L'Opinione di Marco Lombardi: Eravamo ricchi e non lo sapevamo


A giudicare dalle stime dei mancati guadagni con cui commercianti, professionisti e imprenditori irrobustiscono le proprie comprensibili rivendicazioni al governo, sembra di aver vissuto in un paese che non conoscevamo. Sì, perché non si ha memoria recente di un simile giro d'affari da parte di ristoratori, baristi, estetisti, artigiani, venditori al dettaglio e ambulanti, aziende del tessile, piuttosto che le cuoio e dell'oreficeria.

Il paese che ci ricordiamo, almeno da un decennio a questa parte, è quello dove nella graduatoria delle dichiarazioni dei redditi più ricche svettano gli impiegati e la media degli imponibili lordi non supera i ventimila euro annui. Dove prima Equitalia e poi l'Agenzia delle Entrate sono state massacrate perché non si guadagna a sufficienza non tanto per versare le tasse, quando mai in Italia, ma addirittura per pagare il canone RAI, la multa per divieto di sosta, il bollo auto. Un paese che invocava la cassa integrazione perché il mercato stagnava e non c'era abbastanza lavoro.

Evidentemente avevamo preso un'abbaglio. Comunque, a scanso di equivoci, sarebbe opportuno che lo Stato parametrasse i contributi a fondo perduto che nel prossimo decreto dovrebbero essere destinati alle attività produttive, con i dati reddituali degli ultimi cinque anni dei richiedenti. Così per scrupolo, una piccola tutela in più per chi si è sempre comportato onestamente: poveri cristi, almeno una tantum, glielo dobbiamo.

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