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L'Opinione di Marco Lombardi: La sindrome del grillo parlante



In Italia gli esperti, parafrasando il noto detto, sono come il pesce, dopo tre giorni puzzano. In questa crisi pandemica di giorni ne sono durati quasi un centinaio, per cui possono ritenersi fortunati. Virologi ed epidemiologi se ne facciano pertanto una ragione, sta passando il loro tempo e con esso le ospitate in televisione, le prime pagine sui giornali, i flash di educati e distanziati fotografi; così, dalla ribalta dei salotti, torneranno presto alla noia dei laboratori di analisi. Da tutte le parti si chiede alla politica di fare un passo in avanti, ascoltare sì la scienza, ma prendere decisioni autonome da essa, che tutelino innanzitutto gli interessi economici delle miriadi di categorie comprensibilmente in ansia per il loro futuro. Si fa largo la pratica espressione “meglio morire di Covid che morire di fame”, rafforzata da assunti del tipo “il virus si è indebolito”, “la popolazione ha in larga parte fatto gli anticorpi”, “col caldo l’epidemia si arresta”, messe in circolo chissà come e senza alcuna paternità scientifica. Ma quando i nuovi eroi sono degnissimi parrucchieri, estetisti, balneari, ambulanti e ristoratori, è giusto che medici e infermieri facciano un passo indietro e sarà bene che di foto che li vedono stremati sul luogo di lavoro ne circolino sempre meno, per non rischiare di essere pure additati come fannulloni. Così va il mondo ed è inutile stupirsi che neppure dieci giorni fa stavamo tappati nelle mura domestiche a far da vedetta contro gli untori che violavano la quarantena, mentre ora la mascherina già ci fa uggia, tanto poi “non serve a nulla”. E’ tutto comprensibile, ma la facilità con cui la guida illuminata sta divenendo fastidioso grillo parlante è stupefacente, così che non c’è da meravigliarsi se, in situazioni di normalità, i nostri decisori pubblici credano più alle sirenette che agli scienziati: quelle d’altronde, dai tempi di Andersen non sono mai andate fuori moda.

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