L'pinione di Marco Lombardi: Il silenzio dei sindacati sulla Fase tre


Il piano Colao e la kermesse degli stati generali segnano un punto di svolta nel rilancio del paese. Il dibattito freme e il taglio dello stesso vira decisamente e comprensibilmente su questioni economiche. Il governo sta facendo uno sforzo enorme, soprattutto perchè non passa giorno senza che le categorie produttive colpite dalla crisi lo attacchino a causa di misure di sicurezza ritenute troppo rigide. Si sa, il principio di cautela cozza con la crescita del fatturato che, realisticamente, è oggi la priorità, tuttavia non è di buon auspicio la sostanziale irrilevanza in questa dialettica dei rappresentanti sindacali, con le associazioni più importanti scomparse dalla scena. Eppure quando si parla di linee guida produttive i diretti interessati sono proprio i lavoratori, da cui discende la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro nei riguardi della loro integrità psico-fisica. Una marginalizzazione che preoccupa, soprattutto quando si parla di allentare le precauzioni nel passaggio alla fase tre e di introdurre uno scudo penale rispetto a tali responsabilità, a vantaggio di coloro che non applichino i protocolli di sicurezza, quasi che questa violazione fosse ritenuta ormai un qualcosa di scontato.

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