Passa ai contenuti principali

L'Opinione di Marco Lombardi: il duro mestiere del Ministro

Si sente spesso chiedere perché non siano nominati come ministro persone con certificata competenza nella materia che andranno ad amministrare. Un medico alla salute, un ingegnere ai trasporti e così via. La risposta è che a capo di un ministero ci sia un politico che esprima un determinato orientamento ideologico e valoriale, riconducibile al partito che lo sostiene, poiché a tradurre tali indirizzi in atti ci pensano i tecnici. Ragionamento condivisibile, ma non totalmente. In primo luogo un ministro non può essere del tutto digiuno della materia, poichè altrimenti diverrebbe ostaggio dei suoi funzionari, come spesso purtroppo accade in molte pubbliche amministrazioni, con il risultato che la politica estende il proprio spoyl sistem anche alle figure dirigenziali delle stesse in modo da prevenire la deriva tecnicistica o, secondo i punti di vista, a mantenere ben salde le proprie dita sui bottoni che contano. In secondo luogo un ministro, per quanto possa essere dotato di buon senso, intuito ed esperienza sul campo, dovrebbe possedere un bagaglio culturale minimo che gli consenta, ad esempio, di comprendere la terminologia giuridica e quella specialistica inerente il proprio dicastero, di dialogare senza imbarazzi con i propri interlocutori esterni, in primis le temutissime lobbies, di confrontarsi con i pari grado in contesti globali, di sviluppare insomma il proprio orientamento intellettuale in atti concreti che diano esecuzione al processo legislativo e, come sempre più spesso accade negli ultimi anni, lo sopperiscano con una decretazione ormai più ordinaria che emergenziale. Insomma, duro mestiere quello di ministro, da far tremare i polsi e suggerire a chi non se ne ritenesse all'altezza di fare un passo indietro e dire, no, grazie.

Commenti

Post popolari in questo blog

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Breve dialogo intorno al Presepe di Don Rocco

Rionero in Vulture. - A primo impatto appare come un’opera avveniristica, un’attesa che da primordiale riappare futurista. “Sì, perché le lampade richiamano l'Oriente ... l'assenza di statue ed immagini richiama l'Islam ... Forse un simbolo che Gesù è venuto al mondo per tutta l'umanità anche per i musulmani. Forse un messaggio di rinascita universale...” E’ quanto asserisce Lucia. “Prestando attenzione si sente la cascata della buona novella” ribatte Giovanna. “Da dove si capisce che è un presepe e non una installazione di quelle che vediamo a Venezia nella Biennale di Arte...?” Rammenta Donato. Certo, va visto dal vivo quel presepe che ha realizzato Don Rocco Di Pierro, nella Chiesa Mater Misericordia; eppure, sapendo che è in chiesa si intuisce che si tratta di un presepe... “E se fosse stato allestito in un museo cosa significherebbe? e se fosse stato in chiesa a Pasqua?” Ribatte ancora Donato. Tuttavia, offre una sensazione di quiete, luminosa, aurea per

Il lucano Francesco Di Silvio, produttore del film in concorso a Venezia "Rabin, the last day" di Amos Gitai

Lido di Venezia. E' lucano di Palazzo San Gervasio Francesco Di Silvio, il produttore del film "Rabin, The Last Day" di Amos Gitai, fra i più acclamati e possibile vincitore di un Premio importante alla 72. Mostra del Cinema di Venezia. Lunedì 7 settembre, alla prima del film in Sala Grande, era alle spalle del regista e dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha scelto di venire alla Mostra solo per questo straordinario film; un opera necessaria per capire più a fondo le problematiche del conflitto israelo-palestinese, a partire dall'assassinio del premier Rabin avvenuto venti anni or sono.

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cristìnia di Cristina di Lagopesole – Edizioni dell’Eremo

“L’arte dello scrivere è l’arte dello scoprire ciò in cui credi”. Lo scriveva Gustave Flaubert due secoli fa, e alquanto si addice alla maniera (tormentata e gioiosa) di scrivere di Cristina di Lagopesole, poetessa sacra ed innografa lucana, che ha appena dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Cristìnia”. Un’opera poetica dall’elegante veste grafica (come del resto lo sono anche le precedenti pubblicazioni), edita dalle Edizioni dell’Eremo – La Grafica Di Lucchio, Rionero in Vulture – 120 pagine ben illustrate e corredate di immagini sacre, che guidano il lettore nella storia e nella preghiera di Santi, Beati, Venerabili che portano il nome Cristina, declinato anche in altre lingue ed epoche storiche.    Incontriamo la poetessa – originaria di Rionero in Vulture – in procinto di recarsi nell’Eremo carmelitano da lei edificato, fra il castello federiciano di Lagopesole e il santuario del Carmine di Avigliano. È un testo molto importante su Santi e