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L'Opinione di Marco Lombardi. Piccoli e grandi abusi nella "fase 2"



Nella così detta "fase 2" molti nodi sull'organizzazione del lavoro in Italia vengono al pettine, molti stereotipi si rovesciano. Dopo una battaglia secolare contro l'impiegato fannullone, da incollare con il mastice alla sedia, ci si rende conto che le pause caffè, gli aperitivi, le lunghe interruzioni per il pranzo, smuovevano un giro di denaro che ora manca. Potendo, concederemmo oggi allo statale di turno il diritto alla consumazione esterna senza limiti. Così, se da un lato di rivorrebbe il lavoro in ufficio con annessa libera uscita illimitata, dall'altro si confonde lo smart working con gli arresti domiciliari, vista l'offerta sul mercato di strumenti e apparecchiature che permettano un controllo da remoto che neppure al quarantuno bis, scordando che il termine agile riassume una modalità informale della prestazione professionale dove contano gli obiettivi e non le ore passate davanti al monitor. Guai se il lavoratore si trova troppo a suo agio e ci sono imprenditori che, confondendo la cassa integrazione con le ferie, senza considerare che il taglio del venti per cento di uno stipendio di sussistenza significa rinunciare a beni essenziali, per non concedere la pacchia ai sottoposti, comunica le ore di cassa integrazione il giorno prima o le concede a giorni alterni. Errore madornale per l'intero sistema economico, perché, non essendoci niente di male a sfruttare la cassa integrazione per una gita fuori porta, con una seria programmazione della medesima si potrebbe smuovere un flusso turistico interno di cui questo paese, orfano degli ospiti extracomunitari con i soldi, ha un enorme bisogno.

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