L'Opinione di Marco Lombardi: Diego che sfidò Maradona e perse.


E' logico che quando muore un personaggio come Diego Armando Maradona, il caldo coro degli elogi sciolga tante perplessità. In queste ore però ci sono state anche, poche, voci fuori dal coro, una quella di Luciano Moggi, che ha ricordato con affetto l'ingenuità di un uomo rimasto per certi versi fermo all'età infantile, con tutti i vizi e le virtù che ciò comportava. D'altronde, come non rivedere nel guizzo bambino le immagini della famosa partita di beneficienza nel fango di Acerra. Chi dispone di Netflix si guardì il docufilm "Diego Maradona" che, tramite filmati d'epoca e testimonianze rare, descrive il campione e l'uomo. Usando le parole del suo preparatore atletico di fiducia, Fernando Signorini, c'era Diego, il ninho dedito al sacrificio per sè e per gli altri e poi c'era il suo peggior nemico, Maradona, spaccone e fuori dalle righe. A questo appunto il calciatore argentivo rispondeva che sì, era vero, ma che senza Maradona, Diego sarebbe rimasto per sempre nella baracca dove era nato, assieme ai genitori e ai cinque fratelli. Diego fu amico sincero nella vita privata. Maradona fu leader sul campo e negli spogliatoi, come pochissimi altri nello sport, ma anche protagonista di eccessi fondati su una non vaga consapevolezza di divinità. Diego Maradona fu un personaggio controverso che si legò alla malavita a causa della sua dipendenza dalla cocaina, che sfrecciava in ferrari certo che nessuno lo avrebbe multato, che vedeva complotti ovunque, ma fu anche colui che strinse rapporti sinceri con giornalisti, compagni e colleghi, scegliendo spesso le cause dei più deboli. Ah! fu anche un formidale fuoriclasse col pallone tra i piedi. Forse il fuoriclasse del calcio. Diego Maradona non è stato il classico atleta e condottiero sul campo insensibile a ciò che gli accadeva attorno, come lo fu un altro grandissimo come Michael Jordan - celebre la risposta del cestista statunitense: "Anche gli elettori repubblicani comprano le mie scarpe", a chi gli chiese perché non sposasse la campagna pro black dei candidati democratici. Non è stato però neppure un personaggio carismatico come Cassius Clay, pur disponendo di un palcoscenico anche più vasto. Il suo slancio sociale è stato fine a se stesso, non ha cambiato equilibri né smosso coscienze. Rimangono una marea di buone azioni e tanta ribalta mediatica, sfruttata da chi lo usò come specchio per le allodole. Una parabola disegnata nell'aria, che finisce da dove era partita, a terra e chi vuole applaudirla lo faccia.

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