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📰 L'Opinione di Marco Lombardi: Destinazione finale

A scorrere le pagine di cronaca nera del nostro paese sembra di leggere la sceneggiatura di quei film dell'orrore dove la morte si diverte a giocare con la finitezza umana, riservando ai protagonisti le forme più assurde, più truculente, più crudeli per porre termine al loro breve viaggio sulla terra. Cavi che si tranciano come elastici cotti dal sole, piloni che ci sbriciolano come biscotti zuppi di latte, case che alla prima scossa tellurica franano come castelli di carte. Per non parlare dei corpi stritolati dalle presse, sfracellati a terra dalle altezze di una impalcatura, ammorbati dai miasmi dei silos, sepolti sotto una lastra di marmo o di più umile cemento armato. 

Solo che qui non sono gli dei a sfogare sui mortali la loro divina noia, ma ben più terrene ragioni stanno, il più delle volte, alla base del sacrificio di sangue. E' l'irreversibile moto esistenziale del tengo famiglia, del meglio morire di malattia che di fame, dello Stato arrogante contro il cittadino inerme che, per sopravvivere, non può che ignorare le regole, o perlomeno reintrepretarle al proprio specifico caso. Sia chiaro, non c'è il giusto e non c'è lo sbagliato, ma ragioni e torti che stanno da ambo le parti, da chi le regole è costretto a farle per stringere le maglie attorno ad una cultura civica e della legalità molto lasca e da chi si trova sommerso da codici e codicilli scritti spesso senza la minima cognizione di cosa significhi applicarli sul campo. Per questo e per tanti altri motivi, l'idea che i fondi del piano di ripresa e resilienza destinati alle grandi opere possano essere spesi con notevoli semplificazioni sul codice degli appalti può non essere una buona notizia per tutti noi, o almeno per la maggioranza degli italiani. 

Per quanto fitti come aghi sul puntaspilli, quei paletti burocratici sono l'unica difesa, o quantomeno la migliore a nostra disposizione, contro l'incuria, il sotterfugio, la furbizia malcelata e la ben più esplicita azione a delinquere. 

 Se vogliamo che tutto torni meglio di prima non sono tanto le leggi da abbattere, quanto gli uomini chiamati a metterle in pratica da potenziare e formare. A ciò dovrebbe essere finalizzato il piano straordinario di assunzioni in corso nella nostra pubblica amministrazione, a gettare le basi per un ricambio generazinale che selezioni i più capaci, anche se questo, ancora una volta, significherebbe andare contro alla storia italiana.

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