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Schermi Riflessi di Armando Lostaglio: Confessioni di una modella

Fare la modella contro anoressia e bulimia

L’avevamo conosciuta a cavallo in una delle strutture lucane ben attrezzate per l’equiturismo, Valle dei Cavalli di Atella. Aveva un aspetto timido, con voce dimessa, l’accento del nord. “Si, del Veneto”, ci dirà. “L’equitazione mi ha aiutata molto - confessava – e la Basilicata offre una atmosfera davvero speciale per la quiete e per l’accoglienza”. Nel suo carnet c’è anche e soprattutto la partecipazione a sfilate e set fotografici come modella, con la produzione di calendari. Con Anna ci accordiamo per una intervista: intende dimostrare come da una difficoltà giovanile si possa risalire la china e lanciare un messaggio verso quelle ragazze che distruggono il proprio corpo. È anche una sorta di provocazione verso luoghi comuni, e tuttavia un messaggio in bottiglia che lancia verso le nuove generazioni che magari vivono male con la propria fisicità. I suoi occhi intanto emanano una velata malinconia.

Come nasce la passione di mettere in gioco la propria immagine per sfilate e realizzare calendari con reporter di alta professionalità?

Nasce dalla volontà di mostrare un corpo in cui adesso ci sto bene, anche se non necessariamente da modella nel senso corrente del termine, ossia dalle taglie minime: da donna felice della sua corporeità. Conquistata con tanta difficoltà dopo una lunga malattia; pensi, a 20 anni pesavo 28 kg, praticamente uno zombie. Dalle storie dolorose si impara sempre molto e soprattutto ci si mette in gioco nuovamente.

Dolore dunque, in una età difficile per una ragazza?

Avevo 17 anni e stavo con un ragazzo di cui credevo di essere rimasta incinta. La mia famiglia e mio padre non ne volevano sapere. Mio padre, siciliano di origine, talvolta mi picchiava a causa del mio comportamento esuberante. Feci quindi una scelta: annullare il mio corpo e renderlo invisibile, soprattutto per non essere più toccata da quel padre severo. Decisi di eliminare la mia figura femminile diventando anoressica. Furono periodi difficili, mangiavo una scatola di piselli al giorno, in quanto i piselli sono sferici e ricordano la perfezione di cui tanto le anoressiche sono maniache. Il mio peso calava, mi sentivo leggera ma lo specchio mi diceva “sei grassa”. Vedevo distorta la mia immagine. Finché un giorno non camminavo più, dovevo prendere le gambe con le mani ed aiutarmi per alzarmi dal letto, i muscoli non c'erano più. Il viso svuotato coperto da peluria.

Come hai reagito?

Avevo solo bisogno di una clinica dove recuperare me stessa e l'ho trovata in Villa Garda; lì trovai un angelo nel prof. Riccardo Dalle Grave. Mi hanno curata con pazienza e a loro sarò sempre grata.

Storia terribile, la famiglia ti è stata vicina? Le amiche ti hanno sostenuta in questo percorso?

Il programma di Villa Garda prevedeva un allontanamento familiare fino al recupero del peso. Mia mamma non sapeva di che taglia inviarmi i vestiti. Ero ricoverata con altre anoressiche e bulimiche in clinica, non avevo contatti con l'esterno. Mesi difficili, fino al day-hospital in cui a Verona ho subito ulteriore violenza da parte di un ragazzo. Compresi che la morte giungeva vicina, ma solo se si cade nel fondo ci si rialza come un leone.

Dunque ce l’hai fatta, quanto è durato quel girone dantesco?

È durato molto, con varie recidive e solo dopo che il tribunale condannò quel ragazzo ebbi la conferma di credere in me stessa. Anni dopo ho affrontato la maternità, una gioia che mi ha dato la possibilità di godere di un corpo femminile, in carne, e nuova voglia di vivere. Sono quindi stata molto rigida nell'educazione e molto controllata nei modi di fare. Ed è arrivata la passione per la fotografia: mi piace condividere scatti, immagini che debbano suscitare eleganza e mai volgarità. Mostrare un corpo che può reagire alle violenze della storia. La fotografia, con reporter importanti come Gian Franco De Tommaso, davvero bravo, volti a cogliere attimi di sensazioni.

Cosa è per te la fotografia?

Vuol dire dipingere con la luce. Proprio come un bel quadro. La luce la trovo nei miei occhi sempre pronti a provocare una sensazione, un'emozione in chi mi guarda. Io le paragono sempre ai graffi delle tigri: ho domato parecchi uomini difficili nella mia vita. Loro erano forti e mi hanno lasciato dei segni indelebili. Per quanto sbagliati mi hanno dato lezioni si vita.

Dunque, continue svolte nel tuo percorso.

La maternità è un altro punto fondamentale per riacquisire quella femminilità tanto difficile da conquistare: ho una figlia bellissima, è una luce in una vita di ombre; purtroppo anche lei avuta da un padre sbagliatissimo. Il mio percorso nasce dalla mia infanzia difficile e al rapporto con un padre troppo distante e severo.

A scuola apprendevi molto? Ti piaceva studiare?

I miei studi sempre molto brillanti, voti sempre al massimo da brava perfezionista, ed ora nel mio lavoro (in banca, da 22 anni) credo di aver trovato una grande famiglia che mi ha accolto ed apprezzato. Il diploma conseguito col massimo dei voti e il sogno di diventare medico. Poi la malattia deflagrante ha compromesso il tragitto.

Ora queste immagini che girano anche sui social non rischiano di farti passare come "facile", tanto per usare un eufemismo?

Ce l'ho fatta, merito soprattutto delle cure del dottore. La fotografia fissa immagini e non distorce come l'uso ossessivo dello specchio. E quindi non mi spaventa nulla, sono passata attraverso molti stadi difficili, gironi danteschi come li chiama lei. E le immagini che girano sui social vogliono solo condividere un corpo gradevole e femminile. Gli scatti sono semplici condivisioni della mia passione: un corpo che finalmente si esprime. Contro bulimia e anoressia, la Giornata nazionale si celebra il 15 marzo.

Diventare un medico rimane un obiettivo non raggiunto.

Si, avrei voluto svolgere quella professione per aiutare le persone che soffrono, ma ora non mi resta che raccontare il mio percorso, anche mediante queste immagini. Credo che la mia storia sia un esempio di per riconquistare la propria identità e soprattutto la dignità di donna.

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