maestosamente girato con un credibilissimo Jean Dujardin, Polanski convince alla grande. La Napoli di Mario Martone ha ottenuto grandi consensi per Il sindaco del rione Sanità tratto dalla commedia di Eduardo, trasposta dagli anni 60 ai giorni nostri, dopo averla sperimentata con grande successo in teatro dal 2017. Martone ritorna al Lido dopo un anno dal Capri Revolution che convinse la critica, meno il pubblico. In questa versione del "Sindaco" che si immola nel finale in una dimensione cristologica, vorremmo sperare in una recondita speranza per quella Napoli che non merita questo destino da girone dantesco. Non era retorico Eduardo e non lo è Martone. Una Mostra, la 76, ricca di premesse che, come di consueto, potranno avverarsi. 

Armando Lostaglio

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