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📰 L'Opinione di Marco Lombardi: Un Capo dello Stato in smart working

Sembra incredibile, ma quella che per anni è stata considerata un’ipotesi di fantapolitica, una storiella da raccontarsi tra amici per fare del sarcasmo sui mali del paese, potrebbe divenire realtà: Silvio Berlusconi al Quirinale. La data della grande elezione si avvicina rapidamente e a lui mancherebbero solo una manciata di voti, facilmente reperibili tra parlamentari allettati dal restare in carica diversi mesi in più, non fosse altro per accasarsi in vista del taglio dei seggi di cui alla recente riforma costituzionale. Non è un caso che tra le sue prime dichiarazioni via sia proprio quella che, se eletto, non scioglierebbe le camere. Sgombrando il campo da pregiudizi e parzialità, bisogna però riconoscere che la presidenza della repubblica è una carica che viene attribuita a personalità le quali, magari senza una particolare abilità di governo o carisma da leader, qualità che possono essere riconosciute a Berlusconi, siano dotate di specchiata onorabilità e onestà. Come è dunque possibile che un uomo che mantiene la carica onorifica di cavaliere del lavoro solo perché nessun ministro si è preso la rogna di firmarne la revoca ai sensi di legge, vista la condanna definitiva per frode fiscale, possa assumere quella di supremo rappresentante del popolo italiano? A meno che non si voglia ammettere, con un estremo slancio di autolesionistica sincerità, che lui, meglio di chiunque altro, rappresenti la quintessenza di italianità. Vi è poi un altro elemento da considerare e cioè le sue condizioni di salute. Stiamo parlando di un soggetto che grossomodo ogni due settimane viene ricoverato per accertamenti clinici e che di fatto esercita il proprio ruolo istituzionale e politico da casa, proprio per motivi di assistenza. A meno che non si pensi ad un Capo dello Stato essenzialmente in smart working, questo aspetto deve essere considerato, visto che i suoi predecessori, seppur avanti negli anni, hanno mostrato la tempra fisica adeguata a ricoprire un ruolo che esige di spostarsi lungo tutto il paese e all’estero. O non sarà invece che proprio su tale aspetto, le precarie condizioni di salute, si stia puntando, al fine di eleggere un candidato fisicamente fragile e dunque più malleabile e meno fastidioso? Un’operazione alla Biden per capirci. Se così fosse, stiano bene attenti questi illusi manovratori di palazzo, perché l’uomo, per quanto provato nel fisico è ancora molto lucido nell’intelletto, basti pensare a come abbia gestito i rapporti di forza con Salvini e Meloni, riuscendo per l’ennesima volta a sminuirne la figura, lui il maestro, loro gli scolaretti. Il tempo stringe, le dinamiche politiche sono molto complesse, le personalità di spessore latitano, a meno di non pescare nella società civile e l’unica alternativa davvero forte, Mario Draghi, vista l'aria che tira è bene segga ancora a Palazzo Chigi. Chissà che alla fine il male minore non sia ripetere con Mattarella quanto già fatto con Napolitano, un secondo mandato da traghettatore, che permetta all’attuale Presidente del Consiglio di terminare il proprio compito, lasciando al nuovo Parlamento, che sarà formato da membri non più ossessionati dallo spauracchio elettorale, l'onere e l'onore di scegliere con maggiore serenità la persona più adatta all’incarico.

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