Passa ai contenuti principali

Segnalazioni in primo Piano: ADDIO UMANO ADDIO, fantasticando metamorfosi oltre razza, sesso, specie, natura ed ideali

Questo non è un libro, ma un pampleth, ovvero un agile libello, una breve pubblicazione estemporanea e scritta con un chiaro intento polemico e provocatorio, un’autoproduzione orizzontale e artigianale  per raccontare l’urgente necessità dell’umana metamorfosi. Perché l’umano è un incubo ed è del tutto irriformabile, perché la sesta estinzione di massa è già iniziata, perché è tardi anche per qualsiasi strategico catastrofismo ambientalista.

No, noi umani non cambieremo mai.
In fondo l’abbiamo capito già da un pezzo ed è per questo che la favola del mondo migliore che verrà ha perso tutto il suo mordente. Ma andiamo, non ci crede più nessuno! E in fondo il conto alla rovescia è già partito, l’abisso è sempre più vicino.

L’unica notizia positiva, nel bel mezzo di questo spettacolo morente che straborda in patetici furori complottisti, giustizialisti, sovranisti, intolleranti e fascistoidi è solo una: non abbiamo più nulla da perdere.

Meglio strafare allora, meglio disfarsi dei panni che siam soliti vestire.

E se noi umani non cambieremo mai, è venuto il momento di dire basta con l’umano.
Proviamo a fantasticarne l’abbandono, ad uscire dalle trite proprietà, personalità, barriere, frontiere, confini e mondi che ci qualificano e definiscono.

L’umano, questa costruzione apocalittica che ci siamo caricati sulle spalle, ha già giocato la sua manche, ha già tranciato ogni speranza rendendo un deserto la distopia rimasta ancora in piedi. Abbiamo sterminato il 60% di tutte le  specie viventi solo negli ultimi 40 anni mentre il resto è sulla  buona strada con una quantità di plastica nel sangue che aumenta a vista d’occhio, con una deforestazione e un surriscaldamento globale che crescono a livello esponenziale. Si estinguono tremila specie ogni anno, tre ogni ora. Noi umani, che siamo solo lo 0,01% del vivente (sì, così poco!), siamo riusciti nell’impossibile missione di distruggere un mondo che si è creato in diverse centinaia di milioni di anni. Lo abbiamo fatto instaurando una squallida dittatura di specie che sottomette e schiavizza, che devasta e calpesta ogni differenza. Siamo disastrosamente e irreparabilmente colonizzati da un pensiero unico gerarchico, predatorio e patriarcale che, da una parte, ci spinge a sterminare e colonizzare e, dall’altra, ci trasforma in merce e non ci permette più di respirare. Ne siamo immersi e impantanati senza scampo. E’ una struttura scricchiolante, una piramide crepata, un grattacielo ormai inagibile che abitiamo e confermiamo tutte le volte che acquistiamo, lavoriamo, produciamo, consumiamo, buttiamo, inceneriamo dando la colpa del disastro sempre a qualcun altro.

Sì, siamo noi i cattivi, ma fermarsi a questa consapevolezza non cambierà niente, non salverà nessuno.
E allora addio umano addio.
E’ tardi per i severi avvertimenti, è tardi per lo strategico catastrofismo ambientalista, è tardi per qualsiasi possibile riforma dell’umano. E proprio mentre è troppo tardi, mentre per la prima volta nella storia anche la scienza ufficiale ci descrive l’entrata nella sesta estinzione di massa, si ragiona ancora in termini di stato e di confini, di specie superiori ed inferiori e, ciliegina sulla torta, si cerca di spronare alla riproduzione anche chi non ne può più.

No, meglio partire verso altre direzioni, verso visuali evanescenti, impossibili, bislacche, mostruose e favolose. Puntiamo sull’altrove che va oltre, che s’abbassa, s’inabissa, striscia, vola, abbaia, graffia. Meglio essere animale, pianta, macchina, corpo ibrido finalmente impuro che si smarca da razza, specie, forma, sesso, istinti ed ideali piuttosto che restare umano ad aspettare.

Aspettare è l’ultima frontiera dell’imbecillità, la resa perversa del suicida sottomesso.

Un tempo aspettava chi aveva fede, chi credeva nel futuro, nell’umano del futuro.

Oggi che il tempo è finito, che il burrone ci viene incontro calamitandoci irresistibilmente nell’abisso, non resta che la metamorfosi, che è anche una morte alternativa, una morte creativa, un suicidio costruttivo, un andarsene a quel paese che non c’è.

No, niente estinzionismo, niente misantropia autolesionista! La proposta è molto più avvincente, suggestiva e visionaria: Fantasticare Metamorfosi!

In questo agile libello autoprodotto, quindi, troverete spunti e stimoli per immaginare mondi che si muovano oltre l’umano, per fantasticare ardite metamorfosi.
Perché è proprio ora che l’immaginazione diviene una tecnologia essenziale, disturbante, risolutiva.

Perché un mondo che impone la rassegnazione attraverso la dittatura delle immagini può essere rovesciato solo da un immaginario divergente.
Troverete strane connessioni tra il Meraviglioso medievale popolato da streghe, sirene, valchirie, chimere, gorgoni, ermafroditi, tricefali, arpie, tritoni, giganti, draghi e un’infinita orda di corpi diversi e la fantascienza, con i suoi cyborg e i suoi replicanti, un modello sempre più vicino ai nostri stessi corpi che si trasformano.  Ma troverete anche connessioni tra gli antichi bestiari che fornivano una classificazione fondata sul lume dello stupore e i bestiari anomali e contemporanei, la cultura cyberpunk, il femminismo multispecie. Ma anche movimenti come Vegan Queer, che vede la metamorfosi nell’abbandono di una dieta fondata sul machismo carnista, che sposta così l’asse fondante del definirci umani superiori, maschi predatori e cacciatori. O Going Flat, donne fortemente osteggiate anche dal mondo medico, che rifiutano la ricostruzione dopo il tumore al seno, che mettono in discussione radicalmente l’immagine del corpo femminile. O Solarpunk che trasforma la classica distopia dei sopravvissuti e degli zombie in una visione fondata sulla solidarietà e le tecnologie di sopravvivenza.

E ancora: i paesaggi dell’altrove, dove si abbandona ogni speranza nei confronti dei grandi passi dell’umanità e si ricercano utopie completamente differenti come le città fantasma e i tantissimi luoghi abbandonati dall’umano in tutto il mondo che vengono ripopolati, stritolati, trasformati da animali e piante. Luoghi caratterizzati da atmosfere che attraggono sempre di più. Luoghi in cui lo Spettacolo, invece, si è fermato.
Un agile libello fatto a mano che fornisce anche stimoli letterari con libri che spiccano con felici metamorfosi e aspetti surreali dove l’uscita dall’umano, il suo trasformarsi, ibridarsi, innestarsi nel vivente diviene una fantasia stimolante e costruttiva.

ADDIO UMANO ADDIO
fantasticando metamorfosi oltre razza, sesso, specie, natura ed ideali

Non è un libro, è un’autoproduzione estemporanea fatta con gli scarti.
Non è un trattato filosofico, è un pampleth provocatorio.
Non serve solo ad informare o far riflettere, ma soprattutto a disturbare e dissentire.

Non lo trovate da nessuna parte.
E’ cartaceo e arriva solo per posta.
 

Per info richieste e spedizioni troglotribe@libero.it

Commenti

Post popolari in questo blog

Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Il ferro battuto di Pietro Lettieri

Arte e cultura: da Rapone a Londra e Dubai  Rapone. L’idea nasce da Marianna Pinto, una giovane manager di Rapone, da alcuni anni attiva con una grande azienda a Londra. Gira molto per l’Europa e non soltanto, dopo gli studi svolti a Bologna. E’ dunque intenzionata ad esportare il made in Italy, in particolare “una antica arte m a allo stesso tempo nuova che in Italia sta scomparendo: sculture e quadri ed elementi di interior design in ferro battuto.” Il fulcro della galleria e un artigiano/artista di Rapone, Pietro Lettieri in arte Pie.

Schermi Riflessi: Addio a Walter Golia

Nella primavera del 2006 dopo un certosino lavoro di raccolta fondi (23 tra istituzioni pubbliche, 11 Comuni lucani, Regioni, Proloco, Comunità montane, Associazioni culturali, il CineClub De Sica-Cinit di Rionero, la famiglia Doino; qui e nel Limburg in Belgio, aziende, la Fiat Sata di Melfi...) il film si concretizza: siamo a Bella nella sala consiliare del Comune e stiamo provinando bambini in quantità per formare la classe di quinta elementare che vedremo spesso nel film nella parte lucana, sotto l'abile e amorosa cura del maestro, interpretato magistralmente da Ulderico Pesce. Abbiamo soprattutto da trovare piccoli interpreti per quattro ruoli sfaccettati, Armando, Egidio, Vito e Mario. Armando ed Egidio ci saranno in tutto il film, in Lucania e nel Limburg. Quello che mi fa tremare i polsi è trovare l'interprete di Armando, il figlio più giovane di Michele Acucella (Franco Nero) e di Vitina (Valeria Vaiano), che lo dovrà raggiungere in Belgio, a ricongiungers…

Galleria Fotografica: Lavello. Miss Miss In4missima (19 Settembre 2020)