Passa ai contenuti principali

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Martin Eden rivisto con Stefano Bonaga


Si incontra spesso il filosofo Stefano Bonaga durante la Mostra del Cinema, dove è invitato per tenere seminari e dibattere su tematiche scaturite dai film. Laureatosi con Gilles Deleuze, docente di antropologia filosofica dell'Università di Bologna, è un intellettuale con il quale si può discutere con semplicità raccogliendo sempre qualcosa di nuovo. Mediante un rapporto empatico che ci lega da diversi anni, parliamo di uno dei tre film italiani in concorso alla 76^ Mostra: “Martin Eden” del casertano Pietro Marcello - sceneggiato con Maurizio Braucci - il cui protagonista Luca Marinelli ha vinto la Coppa Volpi quale miglior attore. Il film di Marcello si ispira liberamente al Martin Eden che lo scrittore statunitense Jack London pubblicò ai primi del 900; lo traspone in una città di mare europea, a Napoli. E il personaggio diventa a noi piuttosto familiare, per accento e vibrazioni. Non resta collocato in un tempo specifico, è “una figura contemporanea che attraversa il mare del 900” dirà il regista. “Questa diacronia del personaggio che, pur vivendo diversi tempi, rimane lo stesso, paradossalmente – ci dice il filosofo Bonaga – lo pone in una non temporalità che i greci chiamavano “aiòn”: una specie di eterno presente pur utilizzando strumenti di passaggio da un tempo all’altro. E paradossalmente va al di là dei tempi, valorizzando la storia. Un effetto bello di un film bello.” Vige una tenace volontà di emancipazione che solo la cultura saprà affrancare? “La storia è interessante: un ragazzo che si riscatta da un grado di povertà ed ignoranza e si ostina fino ad un individualismo estremo, per cui rifiuta una visione collettiva del mondo, perché essendosi conquistato da solo un posto, ipervalorizza la propria individualità risultando persino un po’ esaltato, gasato. Una storia ben costruita dal regista Pietro Marcello che utilizza anche materiale d’archivio e in parte computerizzato come l’affondamento di un veliero del ‘700, allora il cinema non esisteva”. La città di Napoli diventa dunque universalmente una città del mondo, un Sud del mondo. “Quando c’è una caratteristica come la povertà che è comune a tutto il pianeta, qualunque immagine conferisce una sorta di vocazione universale.” Nel film viene citato Spencer, filosofo britannico dell’800 – chiediamo infine al prof. Bonaga. “Mi limito al suo nome: Herbert Spencer, non aggiungo altro”. E noi aggiungiamo il valore del cast: Carlo Cecchi nei panni di Russ Brissenden; straordinari ruoli di contorno, dunque, affidati ad attori della scena napoletana. Come Autilia Ranieri (la sorella di Martin), Gaetano Bruno (il giudice Mattei), e la eccellente Carmen Pommella (Maria). Sempre energico è Marco Leonardi, nel ruolo dell’arrogante cognato. Il commento musicale, infine, riesce a coniugare Debussy e Teresa De Sio. Una consonante libertà espressiva che ci conduce fino ai giorni nostri, con gli immigrati sbarcati sulla spiaggia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Breve dialogo intorno al Presepe di Don Rocco

Rionero in Vulture. - A primo impatto appare come un’opera avveniristica, un’attesa che da primordiale riappare futurista. “Sì, perché le lampade richiamano l'Oriente ... l'assenza di statue ed immagini richiama l'Islam ... Forse un simbolo che Gesù è venuto al mondo per tutta l'umanità anche per i musulmani. Forse un messaggio di rinascita universale...” E’ quanto asserisce Lucia. “Prestando attenzione si sente la cascata della buona novella” ribatte Giovanna. “Da dove si capisce che è un presepe e non una installazione di quelle che vediamo a Venezia nella Biennale di Arte...?” Rammenta Donato. Certo, va visto dal vivo quel presepe che ha realizzato Don Rocco Di Pierro, nella Chiesa Mater Misericordia; eppure, sapendo che è in chiesa si intuisce che si tratta di un presepe... “E se fosse stato allestito in un museo cosa significherebbe? e se fosse stato in chiesa a Pasqua?” Ribatte ancora Donato. Tuttavia, offre una sensazione di quiete, luminosa, aurea per

Il lucano Francesco Di Silvio, produttore del film in concorso a Venezia "Rabin, the last day" di Amos Gitai

Lido di Venezia. E' lucano di Palazzo San Gervasio Francesco Di Silvio, il produttore del film "Rabin, The Last Day" di Amos Gitai, fra i più acclamati e possibile vincitore di un Premio importante alla 72. Mostra del Cinema di Venezia. Lunedì 7 settembre, alla prima del film in Sala Grande, era alle spalle del regista e dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha scelto di venire alla Mostra solo per questo straordinario film; un opera necessaria per capire più a fondo le problematiche del conflitto israelo-palestinese, a partire dall'assassinio del premier Rabin avvenuto venti anni or sono.

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Cristìnia di Cristina di Lagopesole – Edizioni dell’Eremo

“L’arte dello scrivere è l’arte dello scoprire ciò in cui credi”. Lo scriveva Gustave Flaubert due secoli fa, e alquanto si addice alla maniera (tormentata e gioiosa) di scrivere di Cristina di Lagopesole, poetessa sacra ed innografa lucana, che ha appena dato alle stampe la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Cristìnia”. Un’opera poetica dall’elegante veste grafica (come del resto lo sono anche le precedenti pubblicazioni), edita dalle Edizioni dell’Eremo – La Grafica Di Lucchio, Rionero in Vulture – 120 pagine ben illustrate e corredate di immagini sacre, che guidano il lettore nella storia e nella preghiera di Santi, Beati, Venerabili che portano il nome Cristina, declinato anche in altre lingue ed epoche storiche.    Incontriamo la poetessa – originaria di Rionero in Vulture – in procinto di recarsi nell’Eremo carmelitano da lei edificato, fra il castello federiciano di Lagopesole e il santuario del Carmine di Avigliano. È un testo molto importante su Santi e